I Guerrisi di Polistena dal 1790 al 1965

La prima menzione finora trovata sulla famiglia Guerrisi di Polistena risale al dicembre del 1810, nel libro di Giovanni Russo Polistena la chiesa di S.Anna pag. 37. Giuseppe Guerrisi (17–/18–) riceve carlini quattro, dal sindaco Carmine Manfrè, per aver suonato la sera della Vigilia, e mattina alla benedizione, e messa cantata di solenizzo nella nuova Cappella di Sant’Anna e S. Gioacchino.

Un altro documento della famiglia Guerrisi di Polistena è del 1823, domanda del Guerrisi per la ripartizione delle acqua dei torrenti Garrone e Garigliano, i terreni dei Guerrisi vicino al fiume Sciarapotamo e Jerapotamo.

Documenti di Polistena fiume Sciarapotamo fondo Sgradi 1800-1900. Nei documenti si parla di un Guerrisi, intendenza di Calabria Ultra I (1811-1876)

Questi documenti, dimostrano che i Guerrisi avevano terreni a Polistena, Melicucco e Cinquefrondi  dal 1811. Si ricorda che Melicucco, dal 1816 e fino al 1936 è stata frazione di Polistena.

22046434_2623094017829487_8674238638371851152_n

Un documento del 23 aprile del 1922, in mio possesso, dimostra che l’intendenza di Calabria Ultra I, aveva ragione, i Guerrisi hanno dei terreni e un rustico denominato Molinello in contrada Sgradi, limitante con la strada provinciale e fiume sciarapotamo. Con atto del notaio Domenico Ammendolia di San Giorgio Morgeto.

 

Documenti del 23 aprile del 1922 e 11 luglio 1946.

20914231_2601450173327205_8491410787589367421_n

20882718_2601450519993837_630016505597450345_n

Documento di Cinquefrondi e Polistena del 1927-1928.

20881991_2601450476660508_4949145481788281861_n

Figlio di Giuseppe (17–/18– con lui o suo padre, ci dovrebbe esserci il passaggio da Maropati o Cinquefrondi a Polistena nel 1790 circa) era Domenico (18–/18–), che sposa Fonte Nicolina, di famiglia benestante. Ebbero cinque figli, Vincenzo (1899-1974 sposato con Concetta Pronestì), Giuseppe (1903-1974  sposato con Giuseppina Macrì), Agostino (1906-1978 sposato con Spina Maria C.),  Francesco (1915-1944 sposato con Spina Carmela) e Maria Concetta Immacolata (1919-1975) .

I Guerrisi di Polistena 1900

Una delle mie foto della famiglia Guerrisi, Polistena il ponte vecchio sullo Jerapotamo, con la processione inizio del 900.fiume jer

Un’altra foto intitolata da me, COSTUME POPOLARE DI POLISTENA DEL 1900. Si tratta  di Pasqualina Guerrisi Roviero-i 1888-1969, figlia del dottore Roviero-i, sposa Francesco Mercuri (ricco proprietario terriero).

24294193_2656958944442994_7238441297566724492_n

Della famiglia Guerrisi, abbiamo uno stemma in ghisa del 1800 o forse fine 1700 (50×50 cm di kg 100). La figura riporta un leone rampante che tiene un ascia, non si sa da chi venne fuso e dove.

CAM_6998

The_arts_in_early_England_(1903)_(14782373764)Foto di  asce da battaglia

DSCN0890 (2)

Guardare Gueríno I d’Alvernia 760-819, parente di Carlo Martello, conte di Chalon nell’ambito del ducato di Borgogna, il quale fu ucciso difendendo Chalon contro Waifer, duca di Aquitanis.

Un attestato che parla del cognome Guarrisi-Guerrisi, del giudice Guerrasius o Guerrasio dichiarato nobile, che si trova in tre atti uno con data del 1187 settembre e gli altri due del 1194 marzo e ottobre. Tutti e tre parlano dei conti Tricarico che stava nel castello di Montoro Avellino. Lo stemma raffigurato nell’attestato ci riporta al conte Guerino di Provenza, nipote di Guerino di Turgovia.  Contea di Tricarico 

leone ramp

(Guardare Gueríno I d’Alvernia 760-819, parente di Carlo Martello, conte di Chalon nell’ambito del ducato di Borgogna, il quale fu ucciso difendendo Chalon contro Waifer, duca di Aquitanis).

Cotinua.

