Il brigante Guerrisi Domenico

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Il brigante Domenico Guerrisi era di Maropati, siamo nel 1809-1810, epoca dell’occupazione francese.

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La fatale alleanza stipulata dai Piemontesi con i galantuomini nel 1860, non tardò a produrre i suoi frutti nel meridione. Le forze in campo nel 1862 impiegate in Calabria furono molteplici, ma in tutto il Meridione dalla Campania alla Calabria furono 120.000 uomini divisi in: 52 reggimenti di fanteria, 10 reggimenti di granatieri, 5 reggimenti di cavalleria; 19 battaglioni di bersaglieri. I Briganti commettono azioni di guerriglia, anche atroci, ed i soldati Piemontesi rispondono coi massacri, incendi, saccheggi e rappresaglie. Fucilano seduta stante, anche per un semplice sospetto, mozzando le teste e le ficcano ai vertici delle pertiche, squartando i cadaveri, violentando le fanciulle, crocifiggono e ardono vivi i meridionali infine impediscono la sepoltura delle vittime.  Inoltre agli uomini dell’esercito vanno sommati 7489 carabinieri, 83297 guardie nazionali, in totale le forze impiegate per sedare il brigantaggio furono 211.476 uomini. Tuttavia i guerriglieri meridionali erano 135.000 male armati, divisi in 488 bande scoordinate composta ogni una dai 5 ai 900 guerriglieri. Ad essi vanno aggiunti i contadini che informavano gli uomini in armi, le popolazioni che si sono ribellate in massa ed i parroci che fungevano da portalettere tra famiglia e guerriglieri. Tra il 1862 ed il 1870, ancora per capire, ci furono caduti in combattimento 154.850 uomini meridionali, fucilati o morti in carcere ancora 111,520 uomini numeri da capogiro. Non possono inoltre dimenticare i guerriglieri condannati che in tutto furono alla detenzione 328.637, e all’ergastolo 10.760. Sebbene le cose non migliorarono dopo un processo furono condannati 19.870 briganti dopo un processo ma senza processo il numero esubera in 479.000. I soldati Piemontesi invece ebbero poche perdite conteggiate così : caduti in combattimento 21.120, feriti o morti per malattia 1.073 dispersi o disertori 820.

1) ROCCO LIBERTI, Sanfedisti Giacobini Briganti nella Piana di Gioia Tauro, Cosenza 1988.

2) ROCCO LIBERTI, Il brigantaggio del Decennio francese nella Piana di Gioia, in HISTORICA, Rivista trimestrale di cultura, a. L, Aprile-Giugno, n. 2, 1997, pp. 72-82.

3) Giovanni Russo BRIGANTI NELLA PIANA DI GIOIA NEL 1810-1811

pasquale creazzo di cinquefrondi – L’Alba della Piana

http://www.lalbadellapiana.it/files/Giornale-settembre-2016.pdf

4) CaudinaValle – Brigantaggio.net

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/Local/CaudinaValle.htm

5) Il Brigantaggio Calabrese 1861-1870 – Calabria .travel

http://www.calabria.travel/storia-della-calabria/il-brigantaggio-calabrese-1861-1870/

 

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La campana del 1635 di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi

La campana del 1635 era sotto il patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi, si trova nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. Attraverso una serie di documenti  d’archivio
cercheremo,  di ricostruire e far conoscere la storia della campana.

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Campana del 1635

Nell’anno 1635 il sacerdote Don Francesco Guarrisi, pensò alla realizzazione di una campana in bronzo poiché  devoto a Santa Lucia, non si sa da chi venne fusa e dove. Sulla superficie della campana è ben visibile la data del 1635, l’immagine di Santa Lucia e l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi”.

DSCN1737La statua di Santa Lucia che si trova nella chiesa di Santa Lucia, la campana del 1635 con l’immagine di Santa Lucia.

Chiesa di Santa Lucia, campana del 1635, con l'immagine di Santa Lucia e l'iscrizione Don Franciscus Guarrisi 1635.

La campana del 1635 con l'iscrizione del nobile Don Franciscus Guarrisi.

Santa Lucia, nella chiesa di Santa Lucia, sulla campana e nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire

Cosi scrive, Giovanni Quaranta nel suo libro LA CHIESA DI S. LUCIA DI MAROPATI

La presenza di una seconda campana, che ancora oggi si conserva e che sotto l’effige della martire porta  impressa  la data del 1635 e l’iscrizione Don Franciscus Guarrisi,(1) ci viene confermata dalla  visita  che  il  regio tavolario Onofrio Tango  fece  tra il 1645 ed il 1646 quando  dovette procedere all’apprezzo dello Stato di Anoia per conto del Sacro Regio Consiglio in seguito al sequestro del feudo ai Ruffo. Il funzionario riporta che  “Nell’altro quartiere vi è una cappella di S. Lucia, dove si celebra a  devotione, e tiene le comodità, et due campane”.(2)

Vincenzo Guerrisi con la campana del 1635.Foto di Vincenzo Guerrisi

Uno dei documenti più antichi, che parlano del cognome Guarrisi poi Guerrisi in Calabria, è la visita svolta dall’allora vescovo di Mileto il 26 settembre 1630. Il vescovo visita la Chiesa di Santa Lucia (Maropati), dove si trova tuttora conservata una campana, che reca la data del 1635, l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.

