Il nobile U.J.D. Dottore Domenico Guerrisi e Donna Luisa Lombardo-i

La famiglia Guerrisi risulta dimorare nel paese di Polistena-Melicucco almeno dal 1630 circa, dall’archivio parrocchiale Vergine,(1) dai risultati delle ricerche di Vincenzo Arena.(2)

U.J.D. Dottore Don Domenico Guerrisi sposa Donna Luisa Lombardo-i nel 1765 circa, Don Domenico aveva il titolo U.J.D. o U.I.D. in latino di Utroque Jure Doctor  ovvero «dottore nell’uno [civile] e nell’altro [ecclesiastico] diritto», precursore della attuale laura in Giurisprudenza. (3) Dal matrimonio di Don Domenico e Donna Luisa nascono due figli o forse più (?),  Don Francesco Antonio e Donna Pasqualina.

Don Domenico Guerrisi fu uno dei capostipiti della famiglia di Polistena-Melicucco (RC).  Probabilmente morto nel terribile terremoto del 5 febbraio 1783, che cambiò il volto di gran parte della Calabria.

Documento dell’archivio parrocchiale della vecchia chiesa di Santa Marina. Atto di matrimonio del 1786 della famiglia di Don Francesco Antonio Guerrisi e Magnifica Aurora Curciarello.

Nell’anno del Signore 1786, il 04 del mese di ottobre, io Don Nicola Antonio Montiglia(4) Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena unisco in matrimonio Don Francesco Antonio Guerrisi (fu Dot. Don Domenico Guerrisi e Donna Luisa Lombardo-i) con  Magnifica Aurora Curciarello (fu notaio Michelangelo e Magnifica Costanza Corica). Polistena 04 ottobre 1786. Io Don Nicola Antonio Montiglia con licenza superiore di matrimonio. 
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Stemma famiglia Guerrisi del 1790 circa, pervenuto agli eredi da Don Domenico Guerrisi, ufficiale dello stato civile e cancelliere del comune di Polistena (Melicucco). Lo stemma riporta un leone rampante tra le anteriori tenente un’ascia, la visiera dell’elmo posta come timbro sullo scudo, in posizione di fronte con la bavaglia abbassata.
Documento dell’archivio parrocchiale della vecchia chiesa di Santa Marina. Atto di matrimonio del 1787 della famiglia di Donna Pasqualina Guerrisi e Don Vincenzo Mileto.
Nell’anno del Signore 1787, il 25 del mese di gennaio, io Don Nicola Antonio Montiglia(4) Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena unisco in matrimonio Donna Pasqualina Guerrisi (fu Dot. Don Domenico Guerrisi e Donna Luisa Lombardo-i) con  Don Vincenzo Mileto (fu  mastro fabbro Giuseppe e Angela Ciurleo). Polistena 25 gennaio 1787. Io Don Nicola Antonio Montiglia con licenza superiore di matrimonio.  
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Guerrisi Domenico ufficiale dello stato civile e cancelliere (doc.1841, anni 1810 al 1818, nascite morti e atti di matrimoni) sindaco Felice Antonio Sigillo’ comune di Polistena (Melicucco).

Dall’archivio parrocchiale, il parroco Don Nicola Antonio Montiglia,(4) battesimo del 22 novembre del 1813, madrina Magnifica Teresa Guerrisi.

Nell’anno del Signore 1813, il 22 del mese di novembre, io Don Nicola Antonio Montiglia(4) Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena ho battezzato una bambina nata da Antonino Michelangelo Galatà e Antonia Napoli coniugi di questa Parrocchia, e di questo paese e famiglia, a cui fu imposto il nome Teresa Arcangela. Madrina furono Magnifica Teresa Guerrisi. Polistena 22 novembre 1813. Io Don Nicola Antonio Montiglia con licenza superiore di battezzare. 

Documento dell’archivio parrocchiale della vecchia chiesa di Santa Marina. Atto di matrimonio del 1832 della famiglia di Donna Maria Francesca Guerrisi e Don Giovanni Tigani.

Nell’anno del Signore 1832, il 14 del mese di gennaio, io Don Francesco Zerbi (5) Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena unisco in matrimonio Donna Maria Francesca Guerrisi (fu Guerrisi Don Francesco Antonio e Magnifica Aurora Curciarello) con Dotor Fisico Don Giovanni Tigani  (fu Francesco e Donna Caterina Riggitano). Polistena 14 Gennaio 1832. Io Don Francesco Zerbi con licenza superiore di matrimonio. 
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Vecchio timbro di Ferdinando il Re del Regno delle due Sicilie, sindaco di Polistena Felice Antonio Sigillo’ (sindaco di Polistena dal 1841 al 1851), ufficiale dello stato civile e cancelliere Domenico Guerrisi.

 

(1) Il duomo di Polistena nota anche come “chiesa matrice” è la principale chiesa di Polistena ed è stata dedicata a santa Marina, patrona della città. L’attuale chiesa risale però al 1786  poiché la chiesa originale è stata distrutta nel terremoto del 1783.

(2) Vincenzo Arena studia e traschive  esattamente tutto l’archivio parrocchiale del Duomo di Polistena traducendolo dal latino all’italiano (tre anni di duro lavoro). Ringrazio infinitamente lui e l’amico Antonio Cammareri, che mi hanno aiutato moltissimo nelle mie ricerche sul cognome Guerrisi di Calabria.

(3) U.J.D. o U.I.D. è l’acronimo latino di Utroque Jure Doctor (Utroque Iure Doctor) ovvero «dottore nell’uno [civile] e nell’altro [ecclesiastico] diritto», precursore della attuale laura in Giurisprudenza. La sigla veniva utilizzata principalmente nel Regno delle due Sicilie come titolo dei laureati in legge.

La locuzione latina in utroque iure, tradotta letteralmente, significa “nell’uno e nell’altro diritto” e veniva utilizzata nelle prime università europee per indicare i dottori laureati in diritto civile e in diritto canonico. Il titolo viene ancora conferito dalla Pontificia Università Lateranense e da altre università europee, specialmente in Svizzera e Germania. L’espressione è spesso riportata negli atti vescovili e curiali.

(4) Don Nicola Antonio Montiglia (parroco della chiesa Matrice dal 1783 al 1818), elenco parroci del Duomo di Polistena dal 1573 a oggi.

(5) Don Francesco Zerbi (parroco della chiesa Matrice dal 1832 al 1868), elenco parroci del Duomo di Polistena dal 1573 a oggi.

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Lo stemma della famiglia Guerrisi di Polistena-Melicucco 1700

La famiglia Guerrisi risulta dimorare nel paese di Polistena-Melicucco almeno dal 1600 circa, dall’archivio parrocchiale Vergine,(1) dai risultati delle ricerche di Arena Vincenzo.(2)

Dall’archivio parrocchiale, il parroco Don Giovan Francesco Marafioti, (3)  battesimo del 20 giugno del 1637, madrina Elisabetta Guerrisi di Maropati.

Nell’anno del Signore 1637, il 20 del mese di giugno, io Don Giovan Francesco Marafioti (3) Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena ho battezzato un bambino nato da Antonino Marandò ed Elisabetta ? coniugi di questa Parrocchia, e di questo paese e famiglia, a cui fu imposto il nome Giuseppe. Madrina furono Elisabetta Guerrisi di Maropati.(4) Polistena 20 Giugno 1637. Io Don Giovan Francesco Marafioti con licenza superiore di battezzare. 

 

Nella stessa chiesa si registra un matrimonio del 1667, il parroco Giulio Cesare Marafioti.

Nell’anno del Signore 1667, il 10 del mese di aprile, io Don Giulio Cesare Marafioti(5) Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di Santa Marina nel paese di Polistena sposo, Guerrisi Antonia (di Maropati, fu Sebastiano e Elisabetta Nicoletta) Sposa Alessi Giuseppe (di Polistena, fu Giulio e Carmela Corica). Polistena 20 Giugno 1637. Io Don Giulio Cesare Marafioti con licenza superiore di matrimonio. 

 

(1) Il duomo di Polistena nota anche come “chiesa matrice” è la principale chiesa di Polistena ed è stata dedicata a santa Marina, patrona della città. L’attuale chiesa risale però al 1786  poiché la chiesa originale è stata distrutta nel terremoto del 1783.

(2) Vincenzo Arena studia e traschive  esattamente tutto l’archivio del Duomo di Polistena traducendolo dal latino all’italiano (tre anni di duro lavoro). Ringrazio infinitamente lui e l’amico Antonio Cammareri, che mi hanno aiutato moltissimo nelle mie ricerche sul cognome Guerrisi di Calabria.