 

 

Annunci

Domenico Guerrisi e lo storico Complesso Bandistico “Città di Polistena”

003 - Copia (4)

Nato a Polistena il 04/04/1955 morto il 27/10/1986, figlio di Agostino (di Vincenzo Guerrisi 1899-1974) e Elvira Pronestì. Abitava in via Fortuna (Polistena), già da piccolo andava ad apprendere alla sartoria e alla scuola di musica dal maestro Russo. Infermiere all’ospedale S.Maria degli Ungheresi di Polistena, nel reparto di medicina dal gennaio 1975.

DSCN0126 (2)

Una banda in festa, attestato del 1994 a Domenico Guerrisi. Con riconoscenza e viva memoria per la costante dedizione alla storica banda cittadina.

Giovanni Russo su facebook, il 20 agosto 2017. ” Quanti ricordi evocano queste foto. La mia mente torna al periodo della sartoria di mio padre, Michelangelo Russo, vera officina di apprendimento dell’arte sartoriale e bandistica. Grazie, per queste bellissime foto di Micuzzedu.”

VINCENZO - HNI_0057

VINCENZO - HNI_0058

Da Re Morgeto a San Giorgio Morgeto

 

001 (2)

Strabone, Proclo, Plinio, Antioco Siracusano, Dionigi di Alicarnasso, Barrio, Bizantino, Marafioti, Valensise, narrano dell’antico popolo dei Morgeti, e di re Morgeto. Fondatore del Castello di San Giorgio Morgeto, posto sulla cima di un monte.

001 (3) - Copia

San Giorgio Morgeto è un comune italiano della città metropolitana di Reggio di Calabria.

Scritti d’epoca su re Morgeto e San Giorgio Morgeto

« La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri »
(in Dionigi di Alicarnasso, 1,12)
« E Castello antichissimo, lo fabricò Morgete figliuolo d’Italo, che per ciò fu chiamato Morgeto »
(Girolamo Marafioti, Croniche, et antichita di Calabria pag.114, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601.)
« Delle più celebri terre della Calabria è quella di San Giorgio detta prima Morgezia, per essere stata edificata da Morgete figliuolo di Italo; ma in progresso di tempo essendo in detta terra edificala la Chiesa con un celebre Monastero di Monaci Basiliani sotto il titolo di S. Giorgio, per la somma divozione di tal Santo e concorso di popoli che venivano da remotissime parti ad adorarlo, lasciato il nome di Morgeto si disse questa terra S. Giorgio; alla quale va unita la terra di Polistena, cos’i detta per essere stata edificata da Polissena Ambiente, cittadina di detta terra di S. Giorgio, nel tempo di Re Roberto in un aulico suo Feudo, dal cui nome poi corrottamente si disse Polistena, come viene notato dal P. Girolamo Marafioti dei Minori Osservanti nelle sue Cronache di Calabria. »
(Domenico Valensise Monografia di Polistena, pag.167.)

Monografia di San Giorgio Morgeto del 1886, di Domenico Cangemi. Un ringraziamento particolare a Carlo Cleri.

1

2

3

4

567

8

9

10

002

Mosaico_Castello_di_San_Giorgio_Morgeto_(R.C.)

Mosaico di Re Morgete, foto di Vincenzo Guerrisi del 2 gennaio 2016, anche su Wikipedia.

San_Giorgio_Morgeto_(R.C.),_con_il_castello

San Giorgio Morgeto, con il Castello.

Vista_di_Polistena_dal_Castello_di_San_Giorgio

Vista di Polistena dal Castello di San Giorgio Morgeto.

Castello_di_San_Giorgio_Morgeto_(R.C.)

Castello di San Giorgio Morgeto (R.C.)

Fontana_Grande_simbolo_di_San_Giorgio_Morgeto_

Fontana Grande, simbolo del paese di San Giorgio Morgeto.

1) Il castello di San Giorgio Morgeto

2) Polistena vista da Altanum

  • Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria. Conforme all’ordine de’ testi greco, & latino, raccolte da’ più famosi scrittori antichi, & moderni …, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981. Consultabile on line in Google Libri.
  • Ettore M. De Juliis, Magna Grecia: l’Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Santo Spirito (Bari), Edipuglia, 1996.
  • Pasquale Scaglione (1808-1880), Storie di Locri e Gerace.
  • Nicolino Amendolia, La notte Morgezia (pubblicato a Napoli nel 1842).
  • Domenico Valensise Monografia di Polistena (1863).
  • Domenico Valensise Monografia di San Giorgio Morgeto (1882)
  • Domenico Cangemi, Monografia di San Giorgio Morgeto (1886).
  • Marcello Amendolea, “San Giorgio Morgeto”, in Calabria Letteraria, luglio-agosto-settembre 1961 (anno IX n. 7-8-9), pp. 27–28.
  • Tusa Sebastiano, La Sicilia nella preistoria, Palermo, 1999.
  • Storia di Tropea a fumetti, di Bruno Cimino.
  • Antonio Floccari, Storia di Cinquefrondi.
  • Italo 
  • Itali
  • Morgete
  • Morgeti

L’altare sotto il titolo del Ss. Crocefisso di patronato della famiglia Guerrisi.

