Cernatàli frazione di San Giorgio Morgeto (RC)

Nelle vicinanze di Altanum troviamo Cernatàli l’antico paese.(1)

Frazione di San Giorgio Morgeto, fondato dalle famiglie Guerrisi-Raffa-Monteleone, forse due secoli fa (1800 circa). Lo storico villaggio di Cernatàli, oggi abitato da pochi anziani che vivono come negli anni ’50. Tanti sono gli emigrati che tornano in estate, dalla Valle d’Aosta dove la comunità di San Giorgio Morgeto è radicata dagli anni ’60. Era noto il formaggio caprino, il ciocco per le pipe di bruvèra (l’erica). Oggi l’unico gregge rimasto (allevamento dei bovini e craprini) è affidato a Salvatore Guerrisi (di Giuseppe), il genero di Pasquale Raffa. Quello che ha reso famoso il villaggio sono le zampogne (ciaramèddhi), costruite da Michele Monteleone, alcune componenti anno 150 anni. Le zampogne del Monteleone sono sparse in Italia e in tutto il mondo.

21728205_2615261998612689_7253821683933922103_nZampogne di Pasquale Raffa nato il 20/11/1939 morto il 26/10/2013.

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Una foto di Pasquale Raffa 1939-2013, pubblicata il 21 dicembre 2013 nel Brigante.

Un ringraziamento particolare a Maria Guerrisi (nipote di Pasquale Raffa)  di Cernatàli.

La leggenda racconta, che i Verrisi (Guerrisi) si insidiarono sull’altopiano, forse due secoli orsono e che istituirono il primo nucleo abitativo di Cernatàli. Il termine Cernatàli deriva dal greco cerato (keratòs) corno o corneo,  che potrebbe significare ”quelli dalle corna”?  oppure da ”cerro” dalla presenza di vari tipi di quercia. Il paese si trova in piena area del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Di Vincenzo Guerrisi

DSCN1469Foto di Vincenzo Guerrisi Polistena, nella foto San Giorgio Morgeto sulla sinistra, vicino troviamo le rovine di Altano e dietro Cernatàli.

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Articolo pubblicato nello speciale “Il Vizzarro” uscito all’interno de L’Ora della Calabria il 19 dicembre 2013

Due maestri indiscussi: Pasquale Raffa di Cernatali di San Giorgio Morgeto, genero del grande maestro costruttore e suonatore Michelangelo Monteleone, e Leonardo Tassone, figlio di quel “Brunu lu Nigru” anch’egli costruttore e suonatore che ha divulgato la zampogna a chiave delle Serre, uno strumento del tutto particolare rispetto alle altre zampogne a chiave presenti in Calabria.

Michelangelo Monteleone aveva il suo laboratorio nel cuore dello Zomaro e da quel piccolo centro isolato che è Cernatali, produceva le sue zampogne per tutti i suonatori della provincia. In tanti accorrevano per accaparrarsi lo strumento che poi avrebbe scandito i tempi della comunità, matrimoni, feste patronali, serate da ballo e – ovviamente – la nascita del bambinello. Ancora oggi molti costruttori nella provincia di Reggio si rifanno al suo modello di zampogna.

Pasquale Raffa era suo genero e allievo, diventato con gli anni esecutore impareggiabile, tanto da venire citato nei testi etnografici più importanti. Nel volume “La capra che suona” Antonello Ricci e Roberta Tucci gli dedicano un ampio spazio, mentre la sua passata, “La Cadenza”, viene considerato uno dei pezzi di maggior pregio e di maggiore difficoltà per zampogna a chiave, sia per la bellezza della melodia, sia per l’abilità dell’esecuzione.(2)

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Michelangelo Monteleone di Valentino Santagati

Tutti costoro i suoni tradizionali non li amano e non desiderano conoscerli, impegnati come sono a metterli in scena, e non possono neanche apprezzare fino in fondo l’unico mastro liutaio della nuova generazione che potrebbe usare con disinvoltura l’arcaico tornio a pedale con la cordicella del giustamente leggendario Michelangelo Monteleone, defunto costruttore di zampogne un tempo attivo a Cernatali, nel comune di San Giorgio Morgeto. (3)(4)(5)

1) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2017/05/15/polistena-vista-da-altanum/

2) http://www.associazionebrigante.it/sito/?p=727|titolo=LE NOTE MANCANTI DEL NATALE.

