Guaimaro di Sorrento capostipite della famiglia Giffone

 

Figlio del Duca Guido di Sorrento (1012 circa – 1073 circa), nipote del principe di Salerno Guaimario III (983 circa – 1027 circa). Guaimaro (Jefuno), da lui discende la nobile casata dei marchesi Giffone (La Nobile Famiglia Giffone).

Nell’archivio dell’Abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, si trova un documento del 1091, dove si legge che Guaimaro fu il capostipite della famiglia dei marchesi Giffone.  Questo documento viene confermato anche dallo scrittore Pellegrino Camillo. Il primo dunque di questa famiglia, che cognominato leggiamo di Giffone, o Gifone, che variamente leggesi negli archivi, o pure de Jefunu latinizato; fu Guaimaro figliuolo di Guidone Duca di Sorrento, nipote, e pronipote dei principi di Salerno, come si legge in un privilegio dell’ anno 1091, del famoso archivio del monastero della Trinità della Cava dei Monaci.1

Il padre di Guaimaro, Guido di Sorrento fu nominato gastaldo di Capua dallo zio Pandolfo e successivamente anche duca di Sorrento dal fratello Guaimario IV.  Nel 1030 Guaimario conquistò Sorrento e ne affidò il governo a Guido, che fu nominato duca. Il suo sostegno al fratello e ai Normanni fu costante per tutta la durata del regno di Guaimario e oltre, figli di Guaimario III di Salerno .

Nel 1066, Il feudo dello Stato di Giffoni Valle Piana (Salerno) fu contea longobarda, era in possesso di Guaimaro.

I discendenti di Guaimaro, signori di Altavilla e Morogallico , Marchesi di Tropea, Polistena, Cinquefrondi e Giffone.

Il paese di Giffone (RC) venne fondato alla fine del seicento da Francesco Giffone, marchese di Cinquefrondi. Dove si trova la chiesa di Santa Maria del Soccorso, fondata sempre dal marchese Francesco Giffone fervente devoto al culto della Madonna, si conserva la statua della Madonna del Soccorso.12

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Stemma d'Aragona d'Alba Giffone
Stemma d’Aragona d’Alba Giffone

Stemma Giffone Pescara d'Aragona  Stemma famiglia Giffone Pescara d’Aragona

I Giffone sono una famiglia nobile. Lo stemma della famiglia, scaccato di argento e di nero di sei file, con la fascia di rosso attraversante sul tutto, titolo Patrizi di Tropea.
I Giffone sono una famiglia nobile. Lo stemma della famiglia, scaccato di argento e di nero di sei file, con la fascia di rosso attraversante sul tutto, titolo Patrizi di Tropea.

(1)  Discorso della famiglia Giffone de’ marchesi di Cinquefondi con le notizie della sua prima origine, e delle sue discendenze, Napoli editore Giuseppe Roselli 1703 

(2) Camillo Pellegrino nel secondo ardore de’ principi di Salerno.

(3) (ENThe Deeds of Count Ruggero of Calabria and Sicily and of Duke Robert Guiscard his Brother

(4) (LTDe rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis (ZIP), su cesn.it.

(5) Giffoni Valle Piana (Salerno) storia, arte e tradizioni a cura di Salvatore Mancino ed Elena Sica 1998

(6) TropeaMagazine – Notizie delle famiglie nobili di Tropea e Cinquefrondi Giffone desunte. TropeaMagazine – Notizie delle famiglie nobili di Tropea desunte …

(7) Storia del paese di Giffone (RC) fondato dalla famiglia Giffone di Polistena Cinquefrondi Tropea https://youtu.be/LCILeammcts

(8) Storia – Comune di Giffone. Cenni Storici – Comune di Giffone.

(9) Giffone sono una famiglia nobile. Lo stemma della famiglia, scaccato di argento e di nero di sei file, con la fascia di rosso attraversante sul tutto, titolo Patrizi di Tropea.

(10) Ricadi.-Popolato di 510 anime nel 1783, e di 397 oggi, s’innalza infra al promontorio Vaticano, così detto da Solino e Plinio, dove nel 1278 Raone Giffone possedeva uomini a titolo feudale. (Regest. 1278. B. fol. 161. -Quivi, come in altri documenti del secolo XIV, leggesi Batticano, o Baticano, ma non perciò deve covenirsi con Leandro Alberti sulla origine di tal nome. Alberti, pose a Capo Vaticano l’antica città di Medama, e se la ideò distrutta dai cani pagani, a suo dire, cioè dagli arabi: etimologia veramente posta alla tortura! E quando mai Medama fu a Capo Vaticano? Fu bensì, come altrove dicemmo, nella pianura sottoposta a Nicotera).

(11) Giacomo Giffone, figlio di Riccardo, probabilmente fratello di Gilberto, fu nominato dal re Carlo I d’Angiò giudice di Roma nel 1271 e in seguito giudice e assessore del giustizierato di Abruzzo. Altri figli di Gilberto, signore di Tortora, furono al servizio del re Carlo II in Calabria: tra questi Raone, che fu signore di Tropea.

(12) Uro Giffone fu il primo della città che si gettò in mare armato per incontrare Re Alfonso che fuggiva da Napoli a causa di torbidi popolari e lo portò in salvo a Tropea 1480.

(12) Nel 1548 Venceslao Giffone, discendente di Giacomo e signore di Altavilla, divenne signore di Cinquefrondi e Morogallico, avendo acquistato il feudo dai Correale, conti di Terranova.