L’altare del Santissimo Crocefisso, si trovava nella chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” di Cinquefrondi. Il 24 marzo 1757, furono spedite delle bolle per l’istituzione della cappella del Crocefisso, della famiglia Guerrisi di Maropati e Cinquefrondi. L’altare fu fondato da Angela Argirò in favore del chierico Michelangelo Guerrisi, con onore di una messa da celebrare ogni venerdì.(1)(2)

17800466_1870966309808903_4455724660731452638_n

Dalla visita del 1775 si rileva che nella chiesa arcipretale erano stati eretti altri due nuovi altari: uno dedicato all’Arcangelo Gabriele della famiglia Benevento e un altro dedicato al Crocefisso della famiglia Guerrisi, sede anche dell’omonima confraternita eretta il 23 agosto 1719.

Altra visita pastorale fu quella effettuata il 15 maggio 1706 dal Can. Gregorio Ruggiero, quando la Chiesa di Cinquefrondi era retta dall’arciprete don Carlo Diego Macedonio con l’assistenza di undici cappellani corali.

Il terremoto del 1783 distrusse completamente l’antica chiesa e la sua ricostruzione fu voluta sulle fondazioni dell’edificio precedente. Nella nuova chiesa erano stati eretti anche gli altari del Santissimo sacramento, del sangue di Cristo, dell’Immacolata Concezione, di San Raffaele Arcangelo, del Crocefisso e della Madonna delle Grazie.

                              Villa Guerrisi di Cinquefrondi, foto Vincenzo Guerrisi.

lIBRO DI GUERRISI SU CINQUEFRONDIQuesta di Michele Guerrisi fu Luigi, con tutti i limiti storico-scientifici-bibliografici, può considerarsi, cronologicamente, la prima monografia su Cinquefrondi. Un grazie a Giovanni Russo.

21762012_2619922358146653_350147286664027643_nI trisavoli (di Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita, grazie per la bellissima foto) Don Orazio Lupis Macedonio Manso Amato e Donna Clementina Guerrisi di Cinquefrondi.

1)Bollari dei vescovi di Mileto,  di F. Von Lobstein pag.264- 1358 (f.9.b)

2)Bollari dei vescovi di Mileto,  di F. Von Lobstein pag.148 secondo bollario numero 763 (f.135.r.). 1 ottobre 1723 furono spedite delle bolle in favore del chierico Michelangelo Guerrisi di Maropati, su presentazione del padre chierico coniugato Domenico Guerrisi, per la cappellania vitalizia, con onore di una messa a settimana da celebrare nell’altare di S.Antonio di Padova, eretta nella chiesa di Santa Lucia di Maropati, per legato del fu Pietro Guerrisi.

La Chiesa Matrice “San Michele Arcangelo” – Comune Cinquefrondi http://www.comune.cinquefrondi.rc.it/citta/arte-e-cultura/edifici/62-culto/149-la-chiesa-matrice-san-michele

Parrocchia San Michele Arcangelo Cinquefrondi http://www.parrocchiacinquefrondi.it/home/

Viaggio alla scoperta delle origini di Cinquefrondi | ApprodoNews http://www.approdonews.it/giornale/?p=209387

 

 

Il brigante Guerrisi Domenico

 

Il brigante Domenico Guerrisi era di Maropati, siamo nel 1809-1810, epoca dell’occupazione francese.(1)(2)(3) La leva obbligatoria venne introdotta nella Repubblica Italiana nell’estate del 1802, dopo le deludenti prove date dall’organizzazione dell’Esercito della precedente Repubblica Cisalpina, e seguì nelle norme basilari la legge francese del 1790. Fin da subito si verificarono, infatti, movimenti di opposizione alla coscrizione, messi in atto con azioni individuali o, spesso, con plateali manifestazioni di protesta, sfociate anche in fughe di massa dei giovani renitenti, spesso accompagnati nella fuga dalle famiglie, o negli assalti ai municipi e nell’incendio sia dei ruoli delle tasse che delle liste di leva. Tra il 1809 e il 1810 si svolge tutta la sua parabola, in una società tormentata dalla miseria, da balzelli e tasse rifiutati in blocco dalle popolazioni rurali.