Per ordine del Prefetto, negli anni ’30, la chiesa di Santa Lucia fu chiusa al culto.

La chiesa di Santa Lucia allo stato attuale si presenta in buone condizioni. Delle vecchie cappelle, si conserva solamente quello del Maggiore dove si trova la statua della Santa. Sulle pareti interne della chiesa sono ancora visibili le tracce dei due altari laterali. Le due campane sono conservate nella chiesa, una delle due, reca la data del 1635, con l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.

Chiesa di Santa Lucia (Maropati)

1) Maropati e dintorni, Anno I, n.1, Marzo 2006, p. 26.

2) G. CARIDI,  Popolazione e territorio nella Calabria Moderna,
Laruffa ed., Reggio Calabria 1994, p. 111.

3) Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati

4) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

5) http://fatti-italiani.it/chiesa_di_santa_lucia_(maropati)  Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

6) https://youtu.be/0KxApf0pNsM

 

 

 

La chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi

La chiesa dell’Assunzione di Maria vergine, era un luogo di culto cattolico di Maropati. Fu fondata da Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, il 24 settembre del 1707, il feudatario decise di realizzare questa piccola chiesa, poiché  devoto alla Vergine Santissima della Assunta.

 

Il Sacerdote don Antonio Guarrisi, come sostentamento della chiesa dell’Assunzione, assegna in dotazione un podere di dodici tumulati, con alberi di querce e ulivo, che si trova nel paese di Feroleto della Chiesa, di valore di circa trecento ducati (tanti soldi per i tempi).

Nel libro di Antonio Piromalli (Maropati storia di un feudo e di una usurpazione), i morti a causa del terremoto del 1783 furono a Maropati 226, << tuttì gli edifici >> furono atterrati, i danni furono di 250 ducati.

Nel maggio del 1754 la chiesa venne visitata dal Vescovo di Mileto, la struttura doveva essere della stessa grandezza della vicina chiesa di Gesù e Maria, provvista di un solo altare.

Foto di Vincenzo Guerrisi

 

Il luogo sacro fu distrutto dal terremoto del 5 febbraio 1783, non fu più riedificate. La chiesa oggi si ricorda con il nome dato a una stradina di Maropati “Vico Assunta”.

Cosi scrive, Giovanni Mobilia nell’Alba della Piana, del Dicembre 2014. Quanto rimase della chiesa dedicata alla B.V. Assunta venne incorporato in una costruzione di Largo Assunta, forse nella casa dove abitò l’ultimo sacerdote della famiglia del Fondatore, don Francesco Guerrisi, morto nel 1934. A suffragio di questa tesi la presenza, fino agli anni ’70 del secolo scorso, sulla sommità della scala che conduceva al primo piano della costruzione, dei resti di quello che un tempo poteva essere stato l’altare maggiore.
La casa oggi appartiene a privati, ma a nostro parere rimangono validi dubbi che essa possa aver rimpiazzato la chiesa originaria che, più verosimilmente, si trovava confinante con l’abitazione del sacerdote. I resti dell’altare, infatti, potevano essere quelli di una cappella privata sacerdotale dove i presbiteri della famiglia Guerrisi, dopo il crollodella chiesa, celebravano privatamente la S. Messa.

Don Antonio, appartenente alla stessa famiglia, che fondarono la cappella di Sant’Antonio e dello Spirito Santo nella Chiesa di Santa Lucia di Maropati.

 

1) Antonio Piromalli, MAROPATI storia di un feudo e di usurpazione 1978

2) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

3) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/04/19/i-guarrisi-guerrisi-di-maropati/ https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/13/storia-dei-guarrisi-guerrisi-di-calabria/

4)  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.

 

 

L’altare sotto il titolo dello Spirito Santo di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi.

L’altare dello Spirito Santo, si trovava nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. La cappella dello Spirito Santo della famiglia Guarrisi-Guerrisi, fu fondata con atto notarile del 1740 dal reverendo Don Domenico Guarrisi. Don Domenico, dovrebbe essere il figlio o nipote di  Don Pietro, fondatore nel 1707-1708 della cappella di Sant’Antonio nella chiesa di Santa Lucia.

Nei documenti del 1729, la cappella eretta e fondata nella chiesa di Santa Lucia. Nell’anno  1832, un ulteriore documento attesta che l’altare è stata trasferita nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire ed è di diritto delle famiglie Ciurleo e Iaconis.

800px-Chiesa_di_Santa_Lucia_(Maropati)Foto di Vincenzo Guerrisi,  chiesa di Santa Lucia e chiesa Matrice di San Giorgio Martire, anche su Wikipedia 2016.

Christ_with_the_Holy_Ghost,_Saint_Peter_the_Apostle_and_Sain_Wellcome_V0034059       Lo Spirito Santo con San Pietro e Paolo

 

1) A. PIROMALLI, Maropati: Storia di un feudo e di una usurpazione seconda edizione, Luigi Pellegrini Ed., Cosenza 2003, pp. 89-90  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.

2) Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati

3) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

4) CALABRIA-Maropati (R.C.) e la campana di Santa Lucia del 1635 https://youtu.be/0KxApf0pNsM

5) Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

6)  https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/13/storia-dei-guarrisi-guerrisi-di-calabria/

 

 

L’altare sotto il titolo di Sant’Antonio di Padova di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi.

L’altare di S. Antonio di Padova, si trovava nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. I primi atti della cappella di Sant’Antonio della famiglia Guarrisi-Guerrisi, sono del 21 febbraio 1707 e quelli del 24 maggio 1708. Nei documenti del 1707 la cappella era stata fondata dal fu Don Giuseppe ed il cappellano era il figlio chierico coniugato Don Domenico. Nell’anno 1708 l’altare fu fondato da Don Pietro. Dagli atti non sappiamo se Giuseppe (riportato nella visita del 1707) e Pietro (riportato nella visita del 1708) erano la stessa persona, e comunque appartenenti alla stessa famiglia.(1)

Campana Guarrisi-Guerrisi

Nel 1723 si riscontra un incartamento che tratta della cappella del santo di Padova, fondato da Don Pietro Guarrisi-Guerrisi, e di proprietà della Famiglia Guerrisi.

Il 21 febbraio 1758 furono spedite Bolle per la cappella dedicata a S. Antonio di Padova, eretta nella chiesa di S. Lucia nella terra di Maropati, in favore del chierico Don  Michelangelo Guerrisi della stessa località.
Vincenzo Guerrisi con la campana del 1635.
A Maropati, il terremoto del 5 febbraio 1783 provocò molti morti e fece danni ingenti all’intero abitato non risparmiando gli edifici sacri. Sicuramente, la volontà di riprendere prima possibile la vita di sempre fu certamente forte, tra i primi interventi ci fu quella di ripristinare le chiese inagibili o distrutte dal “flagello“.(3)
ANTONIO PIROMALLI, Maropati: Storia di un feudo e di una usurpazione
“dalla Contrada Corica e proprio dal fondo di D. Domenico Guarrisi, passa per Critì, Silvaggio, Poro, Cobbasina, Fossìa, Catampola, e termina alla metà della Contrada detta Campo”. Successivamente si passò all’ambito territoriale della chiesa di S. Lucia, alla quale si assegnò la cura di altre mille anime. Venne assegnato il territorio che “principia dalla Spezieria del sig. Speziale Tedesco, passa per La Croce e arriva alla casa di Francesco Coniglio; e ritornando indietro, volta per la casa di M.ro Vincenzo Agresta, e termina a quella di M.ro Giorgio Pancallo. Da detta chiesa di S. Lucia in giù camminando a man destra comprende li giardini del Campo ed Eja, si segue per Piscano, e Carrizzi, e arriva al feudo di Jola di la ritornando lungo il fiume termina alla Contrada detta Corica e proprio al fondo di Don Domenico Guarrisi.”(3)
Chiesa di Santa Lucia (Maropati)
Foto della chiesa di Santa Lucia di Maropati di Vincenzo Guerrisi anche su Wikipedia.
La cappella di Sant’Antonio di Padova nel 1843
La chiesa di Santa Lucia negli atti del 1843, è descritta così:  “La detta di S.a Lucia, che è il Tit.o della Chiesa, e dell’Altare Maggiore, con altri due Altari, uno in Cornu Evang. di S. Antonio di Padova, ed il secondo in Cornu Epist. di M.a SS.ma del Carmine.”(4) La visita è stata svolta il 4 luglio del 1843, dal delegato del vescovo il can. Bruno Bruzzese. “Tutta la chiesa è mantenuta con proprietà, e gli Altari forniti del convenevole e sono politissimi.”(5)

La chiesa, come altri edifici religiosi di Maropati, fu utilizzata come luogo di sepoltura, come si può evincere in alcuni documenti della metà del 1800. Nei documenti del 4 aprile del 1848, il sindaco scriveva al parroco, di aver ricevuto una lettera dal consigliere d’intendenza di Palmi G. De Nava, nella quale si disponeva che i cadaveri siano seppelliti nella Chiesa di Santa Lucia,  siccome la chiesa di San Giovanni che era destinata per camposanto era piena di cadaveri.(6)

Per ordine del Prefetto, negli anni ’30, la chiesa fu chiusa al culto. “La Chiesa parrocchiale è stata chiusa al culto per ordine del Prefetto perchè in pericolo. (7) La chiesa filiale di S. Lucia in condizioni mediocri per statica e decorazione”. La chiesa di Santa Lucia allo stato attuale si presenta in buone condizioni. Delle vecchie cappelle, si conserva solamente quello del Maggiore dove si trova la statua della Santa. Sulle pareti interne della chiesa sono ancora visibili le tracce dei due altari laterali. Le due campane sono conservate nella chiesa, una delle due, reca la data del 1635, l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.
DSCN1737La statua di Santa Lucia che si trova nella chiesa, con l’immagine di Santa Lucia sulla campana del 1635.
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Campana del 1635 l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.
1)Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati
http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014
2)D. CARBONE GRIO, I terremoti di Calabria e di Sicilia nel sec. XVIII, Napoli 1884, rist. anast. Barbaro Editore, OppidoM., 1999, pp. 147 e 151.