3) http://www.brunomarzano.it/   Maestro liutaio e studioso della cultura musicale contadina calabrese…

4) Frasi di Giulio Angioni, al cui scritto sulla tecnica e il sapere tecnico nel lavoro preindustriale rimando il lettore interessato. Vedi G. Angioni, Il sapere della mano, pagine 91-115, Sellerio editore, Palermo 1986

5) “La capra che suona” Antonello Ricci e Roberta Tucci https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/57.html

5) Cernatàli l’antico villaggio delle Zampogne di Rosario Previtera  www.yac.mx

 

 

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Il nobile giudice Guerrisi del 1187

La prima menzione finora trovata sul nobile giudice Guerrisi risale al settembre 1187, quando il conte di Tricarico Ruggiero stando nel castello di Montoro, sia per parte sua che del fratello Guglielmo di Caserta, sono presenti per degli atti: nessuna altra informazione abbiamo in merito al  giudice Guerrisi, ricordato in quel documento, o sulla sua ascendenza.

·         1187, settembre.

Il conte di Tricarico Ruggiero stando nel castello di Montoro, sia per parte sua che del fratello Guglielmo di Caserta, presente all’atto, insieme al fratello Roberto di Lauria, concede all’abate di Cava Benincasa, che per i bisogni che riguardano gli uomini di Solofra e di Montoro delle terre del monastero si faccia riferimento alla Curia del monastero a Montoro dove costoro potranno convenire e dove ci saranno uomini mandati dall’Abate che rappresenteranno anche il Tricarico; per i bisogni degli uomini che con altri contratti tengono le terre del monastero si faccia riferimento a Montoro se le terre sono di Montoro e nella curia di Solofra, ma davanti a giudici di Serino, se le terre sono di Solofra. Se c’è un delitto grave tanto da richiedere la sua presenza egli pone come rappresentante il procuratore Alessandro. Scrive il notaio Falcone davanti ai giudici Gervasio, Guerrasi e Guglielmo di Montoro.

X (…) Dum Nos, Dei gratia Roggerius Tricarici Comes intus Castrum nostrum Montorii adessemus, Domnus Benencasa Religiosus Abbas Coenobii Sanctae Trinitatis Cavae ad nos sicut ei placuit, tamquam ad suum dilectum in Christo filium veniens, a nobis dilingenter ac benigniter postulavit pro parte nostra scilicet, et Domini Guilielmi egregii Casertae comitis charissimi fratris nostri, ut si partes praedicti Monasterii hominis nostros Montorii et Solofris, qui de terris ejusdem Monasterii ad laborandum tenent de forisfacto, quod in ipsis terris praefati Coenobij commiserint, vel de fructibus et frugibus earum convenire voluerint, in Curia ejusdem Monasterii, scilicet apud Montorium ipsos nostros homines cum nostra licentia convenire posint: Cuius tam religiosissimi viri ipsius Domni Abbati petitioni benigniter attendentes pro parte nostra et ipsius Domini Comitis Guilielmi dilectissimi fratris nostri cuius ad hoc bonam praesensimus voluntatem, quia praephatam Ecclesiam, quae nostrorum animarum mater est, et corporum praedecessorum nostrorum tutum et receptaculum debemus debito relevare et in melius quidem accrescere. Ideoque sicut nobis complacuit, pro salute animarum nostrorum defuntorum et pro nostrorum criminum relaxatione, concessimus eidem Domino Abbati, ut semper liceat partibus praedicti Monasterii homines nostros Montorii et Solofris, qui de terris ejusdem Ecclesiae ad laborandum tenent, vel alio modo ad laborandum tenuerint, in Curia praedicti Monasterii, scilicet apud Montorium, si ipsae terrae de tenimento Montorii fuerint, et si de tenimento Solofris ant Solofrae in curia etiam, ut dictum est praephatae Ecclesiae convenire, si aliquod forisfactum in ipsis terris Ecclesiae commiserint, vel de fructibus et frugibus suprascriptarum terrarum, et eas constringere ad faciendam exinde in iustitiam eidem Monasterio coram tamen Iudicibus Montorii. Si de tenimento Montorii suprascriptae terrae fuerint, sicut suprascriptum est. Et si de tenimento Solofre coram iudicibus nostris Serini secundum quod ipsi nostri Iudices indicaverint. Sed si aliquis de ipsis nostri hominibus ab ipsis partibus praedicti Monasterii, et senserit se esse gravatum, et ad nostram praesentiam venerit reclamandum, nos debemus causam ipsam, de qua inter eos agitur, seriatim audire, et si viderimus aliquem de ipsis nostris hominibus de jure suo fore in aliquo laesum, nobis liceat iuste et integre emendare. Ex quoniam ob facta plurima saepissime quod geritur ab humana memoria labitur, precibus igitur Alexandri Procuratoris rerum ejusdem Monasterii, quas ex parte ipsius Domni Abbatis studiose nobis porrexit, ut hoc perpetuo legentibus pateat, et in futuro memoriae commendetur, hanc nostram concessionem perpetuo valituram et a nostris haeredibus et successoribus summa authoritate tenendam, taliter tibi Falconi Notario in scriptis redigere iussimus. Inter virgulos legitur, petitioni, et ad majorem huius cartulae firmitatem NOBIS GERVASIO ET GUERRASIO ET GUILIELMO IUDICIBUS NOSTRIS MONTORII eam corroborare praecepimus. X Rogeriuis comes Tricarici. X Guilielmus comes Casertae. X Robbertus de Lauro. X Ego Gervasius iudex qui supra. X Ego qui supra GUERRASIUS IUDEX.  XEgo qui supra Guilielmus iudex. In pergamena, in Arm. II, O, N, 9. (Ibidem, pp.20-22).