(13) Sindaci di Tropea di questa nobile famiglia, nel 1746 Ottavio Giffone e nel 1794 Luigi. Tropea Magazine – I Sindaci di Tropea 1321 a oggi

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Il poeta Vincenzo Guerrisi Parlà

Nasce a Bovalino (16 agosto del 1925- Bovalino il 15 marzo 2010), da Francesco Guerrisi (1885, i genitori provenivano da Polistena) e Giroloma Parlà (1887) provenivano da Cittanova.  Il poeta vanta una grande produzioni di poesie sia in lingua italiana che in dialetto calabbrese. Ha vinto il primo premio nazionali di poesia “Corrado Alvaro nel 1976” con la poesia in lingua italiana “Peppe” riportata, insieme ad un altra poesia “Calabria”, in lingua dialettale. Ha conferito decini di medagli, coppe, trofei, targhe e diplomi tra vari manifestazioni di incontri con la poesia, è chiamato a far parte della commissioni di “Giugno locrese” e  “Modigliani” di Reggio Calabria. Cittadino benemerito e medaglia d’oro nel comuni di Bovalino, fu conosciuto e molto apprezzato tra tutti gli ambienti letterari. Pure Indro Montanelli, in una lettera che gli invia il 18 dicembre del 1988, gli scrive: “I suoi quinari sono molto divertenti. Mi ricordano un po’ il Giusti di l’odi satiriche e popolari. Complimenti per il premio conferito”. Versi di poesia di Vincenzo “Parli pecchì ‘nto pettu non’ha cori… / cu mangia sulu, è sulu quandu mori!”. Ch’esti u mundu! Doppu di disastri, / ‘rrivunu tutti e po’ si fannu mastri!”(1)

Le sestine del Guerrisi che rendono pregevoli i suio libri: “U suli si curcau dassandu arretu / ‘na fascia d’aria russa, ‘na pittura, / u mundu diventava mundu quetu / pa notti chi venìa sempi ‘cchjù scura, / non ‘nc’era scrusciu, tuttu si stutava, / ‘nc’era ‘na buffareglia chi cantava”. Le sue opere sono: “Sutta Sutta” poesie in dialetto primo volume 1985, “La leggenda del calabrese” (Bovalino, Litografia Diaco, 1995), “Il secondo in vernacolo”, poesie, Brasi (Ardore Marina, Arti Grafiche Edizioni, 1998, prefazione e note di Bruno Chinè) e il secondo volume di “Sutta Sutta” nel 2006.(1)

22 luglio 2005 copia

Articolo di Marinella Guerrisi

Ci racconta Marinella, che vincenzo Guerrisi nasce a Bovalino il 16 agosto del 1925. I genitori Francesco Guerrisi (1885, i genitori provenivano da Polistena) e Giroloma Parlà (1887) provenivano da Cittanova, cittadina della Piana Calabrese. Francesco era il fratello dell’arciprete Rocco Giuseppe Guerrisi (1876, i genitori provenivano da Polistena) religioso molto influente a Cittanova e nella allora diocesi di Mileto. Nel 1918 l’epidemia denominata “Spagnola” aveva falciato un notevole numero di vite. Di questa pandemia si ammalò Francesco. Rocco cadde nella disperazione più profonda poiché non poteva accettare la morte del fratello, il quale era gia sposato e padre di tre figli. E, allora, rimanendo in ginocchio, continuamente, per 48 ore pregò Dio di far guarire il fratello e di prendere al suo posto la propria anima, in quanto la sua morte non avrebbe lasciato nella disperazione nessuna famiglia. Così avvenne. Dio ascoltò la sua preghiera. Francesco miracolosamente guarì mentre Rocco si ammalò esalando l’ultimo respiro qualche giorno più tardi. Questo sacrificio salvò la vita del fratello, ma non la pace della famiglia. Francesco nel 1920 era nel direttivo del partito socialista in quanto paladino dei diritti civili della propria comunità. Cominciavano le purghe fasciste ed, essendo malvisto, rischiava di esserne vittima. La santa morte del Fratello arciprete significò, il ritorno alla vita per lui, ma comportò anche il venir meno della sua protezione… pertanto fu necessario lasciare Cittanova per trasferirsi in un altro luogo, prediligendo Bovalino Marina.(2)

1) Scritto da Vincenzo Guerrisi fu Francesco (di Polistena), su Wikipedia in Siciliano il 2 dicembre 2014 Vincenzo Guerrisi – Wikipedia

https://scn.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Guerrisi

2)Vincenzo Guerrisi Parlà – Pellegrini Editore di  Marinella Guerrisi 

http://www.pellegrinieditore.com/banner-cinema.html?page=shop.browse&writer_id=701

3) http://www.larivieraonline.com/il-paese-di-vincenzo-guerrisi-parl%C3%A0 Il paese di Vincenzo Guerrisi Parlà | Riviera Web

4) http://www.unlabovalino.it/PERSONAGGI%20ILLUSTRI/Vincenzo_parla.htm Vincenzo Guerrisi poeta i Bovalinu

5) http://www.unlabovalino.it/NOTIZIARIO/Guerrisi_resoconto.htm Bovalinu 13 agostu 2006

6) Bovalinu Unla, Vicenzu Guerrisi http://www.unlabovalino.it/index.htm

7)Cittanova. Premiazione del concorso giornalistico del Lions

 

San Nicola di Bari la sua figura ha dato origine alla tradizione di Babbo Natale

San Nicola di Bari, noto anche come san Nicola di Myra, san Nicola dei Lorenesi, san Nicola Magno, san Niccolò e san Nicolò. Nato a Patara di Licia (Turchia) il 15 marzo 270, morto il 6 dicembre 343 a Myra in Asia minore.