(3) Don Giovan Francesco Marafioti (parroco della chiesa Matrice dal 1609 al 1638), elenco parroci del Duomo di Polistena dal 1573 a oggi.

(4) Si può notare che il cognome a Polistena e Guerrisi, nel 1637 il cognome cambia da Guarrisi-Guerrise a Guerrisi.

(5) Don Giulio Cesare Marafioti (parroco della chiesa Matrice dal 1661 al 1667), elenco parroci del Duomo di Polistena dal 1573 a oggi.

Santa Marina di Bitinia Patrona di Polistena (RC)

Santa Marina Vergine (Santa Marina di Bitinia) protettrice dei Polistenesi. L’origine della festa è molto antica, viene celebrata con la ”Teoria dei santi” (ovvero la ”Processione delle 26 statue di Polistena”) dal periodo post terremoto del 1783, che provocò oltre 2000 vittime, distruggendo l’intera Polistena.(1)

Quando Polistena si riprese da questa calamità ha avuto la necessità di ricorrere all’intercessione della santa patrona e di tutti i santi presenti nella cittadina, portandoli in festa per le vie del paese, questa usanza fu praticata sino al 1960; solo quarant’anni dopo, era il 1998, la processione con la ”Teoria dei Santi” fu ripristinata grazie alla volontà dell’arciprete Don Giuseppe Demasi e da un comitato che sostiene questa importante tradizione.

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Vecchio quadro raffigurante Santa Marina che raccomanda Polistena a Gesù. Giovanni Russo, libro del 1985 ”POLISTENA NELLE IMMAGINI DI IERI”.

Già ottantadue anni prima del terremoto di Polistena del 1783, la cittadina adottava lo stemma di Santa Marina. La Santa protettrice dei polistenesi era raffigurata con una  palma che incatenava un simbolico dragone, la stessa immagine scolpita in marmo si trova nella Duomo di Polistena, sottratta alle stesse rovine del terremoto. Nei ruderi della Chiesa di San Rocco, agli inizi del 1900, si ritrovò un medaglione in marmo che raffigurava la protettrice di Polistena in veste da monaco con una palma nella mano sinistra e a fianco ad un bambino.

Polistena da tempo immemorabile, ha avuto il suo stemma. Girolamo Marafioti, erudito del XVII secolo, nel suo libro ”Croniche, et antichita di Calabria” dichiarava che Polistena si chiamava Santa Marina.

Santa Marina era feudo di Enrico VI (figlio di Federico Barbarossa). Con Enrico VI il casale crebbe di popolazione, ampliandosi, e cambiò nome in Polistena. Il Girolamo basò la sua opera sulle informazione contenute in un antico documento trovato a Sinopoli assieme al castelliere Marcantonio Carnivale. Nel più antico stemma della città di Polistena era raffigurata la protettrice dei polistenesi. Lo stemma fu in uso fino ai primi del Ottocento, epoca dalla quale si presume essere stato adottato l’attuale stemma.

« Più basso di S.Giorgio nella pianura si vede un’altra habitatione chiamata anticamenta S.Marina, come dimostraremo di sotto, hoggi si chiama Polistina »
(Girolamo Marafioti, Croniche, et antichita di Calabria, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601.)

 

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Il Pacichelli, riproduce in rame la città di Polistena data 1701, con lo stemma di Santa Marina (a destra), che calca sotto i piedi un drago, e che stringe con la mano sinistra una catena cui lo tiene legato, e con la destra una palma in segno di vittori.

Storia di Santa Marina

Santa Marina fu una monaca, presumibilmente nata in Bitinia da genitori cristiani nel 725 circa  (antica regione dell’Asia Minore) caratterizzata dalla singolare e romanzesca storia d’aver vissuto, per anni, sotto le finte spoglie maschili di Marino.

Dopo la morte della madre, il padre, di nome Eugenio, ancora addolorato per la perdita dell’amata moglie, decise di ritirarsi in un convento  a Canobin, in Libano. Marina in cuor suo era molto triste per la lontananza dell’amato padre. Anche Eugenio soffriva molto. Allora un giorno, recatosi dall’abate, mediante un innocuo stratagemma, disse che a casa aveva un figlio, il quale aveva espresso ripetutamente il desiderio di poter entrare nel convento. L’Abate, commosso, consentì ad Eugenio di poter portare il figlio.

Marina entrò in convento con il nome di fra’ Marino, vestendosi da uomo, in quanto non era ammesso alle donne entrarvi. Il padre le aveva tagliato i lunghi capelli, inoltre i frati vivevano in celle molto buie indossando un grande cappuccio che copriva il loro volto. Restò in convento anche dopo la morte del padre, conducendo vita monastica e seguendo gli insegnamenti dell’amato padre.

Marina durante un lungo viaggio, per raccogliere provviste per il convento, con alcuni confratelli passò la notte in una locanda. La figlia del locandiere, rimasta incinta di un soldato la notte stessa, accusò successivamente il “monaco Marino” del misfatto. I genitori della ragazza, infuriati, corsero al convento e raccontarono tutto all’abate, che rimase allibito, non credendo per nulla alle accuse che venivano rivolte verso uno dei suoi frati.

L’abate, addolorato, la cacciò immediatamente dal convento e le fu affidato, subito dopo lo svezzamento, il bambino, che secondo la tradizione si chiamava Fortunato, e che allevò con mezzi di fortuna. Restò sempre nei dintorni del convento facendo penitenza per una colpa che non aveva mai commesso ed elemosinando il poco cibo che serviva per il piccolo Fortunato.

Finalmente, dopo tre lunghi anni, dietro intercessione dei frati, che mai avevano creduto all’accusa verso il confratello, l’abate riammise in convento fra’ Marino, a condizione che si mettesse al completo servizio dei frati. Ma troppo duri erano stati i sacrifici, tanto che avevano colpito il fisico di Marina. Poco tempo dopo, nel 740 circa, infatti morì. I monaci, mentre lo svestivano, prima della sepoltura, fecero la sorprendente scoperta e capirono allora di quale grossa diffamazione fosse stata vittima e l’ammirarono per la sua grande rassegnazione. Grande fu la commozione dell’abate e dei confratelli davanti al corpo di Marina.

Nei secoli passati si era ipotizzato che la monaca travestita da monaco provenisse da Alessandria d’Egitto, ed era ricordata soprattutto il 18 giugno. Ricerche storiche successive, più accreditate, la danno invece originaria della Bitinia, e la sua data di ricorrenza fu poi rimpiazzata da quella della monaca italiana Beata Marina di Spoleto, mentre l’ultima revisione del Martirologio Romano ricorda oggi quella della Bitinia sia il 18 giugno sia il giorno 17 luglio.

Fu sepolta nel convento, da dove fu trasferita dopo qualche tempo in Romania ed infine a Venezia, ove ancora oggi si venera il suo corpo incorrotto.

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Corpo di Santa Marina Vergine, nella chiesa di Santa Maria Formosa a Venezia.

Durante la festa patronale del 2000, a Polistena, da Venezia sono giunte le spoglie della santa, le quali sono rimaste per una settimana nella chiesa di Santa Marina Vergine delle rispettive città; dove vi si custodisce una Reliquia del suo corpo, una costola sinistra concessione del Cardinale Trevisanato (nel 1870). Ogni anno viene festeggiata Santa Marina Vergine in Agosto.

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Statua di Santa Marina Vergine, posta sull’altare maggiore del Duomo di Polistena. Abito Monacale, Crocifisso, giglio, bambino di nome Fortunato.
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Simulacro in legno di Santa Marina vergine, patrona e protettrice di Polistena, Reggio Calabria. Abito Monacale, Crocifisso, giglio, bambino di nome Fortunato (opera di Vincenzo Zaffiro nel 1835).

(1) La Chiesa di Sant’Anna è la più antica chiesa di Polistena. Fu infatti l’unico edificio a resistere al terremoto del 1783 che rase al suolo l’intera città. Infatti come dice Domenico Valensise, la chiesa non solo resistette al terremoto ma rimase anche aperta al culto e accolse le ceneri dei polistenesi periti nel flagello. I cadaveri vennero infatti trasportati nel largo antistante la Chiesa della SS. Trinità, dove vennero bruciati e le ceneri, una volta raccolte, vennero tumulate nella Cappella. A memoria di tale fatto fu posta un’iscrizione cancellata dall’umidità e dal tempo, su cui si può ancora leggere la parola EXSTINCTOS. La chiesa sorge al di sotto di Piazzale Trinità, vicino al Chiesa della Trinità.

(2) Girolamo Marafioti, Padova , Ad instanza de gl’Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981-

(3) Domenico Valensise, monografia di Polistena 1863

(4) Giovanni Russo, Lo Stemma Municipale della Città di Polistena.