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·         1194, marzo.

I fratelli Montorio e Martino, figli di Montorio qui fuit calcularius, vendono ad Alessandro de Alife quattro fondi nelle pertinenze di Montoro che erano state loro donate da Guglielmo, conte di Caserta, e dal nipote Giacomo di Tricarico. Alcune di esse confinano col rivus siccus.

X (…) Coram me Guerrasio iudice Montorius et Martinus germani et filii quondam Montorii qui dictus fuit calcularus coniuncti sunt cum Alexandro qui dicitur de Alife filio quondam Iohannis et ipsi fratres dixerunt sibi pertinere per donationem et traditionem egregii domini nostri Gulielmi Caserte comitis quam ipsis fratribus fecerat pro quadam terra eorum quam quondam Robbertus bone memorie casertanus comes pater eorum in ecclesia sancti Thome martiris obtulerat cum molino in qua illud fieri fecerat et ipsam donationem facerat tam pro parte sua quam pro parte illustris domini nostri Jacobi Tricarici comitis quattuor pecias terrarum in pertinenciis huius terre Montorii in loco ubi truclati dicitur. Una cum avellaneto. A parte meridiei finis vie. A parte orientis finis terre ecclesie sancte Marie de labucca. A parte septentrionis et a parte occidentis est finis rivi qui dicitur siccus. Alia pecia cum avellaneto. A parte septentrionis finis rivi qui dicitur siccus. A parte orientis finis Iohanni et Riccardi fratrum; et filiorum quondam Robberti PizzariA parte meridiei finis ipsorum fratrum et finis heredum quondam Mansonis Malabranca. A parte occidentis finis ipsorum heredum. Alia pecia cum arboribus vitatis. A parte orientis finis terre quam tenet Petrus de Sirino. A parte meridiei finis suprascriptorum fratrum Iohannis et Riccardi . A parte occidentis fine vie. A parte septentrionis finis Nicolaj de amato usque priorem finem. Quarta pecia cum avellaneto. A parte orientis terre ecclesie sancti Salvatoris. A parte meridiei finis terre ecclesie sancte Marie de bucca. A parte occidentis finis terre cavensis monasterii. A parte septentrionis finis ipsarum rerum cavensis monasterii et revolvit aliquantulum per iamdictam partem orientis, finis ipsarum rerum eiusdem ecclesie sancte Marie (…) cum omnibus que intra eas sunt cunctis suis pertinenciis et cum vice viarum. (…) Et taliter ego Vincencius notarius iussu suprascripti iudicis scripsi. X Ego qui supra Guerrasi iudex. (ABCArca nova XLIII,110 in G. Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta1956, pp.125-126).

·         1194, ottobre.

Il conte di Caserta Guglielmo e il nipote Giacomo di Tricarico, ciascuno per la sua parte, donano ad Alessandro di Alife sette fondi nel territorio di Montoro ubi Aterrana dicitur. Nel ottobre 1194, furono assegnate altre terre dal nobile giudice Guerrisi 