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La sua figura ha dato origine alla tradizione di Babbo Natale, personaggio noto anche al di fuori del mondo cristiano. Babbo Natale è un elemento importante della tradizione natalizia della civiltà occidentale, oltre che in Giappone, in America ed in altre parti dell’ Asia orientale.

Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva farle maritare decorosamente, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l’abbia gettato nella casa dell’uomo in tre notti consecutive, in modo che le tre figlie avessero la dote per il matrimonio.
Un’altra leggenda narra che Nicola, già vescovo, resuscitò tre bambini che un macellaio malvagio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne.
Per questi episodi san Nicola è ritenuto un santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini.

Le Reliquie di san Nicola furono parte traslate a Bari, narra una leggenda da alcuni pescatori, ma in realtà furono dei mercanti a trafugarle da Myra nel 1087 e per ospitarle fu costruita una basilica, poggiando le fondamenta su una preesistente struttura, nell’anno stesso. Il luogo, la basilica di san Nicola di Bari, è da allora meta di pellegrinaggi fra i fedeli. Parte delle Sante Reliquie, rimaste a Myra, furono in seguito rinvenute dai veneziani  e traslate nella chiesa ed abbazia di san Nicolò a Lido di Venezia, l’omero sinistro si trova tuttora quasi integro a Rimini ed altre ossa sono sparse per l’Europa.

(1) S. Nicola: la Grande Avventura, Conferenza tenuta dal prof. Luigi Martino 1994San Nicola: la Grande Avventura (storia di un Uomo e delle Sue Spoglie).

(2) Traslazione delle reliquie – Basilica San Nicola

(3) S. Uggè, Fragmenta Novaliciensia: Abbazia di Novalesa Il museo archeologico, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie – Provincia di Torino – Centro Culturale Diocesano di Susa, Edizioni d’arte Marconi, Genova 2012, pp. 28-29

(4) St. Nicholas Center ::: Relics in the Lido of Venice? 

(5) Prof. Luigi Martino Homepage

(6) Il furto delle reliquie di un santo famoso – Basilica San Nicola

(7) Il rientro a Bari e la deposizione delle reliquie – Basilica San Nicola

I Guerrisi di Polistena dal 1790 al 1965

La prima menzione finora trovata sulla famiglia Guerrisi di Polistena risale al dicembre del 1810, nel libro della chiesa di S.Anna pag. 37 di Giovanni Russo. Giuseppe Guerrisi (17–/18–) riceve carlini quattro, dal sindaco Carmine Manfrè, per aver suonato la sera della Vigilia, e mattina alla benedizione, e messa cantata di solenizzo nella nuova Cappella di Sant’Anna e S. Gioacchino.

Un altro documento della famiglia Guerrisi di Polistena è del 1823, domanda del Guerrisi per la ripartizione delle acqua dei torrenti Garrone e Garigliano, i terreni dei Guerrisi vicino al fiume Sciarapotamo-Jerapotamo.

Documenti di Polistena fiume Sciarapotamo fondo Sgradi 1800-1900. Nei documenti si parla di un Guerrisi, intendenza di Calabria Ultra I (1811-1876).

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Questi documenti, dimostrano che i Guerrisi avevano terreni a Polistena, Melicucco e Cinquefrondi  dal 1811. Si ricorda che Melicucco, dal 1816 e fino al 1936 è stata frazione di Polistena. Terreni e rustici denominati Molinello, Sgradi, Traudertino, Pisdari ecc.

Documento del 23 aprile del 1922, con atto del notaio Domenico Ammendolia di San Giorgio Morgeto.

20914231_2601450173327205_8491410787589367421_nDocumenti del 1942 e 1946.

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Documento di Cinquefrondi e Polistena del 1927-1928.

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Documento del 1900 al 1952, una parte del fondo Pisdari tra Polistena e Cinquefrondi. Messo in vendita negli anni ’70 da Francesco Guerrisi (1942-1993).

 

I Guerrisi Fonte del 1800-1900 di Polistena.

Nella foto, Giuseppe Fonte, papà di Nicolina che sposa Domenico Guerrisi.

21767860_1546556545387446_1670918422_n[1] (2)

DSCN0536 (2)Fonte Domenico fu Giuseppe (1875-1956), fratello di Nicolina che sposa Domenico Guerrisi

Figlio di Giuseppe Guerrisi (17–/18– con lui o suo padre, ci dovrebbe esserci il passaggio da Maropati e Cinquefrondi a Polistena nel 1790 circa) era Domenico (18–/18–), che sposa Fonte Nicolina, di famiglia benestante. Ebbero cinque figli, Vincenzo (1899-1974 sposato con Concetta Pronestì), Giuseppe (1903-1974  sposato con Giuseppina Macrì), Agostino (1906-1978 sposato con Spina Maria C.),  Francesco (1915-1944 sposato con Spina Carmela) e Maria Concetta Immacolata (1919-1975) .