(5) Santa Marina Vergine, iconografia e culto in Italia, su cartantica.it.

(6) Santa Marina (Marino), in Santi, beati e testimoni – Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.

 

Don Antonio Pascale e la Chiesa di San Francesco di Paola di Polistena

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Mafalda Angelina Pascale offre in memoria dello zio ”Il Maestro Prete Canonico Don Antonio Pascale (Polistena 1883-1977)” opuscolo del 1994 testimonianza di Mons. Luzzi.

Il canonico don Antonio Pascale è nato a Polistena il 31 luglio del 1883, da Paolo e Mariangela Calabrò. Nel 1896 entrò come ”novizio” nel Seminario di Mileto.

Fu ordinato Sacerdote da Mons. , Vescovo di Mileto, il 12 marzo del 1910. Iniziò l’insegnamento nelle scuole elementari nel 1913 (chiudendo lodevolmente la sua carriera il 1 ottobre 1956, con la Medaglia D’oro al merito della scuola conferitagli il 25 gennaio 1959).

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Il Maestro Prete Canonico Don Antonio Pascale, ricordato da Mons. Luzzi Vincenzo Francesco, Polistena luglio 1994.

Nominato Canonico della Collegiata Insigne di Polistena nel 1915, dal luglio 1916 al febbraio 1919 ha servito la Patria durante la Grande Guerra (Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto con decreto in data 15 gennaio del 1976). Il 12 luglio 1919, fu nominato Segretario dell’Ospedale S. Maria degli Ungheresi, si dimise da questa mansione il 24 giugno 1936, per motivi di salute.

Nel 1926 ebbe l’incarico alla Direzione dell’Istituto Orfanotrofio maschile ”S. Giuseppe” sostituendo il Rev.mo Guido Luigi.

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Don Pascale, cameratismo scolastico, classe 4 maschile, 28-11-1931 Polistena. La foto si trova nell’opuscolo Il Maestro Prete del 1994.

Rettore della chiesa del SS.mo Rosario nel maggio del 1925 (la nomina ufficiale di Rettore della chiesa del Rosario risulta fatta da parte del vescovo Mons. Paolo Albera, su relazione dell’arciprete Guido, in data 15 gennaio 1931), restò fino al 1943, promuovendo fra l’altro la confezione delle 15 vetrate istoriate su bozzetti del defunto distinto prof. Marino Tigani.

Dal 3 giugno 1950 all’8 giugno 1952 fu poi membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale S. Maria degli Ungheresi.

L’incarico a cui il Canonico più ci tenne fu la Rettoria della chiesa di S. Francesco di Paola (la Rettoria è del 20 settembre 1928 fino al 18 gennaio 1970). Il Canonico, come già detto, era contemporaneamente Rettore del Rosario e di San Francesco. La chiesa di San Francesco era la più povera e la più abbandonata di Polistena, con le mura perimetrali cadenti, perciò egli, dopo portato a temine i lavori nella chiesa del Rosario, rivolse tutto il suo interessamento  per restaurare la chiesa di San Francesco. Curò entusiasticamente la restaurazione di questa chiesa, ribenedetta e inaugurata da S.E. Mons. Vincenzo De Chiara (Vescovo di Mileto), il 14 aprile 1955.

Ed allora non sfugga dal vostro pensiero questa umile e povera chiesetta di S. Francesco di Paola. Ebbene, questa chiesa, officiata dal sottoscritto da ben 36 anni, è stata ricostruita all’interno, quasi ex nova, ed inaugurata il 14-04-1955, con la benedizione di S.E. Mons. De Chiara, Vescovo Diocesano. Ma la ricostruzione, che ha assorbito una spesa di circa otto milioni non è stata compiuta interamente, poiché restava ancora il lavoro esterno, quello cioè dei restauri alla facciata della chiesa. Ed allora, incoraggiato da ulteriori aiuti e da speranzose promesse dei fedeli, non mi son fermato nei miei passi, ma – prima di chiudere i miei occhi al sonno eterno – ho deciso, di recente, di completare il mio secondo programma, quello cioè di realizzare i restauri alla Facciata della chiesa. E difatti su Progetto del nostro amatissimo concittadino Architetto Ing. che ha il suo studio a Roma, una qualificata e ben distinta Ditta Edilizia di Cittanova sta lavorando da tre mesi a questa Facciata della chiesa per completarne i restauri entro il corrente mese. Cosicché la chiesetta di S. Francesco, risorta tutta bella e suggestiva per le sue linee e per le sue tinte intonate all’ispirazione della vera Arte Sacra, perennemente addita alle future generazioni Polistenesi che due sono state le leve fattive per la sua ricostruzione – dopo la secolare partenza dei P.P. Paolotti – il sottoscritto Sac. Rettore e questo popolo di Dio.

Dev.mo Sac. Antonio Pascale Rettore

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Ricordando Monsignor Francesco Luzzi, Statuto e Decreto dell’OPERA PIA S. FRANCESCO DI PAOLA DI POLISTENA, detta opera ha finalità religiose e caritative; a favore di anziani, di invalidi e di bambini poveri. 7 giugno 1963

Il 60° Anniversario dell’ordinanza sacerdotale del nostro Canonico, fu celebrata il 15 marzo del 1970, nella veneranda età dei suoi 87 anni. Il 17 luglio 1970, su proposta del Presidente Vincenzo Gambardella, fu annoverato tra i Soci Onorari della Società di Mutuo Soccorso ”Fede e Lavoro.

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Foto del 50° Anniversario dell’ordinanza sacerdotale del nostro Canonico Don Antonio Pascale, le Nozze d’oro (il 12 marzo 1960), coi confratelli e familiari. La foto si trova anche nell’opuscolo Il Maestro Prete del 1994.

Dopo il 1973 le condizioni di salute del Canonico Pascale si andavano lentamente aggravando. La morte sopraggiunse il 18 gennaio del 1977, all’età di 93 anni i funerali si celebrarono nella chiesa Matrice con grande concorso di sacerdoti  e di popolo e con l’intervento del Vescovo di Mileto. L’omelia durante la Messa esequiale fu tenuta dal Sac. Franco Borgese.

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1) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2018/06/20/giuseppe-morabito-vescovo-di-mileto/   Giuseppe Morabito Vescovo di Mileto

2) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/01/monsignor-luigi-guido-e-la-chiesa-di-santanna/   Monsignor Luigi Guido e la chiesa di Sant’Anna di Polistena

3) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/02/monsignore-francesco-luzzi-e-lospizio-opera-pia-san-francesco-di-paola-di-polistena/   Monsignore Francesco Luzzi e l’Ospizio Opera Pia San Francesco di Paola di Polistena

 

Le vasche di Gatanedu di Polistena

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Rara foto storica dei primi anni del Novecento di Polistena, nella foto i terreni dei Guerrisi-Mercuri, in alto a destra la chiesa Matrice (Palazzo Valensise) a sinistra la chiesa della Trinità (Palazzo Giffone).

Fino a pochi decenni or sono il bucato era un lavoro domestico che richiedeva un enorme dispendio di tempo e di energie. Le donne lavavano sulle sponde dei fiumi e dei laghi, oppure nei lavatoi.

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Foto fine 800, donne al fiume Jerapotamo (Polistena), opuscolo di Lazzaro Francesco ”Come eravamo usi e costumi di un tempo 1750-1890” edizione 2002, a cura della Società Mutuo Soccorso ”Fede e Lavoro” Polistena.

Il bucato poteva essere grande o piccolo. Il primo era un’operazione lunga, che richiedeva condizioni climatiche favorevoli. In genere era fatto due volte l’anno, tra maggio e giugno e tra ottobre e novembre. La biancheria personale e i panni di uso frequente erano lavati ogni settimana nel bucato piccolo, Il bucato si articolava in quattro fasi principali con alcune varianti, che dipendevano dal luogo e dal tempo: l’ammollo, il lavaggio, il risciacquo e l’asciugatura.

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Donne al fiume Jerapotamo.

 

Le vasche di Gatanedu, si trovano vicino alla riva del fiume Jerapotamo, le  vasche erano state fatte in modo che si potesse andare a lavare la biancheria.  Gatanedu una volata era molto importante per la nostra cittadina,  dove le polistenesi lavavano i panni, pretrattandoli  con il sapone, sulla roccia allestita a lavatore.

Si narra che nel posto dove si trovano le vasche di Gatanedu, sia morto annegato un bambino di nome Gaetano (chiamato Gatanedu) è per questo motivo che quella zona prenda il suo nome.

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Le vasche di Gatanedu di Polistena, foto di Vincenzo Guerrisi.