3) A. PIROMALLI, Maropati: Storia di un feudo e di una usurpazione seconda edizione, Luigi Pellegrini Ed., Cosenza 2003, pp. 89-90  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.

4) A.S.D.M., Sante Visite, vol. 15, p. 860

5) A.S.D.M., Sante Visite, vol. 15, p. 861

6) A.S.D.M., Cart. Maropati, Chiese
7) A.S.D.M., Sante Visite, vol. 45, pp. 91-93L
8) CALABRIA-Maropati (R.C.) e la campana di Santa Lucia del 1635 https://youtu.be/0KxApf0pNsM
9)  Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

La Madonna della Catena di Polistena

 

L’origine della festa della Madonna della Catena di Polistena, secondo la testimonianza di Girolamo Marafioti (1567- dopo il 1626 umanista, presbitero e storico), risale alla fine del 1500. Nel suo libro del 1601 il Marafioti ci racconta: ”in occasione della festività della Madonna …tra le altre allegrezze, si costumavano i giochi della lotta e della corsa, con la proposta di un onoratissimo  premio al vincitore”.(1)(2)

La  festa della Madonna di Polistena, si celebra la terza domenica dopo Pasqua. Si assiste ad un pellegrinaggio di massa degli abitanti dei paesi vicini. L’immagine della Madonna nell’atto di dare la libertà allo schiavo incatenato, è stata intepretata come un simbolo, per gli emigrati, delle partorienti e dei carcerati.

Madonna della catenaFoto processione Madonna della Catena di Polistena “anni 50-60”, a sinistra dietro il signore con il cappello, Vincenzo Cacciatore che stava accanto alla statua. Tale culto era stato fondato da Giuseppe Nicastro (Fondatore nel 1894 della chiesa della Catena), antenato di Vincenzo Cacciatore, figlio di Rosaria Nicastro.

La chiesa ospita al suo interno una statua della Madonna della Catena in cartapesta, copia di una in legno di Francesco Morani, distrutta in un incendio, negli anni cinquanta.(3)

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La chiesa della Madonna della Catena,  fu eretta sui ruderi della chiesa di San Nicola distrutta dal terremoto del 1783. Fondata nel 1894 da Giuseppe Nicastro, l’intento del Nicastro era di rievocare la memoria di una più antica chiesetta dello stesso titolo, che sorgeva oltre il fiume Vacale.(1)(2)

Chiesa della Catena

Nel Marzo del 1999 nell’Ufficio della Diocesi Oppido–Palmi venne stipulata tra Cesare Nicastro (nipote di Giuseppe Nicastro fondatore della chiesa) e Mons. Domenico Crusco  una Convenzione che disciplina l’amministazione, la gestione e i tempi di utilizzo dell’Edificio. Da tale data la chiesa della Catena, rientra nei confini della Parrocchia di S. Marina Vergine (Duomo di Polistena).(5)

Dove nasce il culto della Madonna della Catena

Il culto della Madonna nasce a Palermo nel 1392, si racconta  nel libro di A.Mongitore che  tre uomini furono ingiustamente condannati. Furono condotti a Piazza Marina il 18 di agosto, dove avrebbero dovuto essere impiccati. Proprio mentre stavano preparando le forche, si scatenò un gran temporale che costrinse i carnefici a rifugiarsi nella Chiesa. In attesa che si potesse riprendere l’esecuzione, i tre condannati furono legati con doppie catene all’altare della Vergine, ma il temporale continuò per l’intera giornata, e le guardie dovettero passare la notte nella chiesetta per sorvegliarli. I tre si portarono lacrimando ai piedi della Madonna invocandola col titolo di Vergine delle Grazie e cominciarono a pregarla insistentemente, e a un tratto, mentre i soldati cadevano in un profondo sonno, le catene che trattenevano i tre si spezzarono e la voce della Madonna li rassicurò “Andate pure in libertà e non temete cosa alcuna: il divino Infante che tengo tra le braccia ha già accolto le vostre preghiere e vi ha concesso la vita!”.(4)

001 - CopiaRara immaginetta Maria ss. della Catena, protettrice degli emigrati, delle partorienti e dei carcerati.

Le catene caddero senza far rumore e la porta si spalancò, i tre innocenti uscirono dal tempio e le guardie si svegliarono solo all’alba. Subito i soldati riuscirono a riprendere i fuggitivi ma furono fermati dal popolo che ricorse al re Martino I. Quando questi andò nella chiesetta, coi propri occhi constatò il miracolo: le catene si erano infrante.

Subito l’eco del miracolo si diffuse ovunque, e frotte di pellegrini giunsero alla chiesa che ormai era chiamata “della Catena”. I miracoli si moltiplicarono e la Madonna della Catena divenne patrona di molti comuni dell’isola e venerata in tantissimi altri, e il suo culto arrivò in tutto il Sud Italia.(4)

 

(1) Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria.  Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601. http://books.google.it/books?id=LlawjHUbv9UC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false Consultabile on line in Google Libri

(2) Monografia di Polistena, del sacerdote Domenico Valensise 1863 http://books.google.it/books?id=EOTFzoLCVdUC&pg=PA96,M1#PPA95,M1

(3) http://www.madonnadellacatena.it/?page_id=227

(4) A.Mongitore, Palermo Divoto di Maria Vergine e Maria Vergine Protettrice di Palermo, vol 1., Palermo, 1719/1720, p. 299.