I Guerrisi di Polistena 1900

Una delle mie foto della famiglia Guerrisi, Polistena il ponte vecchio sullo Jerapotamo, con la processione inizio del 900.fiume jer

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Il Ponte di legno sullo Jerapotamo

I terreni dei Guerrisi-Mercuri

 

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Un’altra foto intitolata da me, COSTUME POPOLARE DI POLISTENA DEL 1900. Si tratta  di Pasqualina Guerrisi Roviero-i (Polistena 1888 Polistena 1969), figlia del dottore Roviero-i, sposa Francesco Mercuri (Polistena 1904  Polistena 1968), ricco proprietario terriero, il matrimonio ai tempi era programmato dalle famiglie.

Documento del 1922, rustico con terreno denominato Molinello in contrada Sgradi, limitante con la strada provinciale e fiume Sciarapotamo-Jerapotamo. Con atto del 1922, notaio Domenico Ammendolia di San Giorgio Morgeto.

20914231_2601450173327205_8491410787589367421_nFoto del 1930-40, fiume Jerapotamo terreno e rustico denominato Molinello in contrada chiamata Sgradi. Via Timpa, Rinascita confinante con la via Fortuna sulla destra.

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20882718_2601450519993837_630016505597450345_nDocumento del 1942, terreno e rustico Sgradi che viene poi venduto nel 1967-68.  Confinante con il terreno e rustico denominato Molinello.

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Guerrisi terreni, cerchiata la via Fortuna. Confinante con il terreno e rustico denominato Molinello e sulla sinistra terreno e rustico denominato  Sgradi

20882718_2601450519993837_630016505597450345_n (2)Documento del 1946, Terreno e rustico denominato Traudertino nel territorio di Polistena, che limita per tre lati con la famiglia Rodinò.

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Lo stemma in ghisa

Della famiglia Guerrisi, abbiamo uno stemma in ghisa del 1800 o forse fine 1700 (50×50 cm di kg 150) pervenuto agli eredi da Domenico Guerrisi. La figura riporta un leone rampante che tiene un ascia, la visiera del elmo posta come timbro sullo scudo, in posizione di fronte con la bavaglia abbassata,  affibbiature Guerino di Provenza (Guerino di Turgovia  e  Adelinde figlia di  Ildeprando  duca di Spoleto).   Haynrode

CAM_6998

The_arts_in_early_England_(1903)_(14782373764)Foto di  asce da battagliaDSCN0890 (2)Guardare Gueríno I d’Alvernia 760-819 (parente di Carlo Martello), conte di Chalon nell’ambito del ducato di Borgogna, il quale fu ucciso difendendo Chalon contro Waifer, duca di Aquitanis.

Un attestato che parla del cognome Guarrisi-Guerrisi, del giudice Guerrasius dichiarato nobile, che si trova in tre atti uno con data del 1187 settembre e gli altri due del 1194 marzo e ottobre. Tutti e tre parlano dei conti Tricarico che stava nel castello di Montoro Avellino. Lo stemma raffigurato nell’attestato ci riporta al conte Guerino di Provenza, nipote di Guerino di Turgovia.  Contea di Tricarico 

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Il giudice Guerrisi, viene specificato come discendente di Guerino di Turgovia  e  Adelinde (Adelinde figlia di  Ildeprando  duca di Spoleto) fondatori dell’Abbazia di Buchau (Germania) nel 770. Guerino di Turgovia era sposato con Adelinde (il figli Isanbard, sposa Ermentrude di Svevia dalla loro unione nasce Guerino di Provenza, dalla seconda moglie Thiedrada nasce Hedwig, che  sposa  Guelfo I di Baviera  capostipite del casato dei Guelfi. Hedwig suocera di Ludovico il Pio, diede la figlia maggiore Giuditta in sposa all’imperatore. Giuditta diventa,   Imperatrice del Sacro Romano Impero e Regina dei Franchi, dall’819 all’840. Emma, figlia di Guelfo I e Hedwig sposa Ludovico II il Germanico, re dei Franchi Orientali). Signoria di Vergy.

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Guardare Ducati, Ducato di SpoletoWelfen, i Guelfi  (1198) si sarebbero schierati, non più dalla parte di un Imperatore, ma da quella del Papa. In Italia tradizionalmente guelfi furono i comuni di Milano, Mantova, Bologna, Firenze, Lucca, Padova.  Nei primi decenni del Duecento i Ghibellini erano protetti dall’imperatore  Federico II di Svevia, i Ghibellini avevano quasi sempre la meglio sui Guelfi, giunse il fulmine della scomunica che Gregorio IX lanciò contro Federico II, la domenica delle Palme del 1239. La discendenza nobile della casata alla famiglia dei Welfen o Guelfi, viene fatta risalire a Guerino di Turgovia in qualità di administratores Alamanniae. Nonno di Guerino di Provenza.

Guardare  Milone di Treviri, figlio di Liutvino di Treviri e nipote di Guerino di Poitou.

Vincenzo Guerrisi (1899-1974) fu Domenico.

Nato a Polistena (RC) il 23 gennaio 1899, figlio di Don Domenico (18–/18–) di Giuseppe (cugino di Don Giovanni di Cinquefrondi) e Fonte Nicolina. Sposato con Concetta Pronestì.

Nella foto, Concetta Pronestì con Vincenzo i figli: Agostino, Domenico Rocco, Giuseppina e Pasqua.