Mia nonna si lamentava spesso di quanto era duro fare il bucato a mano tanti anni fa nel fiume. Gatanedu era bellissimo con i salici piangenti, le mamme si ritrovavano a lavare il bucato e a chiacchierare, i bambini a fare il bagno nelle vasche.

POLISTENA - GATANEDU - UNA VOLTA MOLTO IMPORTANTE PER LA NOSTRA CITTADINA - (OGGI IMPRESENTABILE )
Gatanedu, foto di Antonio Cammareri.
Che bei tempi eppure era una cosa bella da ristrutturare non d’abbandonare le cose belle della nostra Polistena. Gatanedu si deve ripristinare come museo a cielo aperto per ricordare i bei tempi .
Le vasche di Gatanedu. E adesso un vero e proprio degrado.......ma, un luogo con tanti ricordi belli, dove le polistenesi lavavono i panni, pre trattandoli sulla roccia allestita a lavat
Le vasche di Gatanedu, foto di Vincenzo Guerrisi.
                                                                                                                                 Vincenzo Guerrisi
 

Giuseppe Morabito Vescovo di Mileto

Mons. Giuseppe Morabito nato ad Archi il 5 Giugno 1858, deceduto il 3 dicembre 1923.

Mons. Giuseppe Morabito

Frequenta il seminario  vescovile di Reggio Calabria, dopo il seminario fu ordinato sacerdote. Il 15 dicembre del 1889 fu nominato vescovo di Mileto.

Per gravi motivi di salute il 4 luglio del 1922  rinunciò all’ufficio, e venne promosso da papa Pio XI arcivescovo titolare di Cizico, morendo il 3 dicembre dell’anno successivo, all’età di 65 anni.

Viene ricordato come l’apostolo della Calabria ed il vescovo dei terremoti del 1905 e di Messina e Reggio del 1908, essendo tra i primi a soccorrere i sopravvissuti.

Fondatore di due orfanotrofi a Polistena; di un ospizio per anziani a Mileto; di un ospedale-sanatorio a Nao Ionadi; della tipografia nell’Episcopio di Mileto; dell’Osservatorio Sismico-Meteorologico nel Seminario diocesano e del giornale Il Normanno.

San Giuseppe sei la mia luce è la mia speranza, Mons. Giuseppe Morabito (Archi, 5 giugno 1858 – 3 dicembre 1923) Vescovo di Mileto.
San Giuseppe sei la mia luce è la mia speranza, Mons. Giuseppe Morabito (Archi, 5 giugno 1858 – 3 dicembre 1923) Vescovo di Mileto.

Vescovo poeta, si mosse entro la corrente dei poeti del novecento calabresi. Mons. fu uomo di profonda cultura, poeta che sapeva cogliere sentimenti e voci della natura e dell’anima. Pubblicò i seguenti versi: nel 1889 Conforti e Speranze; nel 1893 I sette sabati di N.S. della Consolazione; nel 1895 il libro pei soldati e nel 1906 Ai Vulcani d’Italia.

 

1)La Diocesi di Mileto – Tropeaedintorni.it

https://www.tropeaedintorni.it/la-diocesi-di-mileto-1623.

2)Il seminario vescovile di Mileto

http://www.omceovv.it/storia_normanni/seminariovescovile.htm

3)Cronotassi dei vescovi – Sito Ufficiale della Diocesi di MILETO … http://www.diocesimileto.it/?vescovi

4)TropeaMagazine – La Festa Centenaria di S. Domenica in Tropea di … http://www.tropeamagazine.it/santadomenica/festa/index.html

 

 

 

La Chiesa della Trinità di Polistena e la reliquia sacra di San Generoso Martire

L’impressione che si prova affacciandosi dallo spianato della Chiesa della Trinità in Polistena è meravigliosa. Lassù la Chiesa, nel suo stile barocco, domina l’ubertosa e ricca Piana di Gioia Tauro.

La Chiesa ha una sua storia che bisognerebbe approfondire, sorge pressappoco sul luogo stesso ove sorgeva prima del cataclisma del 1783 rifatta s’intende, ex novo. Documenti di privilegi su funzioni religiose riservate alla Chiesa non mancano, Mons. Valensise nella sua Monografia di Polistena,(1) dà larghè informazioni intorno a questi privilegi. Oltre a qualche buon quadro e a una stupenda statua in legno della Madonna dell’ Itria, la Chiesa racchiude tra le sue mura gran numero di reliquie di numerosi Santi.

Storica cartolina, interno della chiesa della Trinità di Polistena. l'altare maggiore in marmi policromi fu ricostruito nel 1871 per volontà dell'Arcivescovo Domenico Maria Valensise (1832-1916) e proviene dall'antico convento dei Domenicani, distrutto nel terremoto del 1783. Da notare la scritta GLORIA TIBI TRINITAS
Storica cartolina, interno della chiesa della Trinità di Polistena. l’altare maggiore in marmi policromi fu ricostruito nel 1871 per volontà dell’Arcivescovo Domenico Maria Valensise (1832-1916) e proviene dall’antico convento dei Domenicani, distrutto nel terremoto del 1783. Da notare la scritta GLORIA TIBI TRINITAS

In un articolo del 1 febbraio del 1947, Franco La Ruffa nella  rivista Calabria d’Oggi, (2) ci racconta la reliquia sacra di San Generoso Martire.

In una misera custodia di legno, corrosa dalle tarme e dai topi, stanno le ossa di San Generoso Martire. Detta cassetta fu per vari anni abbandonata nella nicchia che racchiude la statua della Deposizione. Ora giace in fondo a uno stipo insieme a un Crocefisso, due candelabri e qualche altro oggetto. Ci hanno però assicurato che appena ultimato l’ altare della Madonna, in costruzione ogni reliquia avrà un suo degno posto ai piedi di detto altare.

Attraverso il vetro che chiude il davanti della custodia abbiamo visto, parte legate da un pezzo di nastro, parte buttate alla rinfusa, le ossa del Santo. Tra esse, quasi illegibile perché corrosa dalle tarme, l’epigrafe << Ossa S. Generosi Martyris >>. Una lettera in latino del 30 maggio 1856,  ci dice che le ossa di San Generoso Martire appartenevano dunque alla Chiesa dei Cappuccini che sorgeva sino al 1783 in Polistena nei pressi dell’ attuale Calvario e precisamente alle spalle di esso. Distrutta dal terremoto la Chiesa non fu più riedificata.

Dopo il terremoto del 1783 dette ossa furono ritrovate e, ad opera della famiglia dei Baroni Rodinò, portate alla loro casa. Venendo Mons. Mincione in S. Visita, non trovò opportuno che privati fossero in possesso delle ossa di un Santo e ordinò che venissero consegnate a qualche Chiesa. La prescelta fu quella della Trinità della cui Arciconfraternita i Rodinò furono per vari anni Priori e benemeriti.

Il Santo Martire venne festeggiato in Polistena per diversi anni per l’interessamento e la cooperazione del signor Ferdinando Prenestino anche lui Priore della Congregazione, ma dalla sua morte in poi il culto si è perso.

Il fatto più importante , a riguardo di questa reliqua , è che a Trivoli, di cui S. Generoso è protettore perché ivi martirizzato, esiste un altro corpo del Santo… Quale dei due è il vero? L’avv. Francesco Pochì scrisse lo scorso anno all’ Arciprete di Tivoli per avere alcune notizie ed ebbe in risposta che a Tivoli si venera S. Generoso Vescovo e Martire di cui si conservano il corpo. Sembra però che a causa di un incendio, che in altri tempi distrusse la Chiesa ove era custodita, il corpo si fosse disperso e in un secondo tempo ritrovato. Tivoli dunque non ha la sicurezza matematica sulla autenticità del corpo che possiede, come la lettera di testimonianza di Mons. Mincione non è basata, a nostra avviso, su dati di fatto concreti. L’ asserzione di una fede e pia tradizione è troppo poca cosa per decretare e dichiarare in materia cosi delicata che resti riconosciuta e venerata una reliquia, anche perché altrove un altro corpo è ritenuto quello del Santo Martire.

 

Nel nostro caso resterebbe da indagare come i Cappuccini di Polistena siano venuti in possesso del corpo che essi ritenevano essere quello di S. Generoso Martire. Sarà quello custodito dalla corrosa capsula della Chiesa della Trinità il corpo vero di San Generoso Martire, o sarà quello di un altro Santo Generoso forse frate Cappuccino del vecchio convento polistenese?

Alcuni anni addietro Monsignore Albera, Vescovo di Mileto, fece trasportare la reliquia nei locali del nostro Orfanotrofio con lo scopo di fare con le ossa, pietre sacre per gli altari. La Congregazione della Chiesa giustamente si ribellò tornò nuovamente alla Trinità.