Print_copy_of_horace_vernet

La fatale alleanza stipulata dai Piemontesi con i galantuomini nel 1860, non tardò a produrre i suoi frutti nel meridione. Le forze in campo nel 1862 impiegate in Calabria furono molteplici, ma in tutto il Meridione dalla Campania alla Calabria furono 120.000 uomini divisi in: 52 reggimenti di fanteria, 10 reggimenti di granatieri, 5 reggimenti di cavalleria; 19 battaglioni di bersaglieri. I Briganti commettono azioni di guerriglia, anche atroci, ed i soldati Piemontesi rispondono coi massacri, incendi, saccheggi e rappresaglie. Fucilano seduta stante, anche per un semplice sospetto, mozzando le teste e le ficcano ai vertici delle pertiche, squartando i cadaveri, violentando le fanciulle, crocifiggono e ardono vivi i meridionali infine impediscono la sepoltura delle vittime.  Inoltre agli uomini dell’esercito vanno sommati 7489 carabinieri, 83297 guardie nazionali, in totale le forze impiegate per sedare il brigantaggio furono 211.476 uomini. Tuttavia i guerriglieri meridionali erano 135.000 male armati, divisi in 488 bande scoordinate composta ogni una dai 5 ai 900 guerriglieri. Ad essi vanno aggiunti i contadini che informavano gli uomini in armi, le popolazioni che si sono ribellate in massa ed i parroci che fungevano da portalettere tra famiglia e guerriglieri. Tra il 1862 ed il 1870, ancora per capire, ci furono caduti in combattimento 154.850 uomini meridionali, fucilati o morti in carcere ancora 111,520 uomini numeri da capogiro. Non possono inoltre dimenticare i guerriglieri condannati che in tutto furono alla detenzione 328.637, e all’ergastolo 10.760. Sebbene le cose non migliorarono dopo un processo furono condannati 19.870 briganti dopo un processo ma senza processo il numero esubera in 479.000. I soldati Piemontesi invece ebbero poche perdite conteggiate così : caduti in combattimento 21.120, feriti o morti per malattia 1.073 dispersi o disertori 820.

1) ROCCO LIBERTI, Sanfedisti Giacobini Briganti nella Piana di Gioia Tauro, Cosenza 1988.

2) ROCCO LIBERTI, Il brigantaggio del Decennio francese nella Piana di Gioia, in HISTORICA, Rivista trimestrale di cultura, a. L, Aprile-Giugno, n. 2, 1997, pp. 72-82.

3) Giovanni Russo BRIGANTI NELLA PIANA DI GIOIA NEL 1810-1811

pasquale creazzo di cinquefrondi – L’Alba della Piana

http://www.lalbadellapiana.it/files/Giornale-settembre-2016.pdf

4) CaudinaValle – Brigantaggio.net

http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/Local/CaudinaValle.htm

5) Il Brigantaggio Calabrese 1861-1870 – Calabria .travel

http://www.calabria.travel/storia-della-calabria/il-brigantaggio-calabrese-1861-1870/

 

La campana del 1635 di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi

La campana del 1635 era sotto il patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi, si trova nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. Attraverso una serie di documenti  d’archivio
cercheremo,  di ricostruire e far conoscere la storia della campana.

DSCN0144 (2)
Campana del 1635

Nell’anno 1635 il sacerdote Don Francesco Guarrisi, pensò alla realizzazione di una campana in bronzo poiché  devoto a Santa Lucia, non si sa da chi venne fusa e dove. Sulla superficie della campana è ben visibile la data del 1635, l’immagine di Santa Lucia e l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi”.

DSCN1737La statua di Santa Lucia che si trova nella chiesa di Santa Lucia, la campana del 1635 con l’immagine di Santa Lucia.

Chiesa di Santa Lucia, campana del 1635, con l'immagine di Santa Lucia e l'iscrizione Don Franciscus Guarrisi 1635.

La campana del 1635 con l'iscrizione del nobile Don Franciscus Guarrisi.