Chiamato come soldato di leva di prima categoria della classe 1899 del distretto di Reggio Calabria. Il 26 novembre 1923, gli viene consegnato l’attestato e le medaglie, come soldato vincitore della prima guerra mondiale. Autorizzato a fregarsi della medaglia della vittoria n° 194245, concessione n°1215423 classe 1899. Il 31 maggio 1971 gli viene consegnato l’attestato e le medaglie, Ordine di Vittorio Veneto, numero di ordine 6717, onorificenza di cavaliere dell’ordine di Vittorio Veneto.

Guerrisi Francesco fu Domenico scomparso per la seconda guerra mondiale

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Nato a Polistena il 23 gennaio del 1915, figlio di Domenico 18–/19–  (fu Giuseppe 17–/18– ) e Fonte Nicolina 18–/19–,  sposato con Spina Carmela. Soldato nel fronte territorio metropolita, muore a Polistena il 22 marzo 1944 durante la convalescenza concessa dall’ospedale di Napoli per malattia contratta in guerra, turbercolosi polmonare.

Francesco era lo zio di Domenico Rocco (1921- disperso, figlio di ). Soldato del 52° Reggimento di Artiglieria – Divisione Fanteria Torino. Catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed imprigionato nel Reclusorio militare di Peschiera del Garda (Verona). Deportato il 20 settembre 1943 nel Campo di concentramento di Dachau. Arrivato il 22 settembre 1943. Matricola 54230. All’atto dell’immatricolazione il nome viene storpiato in Guerresi. Trasferito al Campo di concentramento di Buchenwald il 4 dicembre 1944, dove se ne perdono le tracce. Presumibilmente morto a Buchenwald

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Guerrisi Domenico Rocco fu Vincenzo

Domenico Rocco sposa Dieni Concetta, dalla loro unione nasce Vincenzo (morto bambino) e Francesco (1942-1993).

Dieni Concetta e Guerrisi Domenico Rocco

Dopo la scomparsa di Domenico, suo figlio Francesco viene cresciuto dagli zii Francesco Mercuri e Pasqualina Guerrisi.

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004 - Copia - Copia (8)Francesco a scuola foto degli anni’50.

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Nel 1965, Francesco sposa Macrì Giffone Rosa (1948).

036 (2)Anno 1965, Roma Santuario del Divino Amore, il matrimonio ai tempi era programmato dalla famiglia Guerrisi Giffone. Rosa nipote di Mons. Luigi Guido (zio materno, Polistena 1879 Polistena 1957) e Papasidero Pietro (bisnonno paterno ricco proprietario terriero). 

23331145_2641641705974718_1254501845225196545_oNella foto, da sinistra i bisnonni, Pronestì Carmela (1880-1966) e Papasidero Pietro (1869-1950) e la figlia Papasidero Caterina (1907-1985 nonna paterna di Rosa).

Rosa cresciuta da piccola dalla famiglia Giffone. Elisa Lombardi (Polistena 15-06-1894 Roma 10-07-1979, figlia di Francesco e Virginia Cavatore) sposa il marchese Orazio Giffone (Tropea 24-09-1904 Roma 31-12-1980). Dalla loro unione nascono, Francesco (morto in giovane età), Luigi (Polistena 30 novembre 1926), Manfredo (Polistena 1928 Roma 1999) e Maria Cristina Giffone (Polistena 1930 Polistena 2015).

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Mons. Luigi Guido scrive della morte di Giuseppe Lombardi podestà, fratello di Elisa Lombardi.

Nelle foto, Il march. l’arch. Luigi Giffone, i suoi 91 anni con Rosa (30 novembre 2017).

Foto famiglia Giffone Guerrisi dagli anni ’30 ai ’70

002Antonio Cotrone Guerrisi (Polistena 07-11-1929 Polistena 18-03-2011).

Don Luigi Guido

 

Continua

 

 

Domenico Guerrisi e lo storico Complesso Bandistico “Città di Polistena”

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Nato a Polistena il 04/04/1955 morto il 27/10/1986, figlio di Agostino (di Vincenzo Guerrisi 1899-1974) e Elvira Pronestì. Abitava in via Fortuna (Polistena), già da piccolo andava ad apprendere alla sartoria e alla scuola di musica dal maestro Russo. Infermiere all’ospedale S.Maria degli Ungheresi di Polistena, nel reparto di medicina dal gennaio 1975.

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Una banda in festa, attestato del 1994 a Domenico Guerrisi. Con riconoscenza e viva memoria per la costante dedizione alla storica banda cittadina.

Giovanni Russo su facebook, il 20 agosto 2017. ” Quanti ricordi evocano queste foto. La mia mente torna al periodo della sartoria di mio padre, Michelangelo Russo, vera officina di apprendimento dell’arte sartoriale e bandistica. Grazie, per queste bellissime foto di Micuzzedu.”

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Da Re Morgeto a San Giorgio Morgeto

 

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Strabone, Proclo, Plinio, Antioco Siracusano, Dionigi di Alicarnasso, Barrio, Bizantino, Marafioti, Valensise, narrano dell’antico popolo dei Morgeti, e di re Morgeto. Fondatore del Castello di San Giorgio Morgeto, posto sulla cima di un monte.

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San Giorgio Morgeto è un comune italiano della città metropolitana di Reggio di Calabria.