Una lettera in latino del 30 maggio 1856, ci dice che le ossa di San Generoso Martire appartenevano dunque alla Chiesa dei Cappuccini.
Una lettera in latino del 30 maggio 1856, ci dice che le ossa di San Generoso Martire appartenevano dunque alla Chiesa dei Cappuccini di Polistena.

 

1) Domenico Maria Valensise, Monografia di Polistena, del sacerdote Domenico Valensise, Napoli, Tipografia di Vincenzo Marchese, 1863.

2) Calabria d’Oggi era una rivista calabrese fondata e diretta da Giuseppe De Cristo, con sede e redazione in Cittanova (provincia di Reggio Calabria), in seguito ad autorizzazione del Sottosegretariato per la Stampa, lo Spettacolo ed il Turismo n.3180 – Decreto Prefettizio n. 250 Gabinetto. Registrata al n. 9 dell’Albo Stampa del Tribunale di Palmi a partire dall’annata (VII), 1952, con il n. 3-4 di aprile-maggio 1952. La sua pubblicazione si snoda con puntuale regolarità dal 1946 al 1958.

I nobili Brunone Guerrisi e Elisabeth Ruffo

La famiglia Guarrise-Guarrisi-Guerrisi risulta dimorare nel paese di Maropati almeno dal 1500, nel libro ”Maropati Anno Domini 1586” di Giovanni Mobilia << In primis uno horto dentro detto casale limito la via pubblica et l’horto di Giurlanda Guarrise serve per lo cappellano. Censi in dinari. Minico Guarrise grana doi et mezzo >>.

Brunone Guarrisi sposa Elisabeth Ruffo alla fine del 1600, gli avi di Elisabetta  possedevano dal 1556 al 1636 le terre di Anoia (RC).

Cosi scrive Antonio Piromalli nel suo libro ”MAROPATI Storia di un feudo e di una usurpazione”, che nel 1556 il duca d’Alba, vicerè del Regno, vendette a Paolo Ruffo la giurisdizione e cognizione della seconde cause civili, criminali e miste, con l’ufficio di mastrodattia nelle terre di Anoia e Scilla e nei loro casali nonché la giurisdizione della portolanie, dei pesi e delle misure nelle medesime terre per D.3600; che, dopo la morte di Paolo Ruffo e del figlio Fabrizio, Maria Ruffo principessa di Scilla vendette nel 1623 alla figlia primogenita Giovanna Ruffo, marchesa di Lidonia, la baronia di Anoia << con suoi casali, sue ville habitate et inhabitate >> nonché il banco della giustizia e tutti gli altri privilegi connessi, per D.60600; che nel 1636 la marchesa Giovanna Ruffo vendeva a Giovanni Francesco Paravagna di Genova la terra di Anoia.

I Ruffo possedevano dal 1462 Bagnara, dal 1500 Calanna coi casali Rosalì, Mesa, quindi Fiumara di Muro coi casali. Paolo Ruffo comprò dalla regia curia vari diritti per aumentare le sue entrate nella baronia di Anoia: diritto di paese e misure, di esigere una tassa su ciò che nella baronia veniva importato. Impedì  l’apertura di osterie perché non fossero in concorrenza con quelle da lui stabilite, proibì l’uso agricolo delle acque dei torrenti o per muovere i mulini perché egli era il monocrate della macinazione dei grani. Maropati è un misero casale di Anoia, la baronia coi casali di Maropati e Tritanti è tassata nel 1532 per 177 fuochi, nel 1545 per 202, nel 1561 per 250, nel 1595 per 370, nel 1648 per 370, nel 1669 per 434; a questa ultima cifra si riferisce anche il Fiore nel 1691.

Brunone Guarrisi fu uno dei capostipiti della famiglia di Maropati (RC), nell’anno 1635 il sacerdote Don Francesco Guarrisi, pensò alla realizzazione di una campana in bronzo poiché  devoto a Santa Lucia, non si sa da chi venne fusa e dove. Sulla superficie della campana è ben visibile la data del 1635, l’immagine di Santa Lucia e l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi”.

Francesco Guerrisi 1600
Francesco Guerrisi del 1600, la campana del 1635 con l’immagine di Santa Lucia e l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi”.
Campana Guarrisi-Guerrisi
La campana del 1635

Il  24 settembre del 1707, il vescovo permette a Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, di costruire la chiesa dedicata a Maria SS. Assunta di Maropati, poi distrutta dal terremoto del 1783. << Fu fondata da Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, il 24 settembre del 1707, il feudatario decise di realizzare questa piccola chiesa, poiché  devoto alla Vergine Santissima dell’Assunta.  Il Sacerdote don Antonio Guarrisi, come sostentamento della chiesa dell’Assunzione, assegna in dotazione un podere di dodici tumulati, con alberi di querce e ulivo, nel paese di Feroleto della Chiesa, di valore di circa trecento ducati >>.

Nel maggio del 1754 la chiesa venne visitata dal Vescovo di Mileto, la struttura doveva essere della stessa grandezza della vicina chiesa di Gesù e Maria, provvista di un solo altare.

Chiesa di Gesù e Maria
Chiesa di Gesù e Maria foto di Vincenzo Guerrisi

I primi atti della cappella di Sant’Antonio della famiglia Guarrisi-Guerrisi, sono del 21 febbraio 1707 e quelli del 24 maggio 1708. Nei documenti del 1707 la cappella era stata fondata dal fu Don Giuseppe ed il cappellano era il figlio chierico coniugato Don Domenico. Nell’anno 1708 l’altare fu fondato da Don Pietro. Dagli atti non sappiamo se Giuseppe (riportato nella visita del 1707) e Pietro (riportato nella visita del 1708) erano la stessa persona, e comunque appartenenti alla stessa famiglia. Nel 1723 si riscontra un incartamento che tratta della cappella del santo di Padova, fondato da Don Pietro Guarrisi-Guerrisi, e di proprietà della famiglia Guerrisi.

Il 21 febbraio 1758 furono spedite Bolle per la cappella dedicata a S. Antonio di Padova, eretta nella chiesa di S. Lucia nella terra di Maropati, in favore del chierico Don  Michelangelo Guerrisi della stessa famiglia.

Chiesa di Santa Lucia
La chiesa di Santa Lucia di Maropati

Documento della biblioteca di Maropati. Chiesa S. Giorgio Martire, atto di nascita di Pietro fu Brunone.

Nel 1707 del 31 ottobre, Brunone Guarrisi sposato con  Elisabeth Ruffo, dichiarano il figlio Pietro, in presenza di Don Carlo Condò e i testimoni Giorgio Franconeri e Rosa Scarmato.

Brunone Guerrisi e Elisabeth dichiarano il figlio Pietro nato il 31 ottobre 1707
Atto di nascita, Brunone Guarrisi e Elisabeth Ruffo dichiarano il figlio Pietro nato il 31 ottobre 1707 a Maropati.
Nell’anno del Signore 1707, il 31 del mese di ottobre, io Don Carlo Condò Coadiutore in questa chiesa parrocchiale di S. Giorgio Martire nel paese di Maropati ho battezzato un bambino nato nello stesso giorno da Brunone Guarrisi ed Elisabetta Ruffo coniugi di questa Parrocchia, e di questo paese e famiglia, a cui fu imposto il nome Pietro. Padrini furono Giorgio Franconeri figlio di Giovanni e Rosa Scarmato della stessa Parrocchia figlia del fu Giovanni Battista, di questa Parrocchia.
Maropati 31 ottobre 1707. Io Don Carlo Condò Economo con licenza superiore di battezzare.  Il parroco del paese era Don Fabrizio Pino.

 

Chiesa Matrice di San Giorgio Martire.
Chiesa Matrice di San Giorgio Martire.

Documento della biblioteca di Maropati. Chiesa S. Giorgio Martire, atto di nascita di Domenico fu Pietro. Nel  1707 Pietro fu il fondatore dell’altare di Sant’Antonio della chiesa di Santa Lucia di Maropati. La cappella dello Spirito Santo, fu fondata con atto notarile del 1740 dal reverendo Don Domenico Guarrisi figlio di  Don Pietro.

Domenico Guerrisi - Copia (2)
Atto di nascita di Domenico fu Pietro.
Nel libro di Antonio Piromalli << uno dei pochi preziosi documenti risparmiati dal terremoto del 1783, il libro Baptizatorius Ecclesie Parochialis Maroparti S. Giorgio Martyris, confectus per D. Fabrizio Pino. (AMP) ci tramanda i nomi dei battezzanti dal 6 settembre 1705 al 30 settembre 1718, quelli dei genitori, dei padrini, delle travagliatrice (ostetrica) >>.  In questo libro si trovano i due atti che ho pubblicato di Pietro fu Brunone e Domenico fu Pietro. Le travagliatrice del paese di Maropati erano Fiorenza Guarrisi e Nunzia Franconeri.