Santa Lucia, nella chiesa di Santa Lucia, sulla campana e nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire

Cosi scrive, Giovanni Quaranta nel suo libro LA CHIESA DI S. LUCIA DI MAROPATI

La presenza di una seconda campana, che ancora oggi si conserva e che sotto l’effige della martire porta  impressa  la data del 1635 e l’iscrizione Don Franciscus Guarrisi,(1) ci viene confermata dalla  visita  che  il  regio tavolario Onofrio Tango  fece  tra il 1645 ed il 1646 quando  dovette procedere all’apprezzo dello Stato di Anoia per conto del Sacro Regio Consiglio in seguito al sequestro del feudo ai Ruffo. Il funzionario riporta che  “Nell’altro quartiere vi è una cappella di S. Lucia, dove si celebra a  devotione, e tiene le comodità, et due campane”.(2)

Vincenzo Guerrisi con la campana del 1635.Foto di Vincenzo Guerrisi

Uno dei documenti più antichi, che parlano del cognome Guarrisi poi Guerrisi in Calabria, è la visita svolta dall’allora vescovo di Mileto il 26 settembre 1630. Il vescovo visita la Chiesa di Santa Lucia (Maropati), dove si trova tuttora conservata una campana, che reca la data del 1635, l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.

Per ordine del Prefetto, negli anni ’30, la chiesa di Santa Lucia fu chiusa al culto.

La chiesa di Santa Lucia allo stato attuale si presenta in buone condizioni. Delle vecchie cappelle, si conserva solamente quello del Maggiore dove si trova la statua della Santa. Sulle pareti interne della chiesa sono ancora visibili le tracce dei due altari laterali. Le due campane sono conservate nella chiesa, una delle due, reca la data del 1635, con l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.

Chiesa di Santa Lucia (Maropati)

1) Maropati e dintorni, Anno I, n.1, Marzo 2006, p. 26.

2) G. CARIDI,  Popolazione e territorio nella Calabria Moderna,
Laruffa ed., Reggio Calabria 1994, p. 111.

3) Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati

4) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

5) http://fatti-italiani.it/chiesa_di_santa_lucia_(maropati)  Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

6) https://youtu.be/0KxApf0pNsM

 

 

 

La chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi

La chiesa dell’Assunzione di Maria vergine, era un luogo di culto cattolico di Maropati. Fu fondata da Don Antonio Guarrisi-Guerrisi, il 24 settembre del 1707, il feudatario decise di realizzare questa piccola chiesa, poiché  devoto alla Vergine Santissima dell’Assunta.

 

Il Sacerdote don Antonio Guarrisi, come sostentamento della chiesa dell’Assunzione, assegna in dotazione un podere di dodici tumulati, con alberi di querce e ulivo, nel paese di Feroleto della Chiesa, di valore di circa trecento ducati.

Nel libro di Antonio Piromalli (Maropati storia di un feudo e di una usurpazione), i morti a causa del terremoto del 1783 furono a Maropati 226, << tuttì gli edifici >> furono atterrati, i danni furono di 250 ducati.

Nel maggio del 1754 la chiesa venne visitata dal Vescovo di Mileto, la struttura doveva essere della stessa grandezza della vicina chiesa di Gesù e Maria, provvista di un solo altare.

Il luogo sacro fu distrutto dal terremoto del 5 febbraio 1783, non fu più riedificato. La chiesa oggi si ricorda con il nome dato a una stradina di Maropati “Vico Assunta”.

Foto di Vincenzo Guerrisi. Quanto rimase della chiesa dedicata alla Beata Vergine dell’Assunta, venne incorporato in una costruzione di Largo Assunta, forse nella casa dove abitò l’ultimo sacerdote della famiglia del Fondatore, don Francesco Guerrisi, morto a Maropati nel 1934.

Cosi scrive, Giovanni Mobilia nell’Alba della Piana, del Dicembre 2014. Quanto rimase della chiesa dedicata alla B.V. Assunta venne incorporato in una costruzione di Largo Assunta, forse nella casa dove abitò l’ultimo sacerdote della famiglia del Fondatore, don Francesco Guerrisi, morto nel 1934. A suffragio di questa tesi la presenza, fino agli anni ’70 del secolo scorso, sulla sommità della scala che conduceva al primo piano della costruzione, dei resti di quello che un tempo poteva essere stato l’altare maggiore.
La casa oggi appartiene a privati, ma a nostro parere rimangono validi dubbi che essa possa aver rimpiazzato la chiesa originaria che, più verosimilmente, si trovava confinante con l’abitazione del sacerdote. I resti dell’altare, infatti, potevano essere quelli di una cappella privata sacerdotale dove i presbiteri della famiglia Guerrisi, dopo il crollo della chiesa, celebravano privatamente la S. Messa.