(5) Fusco, Polistena storia sociale e politica 1221-1979.

 

 

 

 

 

Cernatàli frazione di San Giorgio Morgeto (RC)

Nelle vicinanze di Altanum troviamo Cernatàli l’antico paese.(1)

Frazione di San Giorgio Morgeto, fondato dalle famiglie Guerrisi-Raffa-Monteleone, forse due secoli fa (1800 circa). Lo storico villaggio di Cernatàli, oggi abitato da pochi anziani che vivono come negli anni ’50. Tanti sono gli emigrati che tornano in estate, dalla Valle d’Aosta dove la comunità di San Giorgio Morgeto è radicata dagli anni ’60. Era noto il formaggio caprino, il ciocco per le pipe di bruvèra (l’erica). Oggi l’unico gregge rimasto (allevamento dei bovini e craprini) è affidato a Salvatore Guerrisi (di Giuseppe), il genero di Pasquale Raffa. Quello che ha reso famoso il villaggio sono le zampogne (ciaramèddhi), costruite da Michele Monteleone, alcune componenti anno 150 anni. Le zampogne del Monteleone sono sparse in Italia e in tutto il mondo.

21728205_2615261998612689_7253821683933922103_nZampogne di Pasquale Raffa nato il 20/11/1939 morto il 26/10/2013.

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Una foto di Pasquale Raffa 1939-2013, pubblicata il 21 dicembre 2013 nel Brigante.

Un ringraziamento particolare a Maria Guerrisi (nipote di Pasquale Raffa)  di Cernatàli.

La leggenda racconta, che i Verrisi (Guerrisi) si insidiarono sull’altopiano, forse due secoli orsono e che istituirono il primo nucleo abitativo di Cernatàli. Il termine Cernatàli deriva dal greco cerato (keratòs) corno o corneo,  che potrebbe significare ”quelli dalle corna”?  oppure da ”cerro” dalla presenza di vari tipi di quercia. Il paese si trova in piena area del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Di Vincenzo Guerrisi

DSCN1469Foto di Vincenzo Guerrisi Polistena, nella foto San Giorgio Morgeto sulla sinistra, vicino troviamo le rovine di Altano e dietro Cernatàli.

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Articolo pubblicato nello speciale “Il Vizzarro” uscito all’interno de L’Ora della Calabria il 19 dicembre 2013

Due maestri indiscussi: Pasquale Raffa di Cernatali di San Giorgio Morgeto, genero del grande maestro costruttore e suonatore Michelangelo Monteleone, e Leonardo Tassone, figlio di quel “Brunu lu Nigru” anch’egli costruttore e suonatore che ha divulgato la zampogna a chiave delle Serre, uno strumento del tutto particolare rispetto alle altre zampogne a chiave presenti in Calabria.

Michelangelo Monteleone aveva il suo laboratorio nel cuore dello Zomaro e da quel piccolo centro isolato che è Cernatali, produceva le sue zampogne per tutti i suonatori della provincia. In tanti accorrevano per accaparrarsi lo strumento che poi avrebbe scandito i tempi della comunità, matrimoni, feste patronali, serate da ballo e – ovviamente – la nascita del bambinello. Ancora oggi molti costruttori nella provincia di Reggio si rifanno al suo modello di zampogna.

Pasquale Raffa era suo genero e allievo, diventato con gli anni esecutore impareggiabile, tanto da venire citato nei testi etnografici più importanti. Nel volume “La capra che suona” Antonello Ricci e Roberta Tucci gli dedicano un ampio spazio, mentre la sua passata, “La Cadenza”, viene considerato uno dei pezzi di maggior pregio e di maggiore difficoltà per zampogna a chiave, sia per la bellezza della melodia, sia per l’abilità dell’esecuzione.(2)

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Michelangelo Monteleone di Valentino Santagati

Tutti costoro i suoni tradizionali non li amano e non desiderano conoscerli, impegnati come sono a metterli in scena, e non possono neanche apprezzare fino in fondo l’unico mastro liutaio della nuova generazione che potrebbe usare con disinvoltura l’arcaico tornio a pedale con la cordicella del giustamente leggendario Michelangelo Monteleone, defunto costruttore di zampogne un tempo attivo a Cernatali, nel comune di San Giorgio Morgeto. (3)(4)(5)

1) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/15/polistena-vista-da-altanum/

2) http://www.associazionebrigante.it/sito/?p=727|titolo=LE NOTE MANCANTI DEL NATALE.