L’ altro altare dello Spirito Santo, della famiglia Guarrisi,  si trovava nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. La cappella dello Spirito Santo della famiglia, fu fondata con atto notarile del 1740 dal reverendo Don Domenico Guarrisi. Don Domenico, dovrebbe essere il figlio di  Don Pietro, fondatore nel 1707 della cappella di Sant’Antonio nella chiesa di Santa Lucia.  Nei documenti del 1729, la cappella dello Spirito Santo eretta e fondata nella chiesa di Santa Lucia. Nell’anno 1832, un ulteriore documento attesta che l’altare è stata trasferita nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire ed è di diritto delle famiglie Ciurleo e Jaconis.
Lo Spirito Santo con San Pietro e Paolo
Lo Spirito Santo con San Pietro e Paolo

L’altare del Santissimo Crocefisso, si trovava nella chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” di Cinquefrondi. Il 24 marzo 1757, furono spedite delle bolle per l’istituzione della cappella del Crocefisso, della famiglia Guerrisi di Maropati e Cinquefrondi. L’altare fu fondato da Angela Argirò in favore del chierico Michelangelo Guerrisi di Maropati, con onore di una messa da celebrare ogni venerdì.

Dalla visita del 1775 si rileva che nella chiesa arcipretale erano stati eretti altri due nuovi altari: uno dedicato all’Arcangelo Gabriele della famiglia Benevento e un altro dedicato al Crocefisso della famiglia Guerrisi, sede anche dell’omonima confraternita eretta il 23 agosto 1719. Altra visita pastorale fu quella effettuata il 15 maggio 1706 dal Can. Gregorio Ruggiero, quando la Chiesa di Cinquefrondi era retta dall’arciprete don Carlo Diego Macedonio con l’assistenza di undici cappellani corali.

 

Chiesa di Cinquefrondi
Altare della chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” di Cinquefrondi.

Cosi scrive Domenico Valensise nel suo libro ”Monografia di Polistena”. Quanto al 1789, che pur fu epoca di fazioni e di assai tristi avventure per la nostra Calabria, se togli il cenno che ne fa Goldomiro Perrone, non è altro monumento storico che la nostra Patria rammenti. Sappiam da quello, e ciò non è certo di gran rilevanza, che giunto appena il Ruffo in Palmi, quinci, a guadagnar Polistena e Radicena, il commissario Pitromasi ebbe tostamente spedito. E questi dopo aver convertito, secondochè dice lo storico…. indusselo a procurare ogni mezzo perché la nostra Patria ritornasse alla ubbidienza del Re.

Agostino Guerrisi di Polistena (era del 1776 presunto fratello di    e ), il primo figlio lo chiama Francesco, il secondo figlio lo chiama Michelangelo (questo nome non fu  più tramandato nei Guerrisi di Polistena). 

A Maropati c’era un solo Michelangelo Guerrisi, Il 21 febbraio 1758 furono spedite Bolle per la cappella dedicata a S. Antonio di Padova, eretta nella chiesa di S. Lucia, in favore del chierico Don Michelangelo Guerrisi della stessa località ().
Di professione molinaro era Agostino, che sicuramente discendeva dai Guerrisi di Maropati che avevano i trappeti (o trappito, frantoio per la produzione di olio d’oliva ) e il mulino (per la macinazione di cereali per la produzione di farina), nel libro di Piromalli di Maropati, scrive che il 12 novembre 1862 (il regolamento di polizia urbana del comune), anche lontani dal paese e in prossimità di corsi di acqua dovevano essere collocati i trappeti per l’olio quelli esistenti erano di proprietà di Antonio Guerrisi fu Vincenzo e Antonino Guerrisi fu Domenico (trappeti tramandati dai l’oro antenati). Tuttavia, per impiantare un mulino o un trappeto, necessitava un’apposita autorizzazione per l’utilizzo dell’acqua prelevata dai fiumi.
Documento del Guerrisi, di Calabria ultra I anno 1823
Documento del Guerrisi, anno 1823.


Atti di nascita del 1800 della famiglia di Agostino (1776) e Rosaria Pochi.
1) Michelangelo Guerrisi, nasce a Polistena il 7 gennaio del 1811, da Agostino Guerrisi e Rosaria Pochì. Sposa Rosaria Jerace (del 1808, di professione travagliatrice), domiciliati nel quartiere la Pirara. Nel 1838 a marzo, davanti al sindaco Domenico Antonio Amendolea  (sindaco di Polistena dal 1938 al 1940) dichiarano il figlio Giuseppe.
2) Il 10 novembre del 1840, Francesco Guerrisi (del 1801 di Agostino) sposato con Rosaria Bellingeri (del 1811) di professione travagliatrice (ostetrica), dichiarano il figlio Giuseppe, in presenza del sindaco Felice Antonio Sigillo’ i testimoni Michele Marconi (quartiere la Pirara) e Antonino Floccari (quartiere la Pirara).
3) Francesco Guerrisi di Agostino, nel 1842 dichiara un altro figlio maschio. 1842 del 8 Maggio, Francesco sposato con Rosaria Bellingeri di professione travagliatrice (domiciliati nel quartiere la Pirara), dichiara il figlio Michelangelo in presenza del sindaco Giovan Battista Jerace (imparentata con  Rosaria Jerace del 1808) i testimoni Michele Marconi (domic. nel quartiere la Pirara) e Antonino Floccari (domic. nel quartiere la Pirara). Il nome Michelangelo non fu più tramandato nei Guerrisi di Polistena.
gue maropati
Due sono i Guerrisi, ufficiali dello stato civile e cancelliere nel comune di Polistena (Melicucco) e di Maropati (Tritanti). Guerrisi Domenico ufficiale dello stato civile e cancelliere (doc.1841, anni 1810 al 1818, nascite morti e atti di matrimoni c. Polistena) sindaco Felice Antonio Sigillo’ comune di Polistena, Guerrisi Francesco ufficiale dello stato civile doc. 1827-1828 cancelliere Giuseppe Jaconis, comune di Maropati.

Documenti di Francesco e Domenico Guerrisi.

Guerrisi Domenico Polistena
Guerrisi Domenico ufficiale dello stato civile e cancelliere (doc.1841, anni 1810 al 1818, nascite morti e atti di matrimoni) sindaco Felice Antonio Sigillo’ comune di Polistena (Melicucco).




Atti di nascita del 1800 della famiglia di Francesco Guerrisi (del 1789) e Rosaria Bottiglieri (del 1789) di Polistena. Dichiarano tre figli dal 1810 al 1818 (domiciliati nel quartiere la Piazzetta).

  1. Polistena, nel 1810 del 2 agosto Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri, dichiarano il figlio Fortunato Antonino Domenico, in presenza del sindaco C. Manfre’ e i testimoni Tomaso Avati (domiciliato quartiere  la Piazzetta) e Giacomo Fonti-e (domiciliato quartiere l’Arena).
  2. Polistena provincia di Calabria Ultra, nel 1812 del 23 febbraio, Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri, dichiarano il figlio Giuseppe Antonino Francesco, in presenza del sindaco Nicola Jerace e i testimoni Fortunato Fusco (domiciliato quartiere  la Piazzetta) e Michelangelo Avati (domiciliato quartiere la Piazzetta).
  3. Polistena provincia di Calabria Ultra, nel 1818 del 18 ottobre, Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri, dichiarano il figlio Domenico Giuseppe Antonino, in presenza del sindaco N. Lidonicci e i testimoni Francesco Graziano (domiciliato quartiere  la Piazzetta) e Giuseppe Chiodo (domiciliato quartiere la Piazzetta).


Atti di nascita del 1800 della famiglia di Rocco Guerrisi e Saveria Jerace Sgambettera di Polistena. Dichiarano cinque figli dal 1811 al 1818 (domiciliati nella strada/largo/quartiere il mercato di Polistena). Nel 1811 nasce Rosaria Maria Angela, nel 1813 Rosaria Caterina Barbara, nel 1814 Lucrezia Caterina Maria,  nel 1816 Vincenzo Rosario Filippo e nel 1818 Francesco Michelangelo Filippo.