Don Antonio, appartenente alla stessa famiglia, che fondarono la cappella di Sant’Antonio e dello Spirito Santo nella Chiesa di Santa Lucia di Maropati.

 

1) Antonio Piromalli, MAROPATI storia di un feudo e di usurpazione 1978

2) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

3) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/04/19/i-guarrisi-guerrisi-di-maropati/ https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/13/storia-dei-guarrisi-guerrisi-di-calabria/

4)  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.

 

 

L’altare sotto il titolo dello Spirito Santo di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi.

L’altare dello Spirito Santo, si trovava nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. La cappella dello Spirito Santo della famiglia Guarrisi-Guerrisi, fu fondata con atto notarile del 1740 dal reverendo Don Domenico Guarrisi. Don Domenico, dovrebbe essere il figlio o nipote di  Don Pietro, fondatore nel 1707-1708 della cappella di Sant’Antonio nella chiesa di Santa Lucia.

Nei documenti del 1729, la cappella eretta e fondata nella chiesa di Santa Lucia. Nell’anno  1832, un ulteriore documento attesta che l’altare è stata trasferita nella chiesa Matrice di San Giorgio Martire ed è di diritto delle famiglie Ciurleo e Iaconis.

800px-Chiesa_di_Santa_Lucia_(Maropati)Foto di Vincenzo Guerrisi,  chiesa di Santa Lucia e chiesa Matrice di San Giorgio Martire, anche su Wikipedia 2016.

Christ_with_the_Holy_Ghost,_Saint_Peter_the_Apostle_and_Sain_Wellcome_V0034059       Lo Spirito Santo con San Pietro e Paolo

 

1) A. PIROMALLI, Maropati: Storia di un feudo e di una usurpazione seconda edizione, Luigi Pellegrini Ed., Cosenza 2003, pp. 89-90  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.

2) Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati

3) http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014

4) CALABRIA-Maropati (R.C.) e la campana di Santa Lucia del 1635 https://youtu.be/0KxApf0pNsM

5) Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

6)  https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/13/storia-dei-guarrisi-guerrisi-di-calabria/

 

 

L’altare sotto il titolo di Sant’Antonio di Padova di patronato della famiglia Guarrisi-Guerrisi.

L’altare di S. Antonio di Padova, si trovava nella chiesa di Santa Lucia di Maropati. I primi atti della cappella di Sant’Antonio della famiglia Guarrisi-Guerrisi, sono del 21 febbraio 1707 e quelli del 24 maggio 1708. Nei documenti del 1707 la cappella era stata fondata dal fu Don Giuseppe ed il cappellano era il figlio chierico coniugato Don Domenico. Nell’anno 1708 l’altare fu fondato da Don Pietro. Dagli atti non sappiamo se Giuseppe (riportato nella visita del 1707) e Pietro (riportato nella visita del 1708) erano la stessa persona, e comunque appartenenti alla stessa famiglia.(1)

Campana Guarrisi-Guerrisi

Nel 1723 si riscontra un incartamento che tratta della cappella del santo di Padova, fondato da Don Pietro Guarrisi-Guerrisi, e di proprietà della Famiglia Guerrisi.