X (…) Nos Guilielmus Dei et imperiali gracia Caserte comes pro parte nostra et pro parte egregii Iacobi Tricarici comitis carissimi nepotis nostri in cambium donavimus et tradidimus Alexandro filio quondam Iohanni de Alife aministrationem regere cavensis monasterii quas in nostra terra Montorii habet septem pecias de terris nobis pertinentes in pertinentiis ipsius terre Montorii videlicet pro terra que fuit Bartholomei Dei domno dilecto quam terram ipsi Alexandro donaveramus secundum quam ipsa terra Gualterio Gaudenardo qui filiam suprascripti Bartholomei Dei domino dilecto in uxorem habebat reddidimus. Ideo ipsas terras in commutationem eidem Alexandro tradidimus quas terras caro stratigoto nostro Montorii coram Guerrasi iudice fecimus assignari. (...) Prima pecia cum avellaneto ubi Aterranu dicitur. (…) A parte occidentis fines Iohannis qui dicitur de Sirio.(…) A parte septentrionis fine Ursi de Anserada et Dactili fratris eius. Secunda pecia cum avellaneto et vitibus in eodem loco Aterranu. A parte occidentis fines Ursi de Lando (…). Tercia pecia cum aliquantis arboribus vitatis (…). A parte occidentis fines Nicolay Guerra et fratris eius (…). Quarta pecia (…). A parte orientis fines Petri qui dicitur de Manaredo. A parte meridiei fines Petri filii quondam Drogonis (…). Quinta pecia (…). A parte septentrionis fines heredum quondam Mosonis de Aterrano(...) Sexta pecia cum castanieto. A parte orientis fines terre ecclesie sancti Martini. A parte meridiei fines Parisii (…). Septima pecia cum aliquantis arboribus ubi Subia vocatur (…). X Ego qui supra Guerrasius iudex. X Ego qui supra Ricchardus iudex. (ABC, Arm. L. 37 in Ibidem, pp. 126-127).

 

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1)  Il conte di Tricarico Ruggiero, atto del settembre 1187 http://www.solofrastorica.it/Normanni.htm.

2) Contea di Tricarico – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Contea_di_Tricarico

3) Sanseverino (famiglia) – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Sanseverino_(famiglia)

Il nuovo ospedale di Polistena del 1974

La fondazione del nuovo ospedale di Polistena avvenne nel 1974,  ad opera del cav. Orazio Giffone (1) e del suo valido collaboratore, il primario chirurgo dr. Elio Monticelli. Il costo dell’opera è stato elevato da lire 700 milioni a lire un miliardo.

 

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Le prime indicazioni circa un ospedale a Polistena sono dei frati Osservanti nel 1537,  i francescani furono i principali propagatori del culto e della dottrina dell’Immacolata Concezione, la chiesa dell’Immacolata Concezione, apparteneva ai Frati Minori Osservanti, l’ospedale aveva sede nella chiesa.

L’abito francescano in un’incisione del 1904

Nel 1905, con fondi privati, in prossimità della chiesa dell’Immacolata Concezione, ci fu la fondazione del primo ospedale . Contribuirono in particolare Giuseppe Valensise e Giuseppe Milano (Principe di Ardore) e sua moglie. Contattato da Francesco Jerace, partecipò inoltre il Comitato Ungherese costituitosi per prestare soccorso alle comunità colpite dal terremoto del 1908.

Vecchio Ospedale di Polistena  chiesa dell'Immacolata Concezione.
Vecchio Ospedale di Polistena chiesa dell’Immacolata Concezione.

L’acquisto di un’ ambulanza per l’ospedale fu nel 1973, su iniziativa di Raffaele Lagamba (polistenese), con i soci del Circolo dei Calabresi di New York .

Ambulanza 1973 infer. Guerrisi-Giovinazzo

La prima sala operatoria fu realizzata nel 1947, quando l’ospedale viene ammodernato, a tale risultato contribuì il medico chirurgo Antonino Guerrisi (1900-1968), direttore sanitario dal 1947 al 1960. Il 10 dicembre 1974 viene inaugurata l’attuale sede del nosocomio.

Articoli del nuovo ospedale del 1971.

Ultimazione dei lavori Giffone Monticelli

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A sinistra Luigi Valensise con i suoi cognati Giuseppe Lombardi e Orazio Giffone.

La vera storia dell’ospedale di Polistena del 1974, raccontata sui giornali dell’epoca. Il S. Maria degli Ugheresi è stato fondato nel 1905 da Giuseppe Valensise. Il nome gli è stato dato in segno di riconoscimento verso un comitato di ungheresi che, nel 1908, ha aiutato economicamente l’ospedale. I presidenti che hanno lavorato alla realizzazione del nuovo ospedale, progettato per metà dall’ing. Rovere e per l’altra metà dall’ing. Amendolea con Orazio Giffone, Aldo Parello, Pietro Angelo Jerace e Mario Tornatora. L’ospedale è stato elevato ad ente ospedaliero nel 1972. Ringrazio per gli articoli di giornale e i volantini mio papà Francesco Guerrisi (1942-1993).