3) http://www.brunomarzano.it/   Maestro liutaio e studioso della cultura musicale contadina calabrese…

4) Frasi di Giulio Angioni, al cui scritto sulla tecnica e il sapere tecnico nel lavoro preindustriale rimando il lettore interessato. Vedi G. Angioni, Il sapere della mano, pagine 91-115, Sellerio editore, Palermo 1986

5) “La capra che suona” Antonello Ricci e Roberta Tucci https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/57.html

5) Cernatàli l’antico villaggio delle Zampogne di Rosario Previtera  www.yac.mx

 

 

Il nobile giudice Guerrisi del 1187

La prima menzione finora trovata sul nobile giudice Guerrisi risale al settembre 1187, quando il conte di Tricarico Ruggiero stando nel castello di Montoro, sia per parte sua che del fratello Guglielmo di Caserta, sono presenti per degli atti: nessuna altra informazione abbiamo in merito al  giudice Guerrisi, ricordato in quel documento, o sulla sua ascendenza.

·         1187, settembre.

Il conte di Tricarico Ruggiero stando nel castello di Montoro, sia per parte sua che del fratello Guglielmo di Caserta, presente all’atto, insieme al fratello Roberto di Lauria, concede all’abate di Cava Benincasa, che per i bisogni che riguardano gli uomini di Solofra e di Montoro delle terre del monastero si faccia riferimento alla Curia del monastero a Montoro dove costoro potranno convenire e dove ci saranno uomini mandati dall’Abate che rappresenteranno anche il Tricarico; per i bisogni degli uomini che con altri contratti tengono le terre del monastero si faccia riferimento a Montoro se le terre sono di Montoro e nella curia di Solofra, ma davanti a giudici di Serino, se le terre sono di Solofra. Se c’è un delitto grave tanto da richiedere la sua presenza egli pone come rappresentante il procuratore Alessandro. Scrive il notaio Falcone davanti ai giudici Gervasio, Guerrasi e Guglielmo di Montoro.

X (…) Dum Nos, Dei gratia Roggerius Tricarici Comes intus Castrum nostrum Montorii adessemus, Domnus Benencasa Religiosus Abbas Coenobii Sanctae Trinitatis Cavae ad nos sicut ei placuit, tamquam ad suum dilectum in Christo filium veniens, a nobis dilingenter ac benigniter postulavit pro parte nostra scilicet, et Domini Guilielmi egregii Casertae comitis charissimi fratris nostri, ut si partes praedicti Monasterii hominis nostros Montorii et Solofris, qui de terris ejusdem Monasterii ad laborandum tenent de forisfacto, quod in ipsis terris praefati Coenobij commiserint, vel de fructibus et frugibus earum convenire voluerint, in Curia ejusdem Monasterii, scilicet apud Montorium ipsos nostros homines cum nostra licentia convenire posint: Cuius tam religiosissimi viri ipsius Domni Abbati petitioni benigniter attendentes pro parte nostra et ipsius Domini Comitis Guilielmi dilectissimi fratris nostri cuius ad hoc bonam praesensimus voluntatem, quia praephatam Ecclesiam, quae nostrorum animarum mater est, et corporum praedecessorum nostrorum tutum et receptaculum debemus debito relevare et in melius quidem accrescere. Ideoque sicut nobis complacuit, pro salute animarum nostrorum defuntorum et pro nostrorum criminum relaxatione, concessimus eidem Domino Abbati, ut semper liceat partibus praedicti Monasterii homines nostros Montorii et Solofris, qui de terris ejusdem Ecclesiae ad laborandum tenent, vel alio modo ad laborandum tenuerint, in Curia praedicti Monasterii, scilicet apud Montorium, si ipsae terrae de tenimento Montorii fuerint, et si de tenimento Solofris ant Solofrae in curia etiam, ut dictum est praephatae Ecclesiae convenire, si aliquod forisfactum in ipsis terris Ecclesiae commiserint, vel de fructibus et frugibus suprascriptarum terrarum, et eas constringere ad faciendam exinde in iustitiam eidem Monasterio coram tamen Iudicibus Montorii. Si de tenimento Montorii suprascriptae terrae fuerint, sicut suprascriptum est. Et si de tenimento Solofre coram iudicibus nostris Serini secundum quod ipsi nostri Iudices indicaverint. Sed si aliquis de ipsis nostri hominibus ab ipsis partibus praedicti Monasterii, et senserit se esse gravatum, et ad nostram praesentiam venerit reclamandum, nos debemus causam ipsam, de qua inter eos agitur, seriatim audire, et si viderimus aliquem de ipsis nostris hominibus de jure suo fore in aliquo laesum, nobis liceat iuste et integre emendare. Ex quoniam ob facta plurima saepissime quod geritur ab humana memoria labitur, precibus igitur Alexandri Procuratoris rerum ejusdem Monasterii, quas ex parte ipsius Domni Abbatis studiose nobis porrexit, ut hoc perpetuo legentibus pateat, et in futuro memoriae commendetur, hanc nostram concessionem perpetuo valituram et a nostris haeredibus et successoribus summa authoritate tenendam, taliter tibi Falconi Notario in scriptis redigere iussimus. Inter virgulos legitur, petitioni, et ad majorem huius cartulae firmitatem NOBIS GERVASIO ET GUERRASIO ET GUILIELMO IUDICIBUS NOSTRIS MONTORII eam corroborare praecepimus. X Rogeriuis comes Tricarici. X Guilielmus comes Casertae. X Robbertus de Lauro. X Ego Gervasius iudex qui supra. X Ego qui supra GUERRASIUS IUDEX.  XEgo qui supra Guilielmus iudex. In pergamena, in Arm. II, O, N, 9. (Ibidem, pp.20-22).