Il 21 febbraio 1758 furono spedite Bolle per la cappella dedicata a S. Antonio di Padova, eretta nella chiesa di S. Lucia nella terra di Maropati, in favore del chierico Don  Michelangelo Guerrisi della stessa località.
Vincenzo Guerrisi con la campana del 1635.
A Maropati, il terremoto del 5 febbraio 1783 provocò molti morti e fece danni ingenti all’intero abitato non risparmiando gli edifici sacri. Sicuramente, la volontà di riprendere prima possibile la vita di sempre fu certamente forte, tra i primi interventi ci fu quella di ripristinare le chiese inagibili o distrutte dal “flagello“.(3)
ANTONIO PIROMALLI, Maropati: Storia di un feudo e di una usurpazione
“dalla Contrada Corica e proprio dal fondo di D. Domenico Guarrisi, passa per Critì, Silvaggio, Poro, Cobbasina, Fossìa, Catampola, e termina alla metà della Contrada detta Campo”. Successivamente si passò all’ambito territoriale della chiesa di S. Lucia, alla quale si assegnò la cura di altre mille anime. Venne assegnato il territorio che “principia dalla Spezieria del sig. Speziale Tedesco, passa per La Croce e arriva alla casa di Francesco Coniglio; e ritornando indietro, volta per la casa di M.ro Vincenzo Agresta, e termina a quella di M.ro Giorgio Pancallo. Da detta chiesa di S. Lucia in giù camminando a man destra comprende li giardini del Campo ed Eja, si segue per Piscano, e Carrizzi, e arriva al feudo di Jola di la ritornando lungo il fiume termina alla Contrada detta Corica e proprio al fondo di Don Domenico Guarrisi.”(3)
Chiesa di Santa Lucia (Maropati)
Foto della chiesa di Santa Lucia di Maropati di Vincenzo Guerrisi anche su Wikipedia.
La cappella di Sant’Antonio di Padova nel 1843
La chiesa di Santa Lucia negli atti del 1843, è descritta così:  “La detta di S.a Lucia, che è il Tit.o della Chiesa, e dell’Altare Maggiore, con altri due Altari, uno in Cornu Evang. di S. Antonio di Padova, ed il secondo in Cornu Epist. di M.a SS.ma del Carmine.”(4) La visita è stata svolta il 4 luglio del 1843, dal delegato del vescovo il can. Bruno Bruzzese. “Tutta la chiesa è mantenuta con proprietà, e gli Altari forniti del convenevole e sono politissimi.”(5)

La chiesa, come altri edifici religiosi di Maropati, fu utilizzata come luogo di sepoltura, come si può evincere in alcuni documenti della metà del 1800. Nei documenti del 4 aprile del 1848, il sindaco scriveva al parroco, di aver ricevuto una lettera dal consigliere d’intendenza di Palmi G. De Nava, nella quale si disponeva che i cadaveri siano seppelliti nella Chiesa di Santa Lucia,  siccome la chiesa di San Giovanni che era destinata per camposanto era piena di cadaveri.(6)

Per ordine del Prefetto, negli anni ’30, la chiesa fu chiusa al culto. “La Chiesa parrocchiale è stata chiusa al culto per ordine del Prefetto perchè in pericolo. (7) La chiesa filiale di S. Lucia in condizioni mediocri per statica e decorazione”. La chiesa di Santa Lucia allo stato attuale si presenta in buone condizioni. Delle vecchie cappelle, si conserva solamente quello del Maggiore dove si trova la statua della Santa. Sulle pareti interne della chiesa sono ancora visibili le tracce dei due altari laterali. Le due campane sono conservate nella chiesa, una delle due, reca la data del 1635, l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.
DSCN1737La statua di Santa Lucia che si trova nella chiesa, con l’immagine di Santa Lucia sulla campana del 1635.
DSCN0144 (2)
Campana del 1635 l’iscrizione “Don Franciscus Guarrisi” e l’immagine di Santa Lucia.
1)Giovanni Quaranta http://www.anoiaonline.it/files/La-Chiesa-di-Santa-Lucia-di-Maropati_4517mh2c.pdf La chiesa di S. Lucia di Maropati
http://www.lalbadellapiana.it/files/13-15-Giovanni-Mobilia.pdf LA CHIESA DELL’ASSUNTA DI MAROPATI-Giovanni Mobilia dicembre 2014
2)D. CARBONE GRIO, I terremoti di Calabria e di Sicilia nel sec. XVIII, Napoli 1884, rist. anast. Barbaro Editore, OppidoM., 1999, pp. 147 e 151.

3) A. PIROMALLI, Maropati: Storia di un feudo e di una usurpazione seconda edizione, Luigi Pellegrini Ed., Cosenza 2003, pp. 89-90  Storia di un feudo. Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it.

4) A.S.D.M., Sante Visite, vol. 15, p. 860

5) A.S.D.M., Sante Visite, vol. 15, p. 861

6) A.S.D.M., Cart. Maropati, Chiese
7) A.S.D.M., Sante Visite, vol. 45, pp. 91-93L
8) CALABRIA-Maropati (R.C.) e la campana di Santa Lucia del 1635 https://youtu.be/0KxApf0pNsM
9)  Chiesa di Santa Lucia (Maropati) – Archive.is /5yuxS

La Madonna della Catena di Polistena

 

L’origine della festa della Madonna della Catena di Polistena, secondo la testimonianza di Girolamo Marafioti (1567- dopo il 1626 umanista, presbitero e storico), risale alla fine del 1500. Nel suo libro del 1601 il Marafioti ci racconta: ”in occasione della festività della Madonna …tra le altre allegrezze, si costumavano i giochi della lotta e della corsa, con la proposta di un onoratissimo  premio al vincitore”.(1)(2)

La  festa della Madonna di Polistena, si celebra la terza domenica dopo Pasqua. Si assiste ad un pellegrinaggio di massa degli abitanti dei paesi vicini. L’immagine della Madonna nell’atto di dare la libertà allo schiavo incatenato, è stata intepretata come un simbolo, per gli emigrati, delle partorienti e dei carcerati.