Scritti d’epoca su re Morgeto e San Giorgio Morgeto

« La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri »
(in Dionigi di Alicarnasso, 1,12)
« E Castello antichissimo, lo fabricò Morgete figliuolo d’Italo, che per ciò fu chiamato Morgeto »
(Girolamo Marafioti, Croniche, et antichita di Calabria pag.114, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601.)
« Delle più celebri terre della Calabria è quella di San Giorgio detta prima Morgezia, per essere stata edificata da Morgete figliuolo di Italo; ma in progresso di tempo essendo in detta terra edificala la Chiesa con un celebre Monastero di Monaci Basiliani sotto il titolo di S. Giorgio, per la somma divozione di tal Santo e concorso di popoli che venivano da remotissime parti ad adorarlo, lasciato il nome di Morgeto si disse questa terra S. Giorgio; alla quale va unita la terra di Polistena, cos’i detta per essere stata edificata da Polissena Ambiente, cittadina di detta terra di S. Giorgio, nel tempo di Re Roberto in un aulico suo Feudo, dal cui nome poi corrottamente si disse Polistena, come viene notato dal P. Girolamo Marafioti dei Minori Osservanti nelle sue Cronache di Calabria. »
(Domenico Valensise Monografia di Polistena, pag.167.)

Monografia di San Giorgio Morgeto del 1886, di Domenico Cangemi. Un ringraziamento particolare a Carlo Cleri.

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Mosaico di Re Morgete, foto di Vincenzo Guerrisi del 2 gennaio 2016, anche su Wikipedia.

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San Giorgio Morgeto, con il Castello.

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Vista di Polistena dal Castello di San Giorgio Morgeto.

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Castello di San Giorgio Morgeto (R.C.)

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Fontana Grande, simbolo del paese di San Giorgio Morgeto.

1) Il castello di San Giorgio Morgeto

2) Polistena vista da Altanum

  • Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria. Conforme all’ordine de’ testi greco, & latino, raccolte da’ più famosi scrittori antichi, & moderni …, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981. Consultabile on line in Google Libri.
  • Ettore M. De Juliis, Magna Grecia: l’Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Santo Spirito (Bari), Edipuglia, 1996.
  • Pasquale Scaglione (1808-1880), Storie di Locri e Gerace.
  • Nicolino Amendolia, La notte Morgezia (pubblicato a Napoli nel 1842).
  • Domenico Valensise Monografia di Polistena (1863).
  • Domenico Valensise Monografia di San Giorgio Morgeto (1882)
  • Domenico Cangemi, Monografia di San Giorgio Morgeto (1886).
  • Marcello Amendolea, “San Giorgio Morgeto”, in Calabria Letteraria, luglio-agosto-settembre 1961 (anno IX n. 7-8-9), pp. 27–28.
  • Tusa Sebastiano, La Sicilia nella preistoria, Palermo, 1999.
  • Storia di Tropea a fumetti, di Bruno Cimino.
  • Antonio Floccari, Storia di Cinquefrondi.
  • Italo 
  • Itali
  • Morgete
  • Morgeti

L’altare sotto il titolo del Ss. Crocefisso di patronato della famiglia Guerrisi.

L’altare del Santissimo Crocefisso, si trovava nella chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” di Cinquefrondi. Il 24 marzo 1757, furono spedite delle bolle per l’istituzione della cappella del Crocefisso, della famiglia Guerrisi di Maropati e Cinquefrondi. L’altare fu fondato da Angela Argirò in favore del chierico Michelangelo Guerrisi, con onore di una messa da celebrare ogni venerdì.(1)(2)

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Dalla visita del 1775 si rileva che nella chiesa arcipretale erano stati eretti altri due nuovi altari: uno dedicato all’Arcangelo Gabriele della famiglia Benevento e un altro dedicato al Crocefisso della famiglia Guerrisi, sede anche dell’omonima confraternita eretta il 23 agosto 1719.

Altra visita pastorale fu quella effettuata il 15 maggio 1706 dal Can. Gregorio Ruggiero, quando la Chiesa di Cinquefrondi era retta dall’arciprete don Carlo Diego Macedonio con l’assistenza di undici cappellani corali.

Il terremoto del 1783 distrusse completamente l’antica chiesa e la sua ricostruzione fu voluta sulle fondazioni dell’edificio precedente. Nella nuova chiesa erano stati eretti anche gli altari del Santissimo sacramento, del sangue di Cristo, dell’Immacolata Concezione, di San Raffaele Arcangelo, del Crocefisso e della Madonna delle Grazie.

                              Villa Guerrisi di Cinquefrondi, foto Vincenzo Guerrisi.

lIBRO DI GUERRISI SU CINQUEFRONDIQuesta di Michele Guerrisi fu Luigi, con tutti i limiti storico-scientifici-bibliografici, può considerarsi, cronologicamente, la prima monografia su Cinquefrondi. Un grazie a Giovanni Russo.

21762012_2619922358146653_350147286664027643_nI trisavoli (di Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita, grazie per la bellissima foto) Don Orazio Lupis Macedonio Manso Amato e Donna Clementina Guerrisi di Cinquefrondi.

1)Bollari dei vescovi di Mileto,  di F. Von Lobstein pag.264- 1358 (f.9.b)

2)Bollari dei vescovi di Mileto,  di F. Von Lobstein pag.148 secondo bollario numero 763 (f.135.r.). 1 ottobre 1723 furono spedite delle bolle in favore del chierico Michelangelo Guerrisi di Maropati, su presentazione del padre chierico coniugato Domenico Guerrisi, per la cappellania vitalizia, con onore di una messa a settimana da celebrare nell’altare di S.Antonio di Padova, eretta nella chiesa di Santa Lucia di Maropati, per legato del fu Pietro Guerrisi.

La Chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” – Comune Cinquefrondi http://www.comune.cinquefrondi.rc.it/citta/arte-e-cultura/edifici/62-culto/149-la-chiesa-matrice-san-michele

Parrocchia San Michele Arcangelo Cinquefrondi http://www.parrocchiacinquefrondi.it/home/

Viaggio alla scoperta delle origini di Cinquefrondi | ApprodoNews http://www.approdonews.it/giornale/?p=209387

 

 

Il brigante Guerrisi Domenico

 

Il brigante Domenico Guerrisi era di Maropati, siamo nel 1809-1810, epoca dell’occupazione francese.(1)(2)(3) La leva obbligatoria venne introdotta nella Repubblica Italiana nell’estate del 1802, dopo le deludenti prove date dall’organizzazione dell’Esercito della precedente Repubblica Cisalpina, e seguì nelle norme basilari la legge francese del 1790. Fin da subito si verificarono, infatti, movimenti di opposizione alla coscrizione, messi in atto con azioni individuali o, spesso, con plateali manifestazioni di protesta, sfociate anche in fughe di massa dei giovani renitenti, spesso accompagnati nella fuga dalle famiglie, o negli assalti ai municipi e nell’incendio sia dei ruoli delle tasse che delle liste di leva. Tra il 1809 e il 1810 si svolge tutta la sua parabola, in una società tormentata dalla miseria, da balzelli e tasse rifiutati in blocco dalle popolazioni rurali.

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La fatale alleanza stipulata dai Piemontesi con i galantuomini nel 1860, non tardò a produrre i suoi frutti nel meridione. Le forze in campo nel 1862 impiegate in Calabria furono molteplici, ma in tutto il Meridione dalla Campania alla Calabria furono 120.000 uomini divisi in: 52 reggimenti di fanteria, 10 reggimenti di granatieri, 5 reggimenti di cavalleria; 19 battaglioni di bersaglieri. I Briganti commettono azioni di guerriglia, anche atroci, ed i soldati Piemontesi rispondono coi massacri, incendi, saccheggi e rappresaglie. Fucilano seduta stante, anche per un semplice sospetto, mozzando le teste e le ficcano ai vertici delle pertiche, squartando i cadaveri, violentando le fanciulle, crocifiggono e ardono vivi i meridionali infine impediscono la sepoltura delle vittime.  Inoltre agli uomini dell’esercito vanno sommati 7489 carabinieri, 83297 guardie nazionali, in totale le forze impiegate per sedare il brigantaggio furono 211.476 uomini. Tuttavia i guerriglieri meridionali erano 135.000 male armati, divisi in 488 bande scoordinate composta ogni una dai 5 ai 900 guerriglieri. Ad essi vanno aggiunti i contadini che informavano gli uomini in armi, le popolazioni che si sono ribellate in massa ed i parroci che fungevano da portalettere tra famiglia e guerriglieri. Tra il 1862 ed il 1870, ancora per capire, ci furono caduti in combattimento 154.850 uomini meridionali, fucilati o morti in carcere ancora 111,520 uomini numeri da capogiro. Non possono inoltre dimenticare i guerriglieri condannati che in tutto furono alla detenzione 328.637, e all’ergastolo 10.760. Sebbene le cose non migliorarono dopo un processo furono condannati 19.870 briganti dopo un processo ma senza processo il numero esubera in 479.000. I soldati Piemontesi invece ebbero poche perdite conteggiate così : caduti in combattimento 21.120, feriti o morti per malattia 1.073 dispersi o disertori 820.

1) ROCCO LIBERTI, Sanfedisti Giacobini Briganti nella Piana di Gioia Tauro, Cosenza 1988.

2) ROCCO LIBERTI, Il brigantaggio del Decennio francese nella Piana di Gioia, in HISTORICA, Rivista trimestrale di cultura, a. L, Aprile-Giugno, n. 2, 1997, pp. 72-82.

3) Giovanni Russo BRIGANTI NELLA PIANA DI GIOIA NEL 1810-1811

pasquale creazzo di cinquefrondi – L’Alba della Piana

http://www.lalbadellapiana.it/files/Giornale-settembre-2016.pdf

4) CaudinaValle – Brigantaggio.net

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/Local/CaudinaValle.htm

5) Il Brigantaggio Calabrese 1861-1870 – Calabria .travel

http://www.calabria.travel/storia-della-calabria/il-brigantaggio-calabrese-1861-1870/

 

La campana del 1635 di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi

La campana del 1635 era sotto il patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi, si trova nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. Attraverso una serie di documenti  d’archivio
cercheremo,  di ricostruire e far conoscere la storia della campana.

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Campana del 1635

Nell’anno 1635 il sacerdote Don Francesco Guarrisi, pensò alla realizzazione di una campana in bronzo poiché  devoto a Santa Lucia, non si sa da chi venne fusa e dove. Sulla superficie della campana è ben visibile la data del 1635, l’immagine di Santa Lucia e l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi”.

DSCN1737La statua di Santa Lucia che si trova nella chiesa di Santa Lucia, la campana del 1635 con l’immagine di Santa Lucia.