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·         1194, marzo.

I fratelli Montorio e Martino, figli di Montorio qui fuit calcularius, vendono ad Alessandro de Alife quattro fondi nelle pertinenze di Montoro che erano state loro donate da Guglielmo, conte di Caserta, e dal nipote Giacomo di Tricarico. Alcune di esse confinano col rivus siccus.

X (…) Coram me Guerrasio iudice Montorius et Martinus germani et filii quondam Montorii qui dictus fuit calcularus coniuncti sunt cum Alexandro qui dicitur de Alife filio quondam Iohannis et ipsi fratres dixerunt sibi pertinere per donationem et traditionem egregii domini nostri Gulielmi Caserte comitis quam ipsis fratribus fecerat pro quadam terra eorum quam quondam Robbertus bone memorie casertanus comes pater eorum in ecclesia sancti Thome martiris obtulerat cum molino in qua illud fieri fecerat et ipsam donationem facerat tam pro parte sua quam pro parte illustris domini nostri Jacobi Tricarici comitis quattuor pecias terrarum in pertinenciis huius terre Montorii in loco ubi truclati dicitur. Una cum avellaneto. A parte meridiei finis vie. A parte orientis finis terre ecclesie sancte Marie de labucca. A parte septentrionis et a parte occidentis est finis rivi qui dicitur siccus. Alia pecia cum avellaneto. A parte septentrionis finis rivi qui dicitur siccus. A parte orientis finis Iohanni et Riccardi fratrum; et filiorum quondam Robberti PizzariA parte meridiei finis ipsorum fratrum et finis heredum quondam Mansonis Malabranca. A parte occidentis finis ipsorum heredum. Alia pecia cum arboribus vitatis. A parte orientis finis terre quam tenet Petrus de Sirino. A parte meridiei finis suprascriptorum fratrum Iohannis et Riccardi . A parte occidentis fine vie. A parte septentrionis finis Nicolaj de amato usque priorem finem. Quarta pecia cum avellaneto. A parte orientis terre ecclesie sancti Salvatoris. A parte meridiei finis terre ecclesie sancte Marie de bucca. A parte occidentis finis terre cavensis monasterii. A parte septentrionis finis ipsarum rerum cavensis monasterii et revolvit aliquantulum per iamdictam partem orientis, finis ipsarum rerum eiusdem ecclesie sancte Marie (…) cum omnibus que intra eas sunt cunctis suis pertinenciis et cum vice viarum. (…) Et taliter ego Vincencius notarius iussu suprascripti iudicis scripsi. X Ego qui supra Guerrasi iudex. (ABCArca nova XLIII,110 in G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta1956, pp.125-126).

·         1194, ottobre.

Il conte di Caserta Guglielmo e il nipote Giacomo di Tricarico, ciascuno per la sua parte, donano ad Alessandro di Alife sette fondi nel territorio di Montoro ubi Aterrana dicitur. Nel ottobre 1194, furono assegnate altre terre dal nobile giudice Guerrisi 

X (…) Nos Guilielmus Dei et imperiali gracia Caserte comes pro parte nostra et pro parte egregii Iacobi Tricarici comitis carissimi nepotis nostri in cambium donavimus et tradidimus Alexandro filio quondam Iohanni de Alife aministrationem regere cavensis monasterii quas in nostra terra Montorii habet septem pecias de terris nobis pertinentes in pertinentiis ipsius terre Montorii videlicet pro terra que fuit Bartholomei Dei domno dilecto quam terram ipsi Alexandro donaveramus secundum quam ipsa terra Gualterio Gaudenardo qui filiam suprascripti Bartholomei Dei domino dilecto in uxorem habebat reddidimus. Ideo ipsas terras in commutationem eidem Alexandro tradidimus quas terras caro stratigoto nostro Montorii coram Guerrasi iudice fecimus assignari. (...) Prima pecia cum avellaneto ubi Aterranu dicitur. (…) A parte occidentis fines Iohannis qui dicitur de Sirio.(…) A parte septentrionis fine Ursi de Anserada et Dactili fratris eius. Secunda pecia cum avellaneto et vitibus in eodem loco Aterranu. A parte occidentis fines Ursi de Lando (…). Tercia pecia cum aliquantis arboribus vitatis (…). A parte occidentis fines Nicolay Guerra et fratris eius (…). Quarta pecia (…). A parte orientis fines Petri qui dicitur de Manaredo. A parte meridiei fines Petri filii quondam Drogonis (…). Quinta pecia (…). A parte septentrionis fines heredum quondam Mosonis de Aterrano(...) Sexta pecia cum castanieto. A parte orientis fines terre ecclesie sancti Martini. A parte meridiei fines Parisii (…). Septima pecia cum aliquantis arboribus ubi Subia vocatur (…). X Ego qui supra Guerrasius iudex. X Ego qui supra Ricchardus iudex. (ABC, Arm. L. 37 in Ibidem, pp. 126-127).

 

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1)  Il conte di Tricarico Ruggiero, atto del settembre 1187 http://www.solofrastorica.it/Normanni.htm.