  1. Polistena, nel 1816 del 29 luglio Rocco Guerrisi (di professione bottegaio) sposato con Saveria Jerace Sgambettera, dichiarano il figlio Vincenzo Rosario Filippo, in presenza del sindaco Gianfrancesco Rodinò e i testimoni Rocco Fusco di professione calzolaio (domiciliato quartiere Evoli e poi largo il mercato) e Carlo Multari di professione calzolaio (domiciliato largo/quartiere il mercato).
  2. Il 2 del mese di Novembre del 1818, Rocco Guerrisi (di professione bottegaio) sposato con Saveria Jerace Sgambettera, dichiarano il figlio Francesco Michelangelo Filippo, in presenza del sindaco Nicola Lidonnici e il testimone Giovanni Ferrandello (domiciliato quartiere il mercato).
  3. 1841 del 15 Maggio, Francesco Guerrisi di Rocco sposata con Domenica Laruffa di Professione travagliatrice o ostetrica  (domiciliati nel quartiere Evoli), dichiarano il figlio di nome Rosario, in presenza del sindaco Felice Antonio Sigillo’ i testimoni Francesco Cammareri e Giuseppe Seminara.


Atti di nascita del 1800 della famiglia di Fortunato Guerrisi e Maria Rosa Albanese di Polistena. Dichiarano due figli maschi.

  1. 1812 oggi sei ottobre, avanti a noi Nicola Jerace sindaco incaricato del registro degli atti dello stato civile, è comparso Fortunato Guerrisi, di anni trentadue di professione fornaio, ed ha presentato un bambino di sesso maschile nato dal matrimonio con Maria Rosa Albanese (1792), domiciliati nel quartiere la Croce di Polistena. Che originalmente si conserva nel volume delle cautele del presente registro, in vista dei testimoni Michelangelo Muscharà di anni cinquanta e Domenico Raso di anni sessanta si sono imposti al bambino i seguenti nomi: Francesco, Giuseppe, Michelangelo.
  2. Polistena, anno 1819 del nove di agosto, avanti a noi Nicola Lidonnici sindaco incaricato del registro degli atti dello stato civile, è comparso Fortunato Guerrisi  sposato con Maria Rosa Albanese, ed ha presentato un bambino di sesso maschile di nome Pasquale Giuseppe Domenico, il testimone Michelangelo Muscharà (domiciliato quartiere la Croce).
  3. Atti di nascita del 1858, 1860 e 1862 della famiglia di Pasquale Guerrisi di Fortunato e  Marina Politanò di Polistena. Pasquale continua la professione del padre (fornaio), e con la moglie Marina dichiara tre figlie Caterina (1858), Francesca (1860) e Maria Rosa (1862).

Della famiglia Guerrisi di Polistena, abbiamo uno stemma della fine del 1700 pervenuto agli eredi da Don Domenico Guerrisi, ufficiale dello stato civile e cancelliere del comune di Polistena (Melicucco) dal 1810.  La stemma riporta un leone rampante tra le anteriori tenente un’ascia, la visiera dell’elmo posta come timbro sullo scudo, in posizione di fronte con la bavaglia abbassata (Affibbiature è un termine utilizzato in araldica per indicare le griglie che decorano la visiera degli elmi posti come timbro sullo scudo). Lo stemma ci riporta al conte Guerino di Provenza, nipote di Guerino di Turgovia. Guardare Il nobile giudice Guerrisi del 1187 (https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/?s=Il+nobile+giudice+Guerrisi+del+1187).



1) Antonio Piromalli  ”MAROPATI Storia di un feudo e di una usurpazione”, edizione Brenner, 1978 officina grafica Fasano-Cosenza.
2) ASN., Regia Camera della Sommaria. Relevi, vol. 348, fasc. 6.
3) I Ruffo di Calabria si perpetuarono, tuttavia nel ramo dei signori di Sinopoli, di cui fu capostipite Fulco,  noto come Folco o Fulcone, figlio di Ruggero, uno dei figli di Pietro I oppure nipote ex avo di quest’ultimo, fratello o cugino di Giordano, ebbe Sinopoli in dote dalla moglie Margherita, figlia di un tal Carnelevario di Pavia.
5) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014
6) Domenico Valensise ”Monografia di Polistena”
11) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/11/19/laltare-sotto-il-titolo-del-ss-crocefisso-di-patronato-della-famiglia-guerrisi/ L’altare sotto il titolo dell S. Crocefisso di patronato della famiglia Guerrisi Maropati-Cinquefrondi

 

Michelangelo Guerrisi (del 1811) e Rosaria Jerace (del 1808) di Polistena

Documenti dell’archivio di stato di Reggio Calabria. Università di Polistena, provincia di Calabria Ultra, distretto di Monteleone. Atti di nascita del 1800 della famiglia di Michelangelo Guerrisi e Rosaria Jerace (imparentata con il sindaco Nicola Jerace) di Polistena.

Michelangelo Guerrisi 1811 di Agostino 1776
Documento dell’archivio di stato di Reggio Calabria, numero d’ordine 13 foglio 3. Provincia di Calabria Ultra, Distretto di Monteleone, Università di Polistena, quartiere la Pirara. Atto di nascita di Michelangelo Guerrisi di Agostino (del 1776). Anno 1811, oggi che sono il sette del mese di gennaio, avanti di noi sindaco Nicola Jerace incaricato del registro degli atti dello stato civile, è comparso Agostino Guerrisi, di anni trentacinque di professione molinaro, ed ha presentato un bambino di sesso maschile nato dal matrimonio con Rosaria Pochì (i genitori proprietari terrieri a Polistena). Che originalmente si conserva nel volume delle cautele del presente registro, in vista dei testimoni Franco Sarleti di anni cinquanta e Domo Campisi di anni trentanove si sono imposti al bambino i seguenti nomi: Michelangelo, Marino.

Michelangelo Guerrisi, nasce a Polistena il 7 gennaio del 1811,(1) da e Rosaria Pochì. (2)

Sposa Rosaria Jerace (del 1808, di professione travagliatrice, Il nome travagliatrice deriva da travaglio, un tempo questo nome era molto usato per indicare una professione, è la figura che si occupava di assistere la gestante durante il periodo di gravidanza,  conduceva e portava a termine parti con la propria responsabilità e prestava assistenza al neonato).  Domiciliati nel quartiere la Pirara. Nel 1838 a marzo, davanti al sindaco Domenico Antonio Amendolea  (sindaco di Polistena dal 1838 al 18–) dichiarano il figlio Giuseppe.

1839 Michelangelo di Agostino dichiara il figlio Giuseppe

Atti di nascita del 1800 della famiglia di Francesco Guerrisi (fratello di Michelangelo). Il 10 novembre del 1840, Francesco Guerrisi (del 1801) sposato con Rosaria Bellingeri (del 1811) di professione travagliatrice,(3) dichiarano il figlio Giuseppe, in presenza del sindaco Felice Antonio Sigillo’ i testimoni Michele Marconi (quartiere la Pirara) e Antonino Floccari (quartiere la Pirara).

1840 Francesco di Agostino dichiara il figlio Giuseppe

Del sindaco Felice Antonio Sigillo’ (sindaco di Polistena dal 1841 al 1851), abbiamo un documento del 1841,  nascite, morti e atti di matrimoni del comune di Polistena,  dal 1810 al 1818, l’ufficiale dello stato civile e cancelliere era Domenico Guerrisi.

Guerrisi Domenico Polistena
Guerrisi Domenico ufficiale dello stato civile e cancelliere (doc.1841, anni 1810 al 1818, nascite morti e atti di matrimoni) sindaco Felice Antonio Sigillo’ comune di Polistena (Melicucco).

Di un Francesco Guerrisi ( imparentato con l’ufficiale dello stato civile e cancelliere del comune di Polistena Domenico Guerrisi), abbiamo un documento del 1827-1828 ufficiale dello stato civile, cancelliere Giuseppe Jaconis, comune di Maropati (Tritanti).

gue maropati
Due sono i Guerrisi, ufficiali dello stato civile e cancelliere nel comune di Polistena (Melicucco) e di Maropati (Tritanti). Guerrisi Domenico ufficiale dello stato civile e cancelliere (doc.1841, anni 1810 al 1818, nascite morti e atti di matrimoni c. Polistena) sindaco Felice Antonio Sigillo’ comune di Polistena, Guerrisi Francesco ufficiale dello stato civile doc. 1827-1828 cancelliere Giuseppe Jaconis, comune di Maropati.