Chiesa di Santa Lucia, campana del 1635, con l'immagine di Santa Lucia e l'iscrizione Don Franciscus Guarrisi 1635.

La campana del 1635 con l'iscrizione del nobile Don Franciscus Guarrisi.

Santa Lucia, nella chiesa di Santa Lucia, sulla campana e nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire

Cosi scrive, Giovanni Quaranta nel suo libro LA CHIESA DI S. LUCIA DI MAROPATI

La presenza di una seconda campana, che ancora oggi si conserva e che sotto l’effige della martire porta  impressa  la data del 1635 e l’iscrizione Don Franciscus Guarrisi,(1) ci viene confermata dalla  visita  che  il  regio tavolario Onofrio Tango  fece  tra il 1645 ed il 1646 quando  dovette procedere all’apprezzo dello Stato di Anoia per conto del Sacro Regio Consiglio in seguito al sequestro del feudo ai Ruffo. Il funzionario riporta che  “Nell’altro quartiere vi è una cappella di S. Lucia, dove si celebra a  devotione, e tiene le comodità, et due campane”.(2)

Vincenzo Guerrisi con la campana del 1635.Foto di Vincenzo Guerrisi

Uno dei documenti più antichi, che parlano del cognome Guarrisi poi Guerrisi in Calabria, è la visita svolta dall’allora vescovo di Mileto il 26 settembre 1630. Il vescovo visita la Chiesa di Santa Lucia (Maropati), dove si trova tuttora conservata una campana, che reca la data del 1635, l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.

Per ordine del Prefetto, negli anni ’30, la chiesa di Santa Lucia fu chiusa al culto.

La chiesa di Santa Lucia allo stato attuale si presenta in buone condizioni. Delle vecchie cappelle, si conserva solamente quello del Maggiore dove si trova la statua della Santa. Sulle pareti interne della chiesa sono ancora visibili le tracce dei due altari laterali. Le due campane sono conservate nella chiesa, una delle due, reca la data del 1635, con l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.

Chiesa di Santa Lucia (Maropati)

1) Maropati e dintorni, Anno I, n.1, Marzo 2006, p. 26.

2) G. CARIDI,  Popolazione e territorio nella Calabria Moderna,
Laruffa ed., Reggio Calabria 1994, p. 111.

3) Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati

4) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

5) http://fatti-italiani.it/chiesa_di_santa_lucia_(maropati)  Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

6) https://youtu.be/0KxApf0pNsM

 

 

 

La chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi

La chiesa dell’Assunzione di Maria vergine, era un luogo di culto cattolico di Maropati. Fu fondata da Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, il 24 settembre del 1707, il feudatario decise di realizzare questa piccola chiesa, poiché  devoto alla Vergine Santissima dell’Assunta.

 

Il Sacerdote don Antonio Guarrisi, come sostentamento della chiesa dell’Assunzione, assegna in dotazione un podere di dodici tumulati, con alberi di querce e ulivo, nel paese di Feroleto della Chiesa, di valore di circa trecento ducati.

Nel libro di Antonio Piromalli (Maropati storia di un feudo e di una usurpazione), i morti a causa del terremoto del 1783 furono a Maropati 226, << tuttì gli edifici >> furono atterrati, i danni furono di 250 ducati.

Nel maggio del 1754 la chiesa venne visitata dal Vescovo di Mileto, la struttura doveva essere della stessa grandezza della vicina chiesa di Gesù e Maria, provvista di un solo altare.

Il luogo sacro fu distrutto dal terremoto del 5 febbraio 1783, non fu più riedificato. La chiesa oggi si ricorda con il nome dato a una stradina di Maropati “Vico Assunta”.

Foto di Vincenzo Guerrisi. Quanto rimase della chiesa dedicata alla Beata Vergine dell’Assunta, venne incorporato in una costruzione di Largo Assunta, forse nella casa dove abitò l’ultimo sacerdote della famiglia del Fondatore, don Francesco Guerrisi, morto a Maropati nel 1934.

Cosi scrive, Giovanni Mobilia nell’Alba della Piana, del Dicembre 2014. Quanto rimase della chiesa dedicata alla B.V. Assunta venne incorporato in una costruzione di Largo Assunta, forse nella casa dove abitò l’ultimo sacerdote della famiglia del Fondatore, don Francesco Guerrisi, morto nel 1934. A suffragio di questa tesi la presenza, fino agli anni ’70 del secolo scorso, sulla sommità della scala che conduceva al primo piano della costruzione, dei resti di quello che un tempo poteva essere stato l’altare maggiore.
La casa oggi appartiene a privati, ma a nostro parere rimangono validi dubbi che essa possa aver rimpiazzato la chiesa originaria che, più verosimilmente, si trovava confinante con l’abitazione del sacerdote. I resti dell’altare, infatti, potevano essere quelli di una cappella privata sacerdotale dove i presbiteri della famiglia Guerrisi, dopo il crollo della chiesa, celebravano privatamente la S. Messa.

Don Antonio, appartenente alla stessa famiglia, che fondarono la cappella di Sant’Antonio e dello Spirito Santo nella Chiesa di Santa Lucia di Maropati.

 

1) Antonio Piromalli, MAROPATI storia di un feudo e di usurpazione 1978

2) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

3) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/04/19/i-guarrisi-guerrisi-di-maropati/ https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/13/storia-dei-guarrisi-guerrisi-di-calabria/

4)  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.