2) Contea di Tricarico – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Contea_di_Tricarico

3) Sanseverino (famiglia) – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Sanseverino_(famiglia)

Il nuovo ospedale di Polistena del 1974

La fondazione del nuovo ospedale di Polistena avvenne nel 1974,  ad opera del cav. Orazio Giffone (1) e del suo valido collaboratore, il primario chirurgo dr. Elio Monticelli. Il costo dell’opera è stato elevato da lire 700 milioni a lire un miliardo.

 

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Le prime indicazioni circa un ospedale a Polistena sono dei frati Osservanti nel 1537,  i francescani furono i principali propagatori del culto e della dottrina dell’Immacolata Concezione, la chiesa dell’Immacolata Concezione, apparteneva ai Frati Minori Osservanti, l’ospedale aveva sede nella chiesa.

L’abito francescano in un’incisione del 1904

Nel 1905, con fondi privati, in prossimità della chiesa dell’Immacolata Concezione, ci fu la fondazione del primo ospedale . Contribuirono in particolare Giuseppe Valensise e Giuseppe Milano (Principe di Ardore) e sua moglie. Contattato da Francesco Jerace, partecipò inoltre il Comitato Ungherese costituitosi per prestare soccorso alle comunità colpite dal terremoto del 1908.

Vecchio Ospedale di Polistena  chiesa dell'Immacolata Concezione.
Vecchio Ospedale di Polistena chiesa dell’Immacolata Concezione.

L’acquisto di un’ ambulanza per l’ospedale fu nel 1973, su iniziativa di Raffaele Lagamba (polistenese), con i soci del Circolo dei Calabresi di New York .

Ambulanza 1973 infer. Guerrisi-Giovinazzo

La prima sala operatoria fu realizzata nel 1947, quando l’ospedale viene ammodernato, a tale risultato contribuì il medico chirurgo Antonino Guerrisi (1900-1968), direttore sanitario dal 1947 al 1960. Il 10 dicembre 1974 viene inaugurata l’attuale sede del nosocomio.

Articoli del nuovo ospedale del 1971.

Ultimazione dei lavori Giffone Monticelli

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A sinistra Luigi Valensise con i suoi cognati Giuseppe Lombardi e Orazio Giffone.

La vera storia dell’ospedale di Polistena del 1974, raccontata sui giornali dell’epoca. Il S. Maria degli Ugheresi è stato fondato nel 1905 da Giuseppe Valensise. Il nome gli è stato dato in segno di riconoscimento verso un comitato di ungheresi che, nel 1908, ha aiutato economicamente l’ospedale. I presidenti che hanno lavorato alla realizzazione del nuovo ospedale, progettato per metà dall’ing. Rovere e per l’altra metà dall’ing. Amendolea con Orazio Giffone, Aldo Parello, Pietro Angelo Jerace e Mario Tornatora. L’ospedale è stato elevato ad ente ospedaliero nel 1972. Ringrazio per gli articoli di giornale e i volantini mio papà Francesco Guerrisi (1942-1993).

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PAPà OSPEDALE

(1) Orazio Giffone cognato di Giuseppe Lombardi  Podestà  (Sindaci di Polistena )  del comune di Polistena dal 1935 al 1941. Giuseppe Lombardi – Arte e Storia VG

(2) La Nobile Famiglia Giffone – Arte e Storia VG

(3) Luigi Giffone guru dello space planning – Arte e Storia VG

(5) Orazio Giffone e il nuovo ospedale di Polistena del 1971 su YOU TUBE

(6) CALABRIA-Polistena-Tropea (Giffone Famiglia) canzone Angelo Furfaro

(7) Storia del paese di Giffone (RC) fondato dalla famiglia Giffone di Polistena Cinquefrondi Tropea 

Santuario dell’isola di Tropea

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La  chiesa dell’isola si trova a Tropea, sulla rupe posta difronte alla città, una rupe che un tempo  era  circondata completamente dal mare. Già nel 1066, l’isola appare menzionata quando fu fusa la porta di bronzo della Badia Cassinese, per commissione dell’abate di Montecassino Desiderio.(1)(2)

Non si sa molto delle origini della chiesetta, più volte soggetta a interventi di manutenzione. Probabilmente fu eretta nel periodo dei bizantini, tra il sesto e nono secolo. Per molti anni appartenne ai monaci basiliani e a partire dall’undicesimo secolo vi abitarono i monaci Benedettini. Fu proprio Roberto il Guiscardo, il duca normanno, a volere il passaggio dal rito greco a quello latino, intorno al 1060. In seguito ai terremoti del 1783 e del 1905, si conserva ben poco della struttura originaria. La scala che si percorre per raggiungerla è stata realizzata intorno al 1810.(3)(4)(5)(6)

 

1) Una Chiesa Medioevale da riscoprire, S. Maria dell’Isola di Tropea di …

2) Santa Maria di Tropea, possedimento 

3) Pro loco Tropea – Chiesa di Santa Maria dell’Isola

4) La chiesa dell’isola di Tropea – infotropea 

5) Santuario Santa Maria dell’Isola a Tropea – Calabria Vacanze …

6) Interno della chiesa – Foto di Santuario Santa Maria dell’Isola, Tropea …