Madonna della catenaFoto processione Madonna della Catena di Polistena “anni 50-60”, a sinistra dietro il signore con il cappello, Vincenzo Cacciatore che stava accanto alla statua. Tale culto era stato fondato da Giuseppe Nicastro (Fondatore nel 1894 della chiesa della Catena), antenato di Vincenzo Cacciatore, figlio di Rosaria Nicastro.

La chiesa ospita al suo interno una statua della Madonna della Catena in cartapesta, copia di una in legno di Francesco Morani, distrutta in un incendio, negli anni cinquanta.(3)

Madonna-della-Catena-Polistena

La chiesa della Madonna della Catena,  fu eretta sui ruderi della chiesa di San Nicola distrutta dal terremoto del 1783. Fondata nel 1894 da Giuseppe Nicastro, l’intento del Nicastro era di rievocare la memoria di una più antica chiesetta dello stesso titolo, che sorgeva oltre il fiume Vacale.(1)(2)

Chiesa della Catena

Nel Marzo del 1999 nell’Ufficio della Diocesi Oppido–Palmi venne stipulata tra Cesare Nicastro (nipote di Giuseppe Nicastro fondatore della chiesa) e Mons. Domenico Crusco  una Convenzione che disciplina l’amministazione, la gestione e i tempi di utilizzo dell’Edificio. Da tale data la chiesa della Catena, rientra nei confini della Parrocchia di S. Marina Vergine (Duomo di Polistena).(5)

Dove nasce il culto della Madonna della Catena

Il culto della Madonna nasce a Palermo nel 1392, si racconta  nel libro di A.Mongitore che  tre uomini furono ingiustamente condannati. Furono condotti a Piazza Marina il 18 di agosto, dove avrebbero dovuto essere impiccati. Proprio mentre stavano preparando le forche, si scatenò un gran temporale che costrinse i carnefici a rifugiarsi nella Chiesa. In attesa che si potesse riprendere l’esecuzione, i tre condannati furono legati con doppie catene all’altare della Vergine, ma il temporale continuò per l’intera giornata, e le guardie dovettero passare la notte nella chiesetta per sorvegliarli. I tre si portarono lacrimando ai piedi della Madonna invocandola col titolo di Vergine delle Grazie e cominciarono a pregarla insistentemente, e a un tratto, mentre i soldati cadevano in un profondo sonno, le catene che trattenevano i tre si spezzarono e la voce della Madonna li rassicurò “Andate pure in libertà e non temete cosa alcuna: il divino Infante che tengo tra le braccia ha già accolto le vostre preghiere e vi ha concesso la vita!”.(4)

001 - CopiaRara immaginetta Maria ss. della Catena, protettrice degli emigrati, delle partorienti e dei carcerati.

Le catene caddero senza far rumore e la porta si spalancò, i tre innocenti uscirono dal tempio e le guardie si svegliarono solo all’alba. Subito i soldati riuscirono a riprendere i fuggitivi ma furono fermati dal popolo che ricorse al re Martino I. Quando questi andò nella chiesetta, coi propri occhi constatò il miracolo: le catene si erano infrante.

Subito l’eco del miracolo si diffuse ovunque, e frotte di pellegrini giunsero alla chiesa che ormai era chiamata “della Catena”. I miracoli si moltiplicarono e la Madonna della Catena divenne patrona di molti comuni dell’isola e venerata in tantissimi altri, e il suo culto arrivò in tutto il Sud Italia.(4)

 

(1) Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria.  Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601. http://books.google.it/books?id=LlawjHUbv9UC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false Consultabile on line in Google Libri

(2) Monografia di Polistena, del sacerdote Domenico Valensise 1863 http://books.google.it/books?id=EOTFzoLCVdUC&pg=PA96,M1#PPA95,M1

(3) http://www.madonnadellacatena.it/?page_id=227

(4) A.Mongitore, Palermo Divoto di Maria Vergine e Maria Vergine Protettrice di Palermo, vol 1., Palermo, 1719/1720, p. 299.

(5) Fusco, Polistena storia sociale e politica 1221-1979.