Francesco Guerrisi di Agostino, nel 1842 dichiara un altro figlio maschio. 1842 del 8 Maggio, Francesco sposato con Rosaria Bellingeri di professione travagliatrice (domiciliati nel quartiere la Pirara), dichiara il figlio Michelangelo in presenza del sindaco Giovan Battista Jerace (imparentata con  Rosaria Jerace del 1808) i testimoni Michele Marconi (domic. nel quartiere la Pirara) e Antonino Floccari (domic. nel quartiere la Pirara). Il nome Michelangelo non fu tramandato nei Guerrisi di Polistena.(1)

1842 Francesco di Agostino dichiara il figlio Michelangelo

I miei antenati ancora oggi anno le case confinanti con la famiglia Jerace-Murano.  Figli di Domenico Guerrisi e Nicolina Fonte, erano Vincenzo 1899-1974, Giuseppe 1903-1974, Agostino 1906-1978, Francesco 1915-1944 e Maria Concetta Immacolata 1919-1975.

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Nella foto da sinistra, Vincenzo 1899-1974, Giuseppe 1903-1974, Agostino 1906-1978, Francesco 1915-1944 e Maria Concetta Immacolata 1919-1975.

Le case si trovano in via Domenicani,(4) Giuseppe Lombardi (podestà di Polistena dal 1935 al 1941 zio del mio parente Dot. architetto ), il 18 gennaio 1937 ricorda la scomparsa del Grand’ Uff. Scultore  Francesco Jerace.

Giuseppe Lombardi ricorda la scomparsa del Grand' Uff. Scultore Francesco Jerace
Foto di Vincenzo Guerrisi
casa jerace
Casa dei Jerace-Morani in via Domenicani, anche su Wikipedia, inserita da Vincenzo Guerrisi con il nome VIMAEC (Vincenzo Maria Emanuela Chiara).

Francesco Jerace Giuseppe Lombardim

Case Guerrisi-Jerace
le case dei Guerrisi-Jerace, in via Domenicani, nella prima casa a sinistra abitava Vincenzo Guerrisi (1899-1974), nella seconda casa vicino alle scale Agostino Guerrisi (1906-1978) proprietà del comune con la casa Jerace, la terza casa non si vede nella foto si trova alla destra delle scale abitava Giuseppe Guerrisi (1903-1974).

Ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato per le foto, i miei cugini Agostino Spadaro, Daniela e Giuseppina Guerrisi, la grandissima Maria Cristina Giffone (1930-2015), per i documenti dell’archivio di stato di Reggio Calabria il signor Lillo Molinaro di Bagnara.

Maria Cristina
Nella foto a destra Maria Cristina Giffone, vicino palazzo Giffone di Tropea, mi commentava la bellezza di un palazzo tropeano.

 

1) Agostino Guerrisi (era del 1776 presunto fratello di    e ), il secondo figlio lo chiama Michelangelo (questo nome non fu tramandato nei Guerrisi di Polistena).  A Maropati c’era un solo Michelangelo Guerrisi, Il 21 febbraio 1758 furono spedite Bolle per la cappella dedicata a S. Antonio di Padova, eretta nella chiesa di S. Lucia, in favore del chierico Don Michelangelo Guerrisi della stessa località (). A Cinquefrondi c’era un solo Michelangelo, Don Michelangelo Guerrisi nato nel 1750 morto nel 1782 figlio di Teresa Fazzari.

2)  era di  professione Mugnaio. L’attività o la professione del molinaro (più comunemente detto mugnaio) era indispensabile perché doveva soddisfare le richieste di un’intera comunità. Il mulino, quindi, era un’attività di carattere altamente sociale cui tutti facevano ricorso. Tuttavia, per impiantare un mulino, necessitava un’apposita autorizzazione per l’utilizzo dell’acqua prelevata dai fiumi. L’acqua era indispensabile.

3) La professione travagliatrice. Il nome travagliatrice deriva da travaglio, un tempo questo nome era molto usato per indicare una professione, è la figura che si occupava di assistere la gestante durante il periodo di gravidanza,  conduceva e portava a termine parti con la propria responsabilità e prestava assistenza al neonato.

4) Mappa di Polistena – CAP 89024, stradario e cartina geografica …

https://www.tuttocitta.it/mappa/polistena

7) Rocco Guerrisi di Polistena del 1774

 

 

 

Francesco Guerrisi del 1789 e i rioni di Polistena

Documento dell’archivio di stato di Reggio Calabria. Atti di nascita del 1800 della famiglia di Francesco Guerrisi (del 1789) e Rosaria Bottiglieri (del 1789) di Polistena. Dichiarano tre figli dal 1810 al 1818 (domiciliati nel quartiere la Piazzetta).

Ordinanza del comune di Polistena 109 n. 8

Polistena, nel 1810 del 2 agosto Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri , dichiarano il figlio Fortunato Antonino Domenico, in presenza del sindaco C. Manfre’ e i testimoni Tomaso Avati (domiciliato quartiere  la Piazzetta) e Giacomo Fonti-e (domiciliato quartiere l’Arena). (1)

Francesco Guerrisi 1810 figlio Fortunato Antonino Domenico

Domenico Valensise in monografia di Polistena

Il Pacicchelli determina i prefati quartieri con i nomi Prajo, Piazza, Casalnuova, e Fellantone, ed aggiunge: <<sopra uno dei fiumi detto Jerapotamo, che la Città divide, veggonsi due magnifici ponti eretti di famose fabbriche, l’uno nella Piazza maggiore.

Il vecchio ponte in muratura si trovava in via Santa Marina
Il vecchio ponte in muratura si trovava in via Santa Marina, un tempo Piazza maggiore.

L’altro nella Piazzetta a fronte il palazzo dove i signori abitano: vi si vede poco lungi dal detto ponte una vaga fontana detta Dragonara… All’incontro di detto palazzo sonovi magnifiche stalle, che con quello e con le fabbriche delle mura che chiudono un delizioso giardino, formano un ampio largo a modo di anfiteatro, dove si corrono anelli, e talvolta si giostra.>>

Dalla figura poi  dell’antica Polistena, che delinea il medesimo scrittore, argomentasi che la Città doveva esser munita di porte. Difatti vicino alla Chiesa di S. Sebastiano dalla via di Ponente vedesi un magnifico arco dal quale era la principale entrata che si aveva la Città.

I quartieri di Polistena

La superiore, che è detta Evoli, ebbe questo nome dall’esserne stato il suolo proprietà della signora Eboli, che lo portò in dote al Principe Signore, da cui la Città l’ottenne; e la inferiore, che si addimanda l’Arco. I due già descritti, che dir potremmo rioni massimi, in cui la Città nostra è divisa, van sud-divisi anch’essi in altri molti e picciolissimi rioni, ciascun dei quali toglie il suo nome dalla Chiesa che gli è prossima, ovveramente dalla strada maggiore che lo traversa. Trovi pertanto i rioni del Rosario, di S. Francesco, dell’Annunciata, della Trinità, della Matrice, di S. Maria, dette cosi dalle rispettive lor Chiese; ed i rioni della Bara, della Piazza, della Piazzetta, della Castagnara, della Rena, del Pioppo, della Fontana, della Villa, del Mercato, della Croce, della Pirara, della Pomara, Migliorini ecc.

Polistena 1701
Il Pacichelli, riproduce in rame la città di Polistena, sulla destra lo stemma dei Milano Franco d’Aragona ( leone rampante), e lo stemma di Polistena, Santa Marina che calca sotto i piedi un drago, e che stringe con la mano sinistra una catena cui lo tiene legato, e con la destra una palma in segno di vittoria.

Ordinanza del comune di Polistena 39 n. 6

Polistena provincia di Calabria Ultra, nel 1812 del 23 febbraio, Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri, dichiarano il figlio Giuseppe Antonino Francesco, in presenza del sindaco Nicola Jerace e i testimoni Fortunato Fusco (domiciliato quartiere  la Piazzetta) e Michelangelo Avati (domiciliato quartiere la Piazzetta).

1812 Francesco Guerrisi quartiere la Piazzetta

Ordinanza del comune di Polistena 203

Polistena provincia di Calabria Ultra, nel 1818 del 18 ottobre, Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri, dichiarano il figlio Domenico Giuseppe Antonino, in presenza del sindaco N. Lidonicci e i testimoni Francesco Graziano (domiciliato quartiere  la Piazzetta) e Giuseppe Chiodo (domiciliato quartiere la Piazzetta).

1818 Francesco Guerrisi quartiere la Piazzetta

Francesco Guerrisi  sposato con Rosaria Bottiglieri, dichiarano tre figli maschi, Fortunato Antonino Domenico  (del 1810), Giuseppe Antonino Francesco (del 1812) e Domenico Giuseppe Antonino (del 1818).

1) Il rione o quartiere Piazzetta, si trovava dove c’è il quartiere del Ponte di Polistena (in viale della Rivoluzione d’Ottobre via Rinascita-Timpa). Il quartiere l’Arena (oggi via Arena), si trova vicino viale della Rivoluzione d’Ottobre.

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