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PAPà OSPEDALE

(1) Orazio Giffone cognato di Giuseppe Lombardi  Podestà  (Sindaci di Polistena )  del comune di Polistena dal 1935 al 1941. Giuseppe Lombardi – Arte e Storia VG

(2) La Nobile Famiglia Giffone – Arte e Storia VG

(3) Luigi Giffone guru dello space planning – Arte e Storia VG

(5) Orazio Giffone e il nuovo ospedale di Polistena del 1971 su YOU TUBE

(6) CALABRIA-Polistena-Tropea (Giffone Famiglia) canzone Angelo Furfaro

(7) Storia del paese di Giffone (RC) fondato dalla famiglia Giffone di Polistena Cinquefrondi Tropea 

Santuario dell’isola di Tropea

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La  chiesa dell’isola si trova a Tropea, sulla rupe posta difronte alla città, una rupe che un tempo  era  circondata completamente dal mare. Già nel 1066, l’isola appare menzionata quando fu fusa la porta di bronzo della Badia Cassinese, per commissione dell’abate di Montecassino Desiderio.(1)(2)

Non si sa molto delle origini della chiesetta, più volte soggetta a interventi di manutenzione. Probabilmente fu eretta nel periodo dei bizantini, tra il sesto e nono secolo. Per molti anni appartenne ai monaci basiliani e a partire dall’undicesimo secolo vi abitarono i monaci Benedettini. Fu proprio Roberto il Guiscardo, il duca normanno, a volere il passaggio dal rito greco a quello latino, intorno al 1060. In seguito ai terremoti del 1783 e del 1905, si conserva ben poco della struttura originaria. La scala che si percorre per raggiungerla è stata realizzata intorno al 1810.(3)(4)(5)(6)

 

1) Una Chiesa Medioevale da riscoprire, S. Maria dell’Isola di Tropea di …

2) Santa Maria di Tropea, possedimento 

3) Pro loco Tropea – Chiesa di Santa Maria dell’Isola

4) La chiesa dell’isola di Tropea – infotropea 

5) Santuario Santa Maria dell’Isola a Tropea – Calabria Vacanze …

6) Interno della chiesa – Foto di Santuario Santa Maria dell’Isola, Tropea …

Palazzo Giffone di Tropea

Palazzo Giffone

Palazzo Giffone un tempo dell’omonima famiglia nobili di Tropea e Polistena. Risalente alla prima metà dell’800, ubicato in pieno centro storico in largo Galluppi, è costituito da 3 piani, un androne interno con volta a botte ed un cortile dal quale si accede ai piani superiori.(1) 

Oggi il palazzo appartiene al patrimonio demaniale, su cui da decenni si dovrebbero effettuare lavori di restauro.(2)(3)(4)(5)

Stemma Famiglia Giffone Tropea                                 Stemma famiglia Giffone di Tropea

 

(1) Tropea – Palazzo Giffone – Gazzettino di Tropea e dintorni

(2) Tropea Magazine – I Sindaci di Tropea 1321 a oggi 

(3) Tropea- Francesco Puglisi Pama Graphicolor Rimini 1984

(4) Tropea- Francesco Laganà Pellegrini Editore Cosenza 2011

(5) Dossier Tropea- Giuseppe Lonetti Romano Edizioni Tropea 1990

 

 

 

Domenico Valensise Monografia di Polistena

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Domenico Valensise, nato a Polistena il 13 dicembre 1832 e morto  il 17 gennaio 1916.(1)(2)(3) Ordinato giovanissimo sacerdote, conseguì la laurea in teologia a Napoli. (4) Fu nominato Canonico e Giudice sinodale della diocesi di Mileto.  Nel 1888 Leone XIII lo elesse Vescovo di Ascolana e poi Nicastro. Colpito da male agli occhi, rinuncio alla diocesi all’inizio del ‘900,  per rimeritarlo delle sue virtù il sommo Pontefice, lo promosse Arcivescovo titolare di Ossirinco (antica sede metropolitana d’Eggito). Nel 1914 Pio X gli conferisce l’alto grado di assistente al soglio Pontificio col titolo di Conte Romano.

La prima pubblicazione di Monografia di Polistena, fu a Napoli nel 1863. (5)(6)(7)(8)

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Nel frattempo andavano susseguendosi le sue pubblicazioni, e la fama di teologo, letterato, storico e poeta. Meritò di essere iscritto a varie e importanti  accademie, tra le più importanti; la buona novella di Firenze, l’accademia cosentina, la Filosofico-medica S. Tommaso di Bologna, L’immacolata di Roma.

Cenni storici su Polistena.

« Delle più celebri terre della Calabria è quella di S.Giorgio detta prima Morgezia, per essere stata edificata da Morgete figliuolo di Italo; ma in progresso di tempo essendo in detta terra edificala la Chiesa con un celebre Monastero di Monaci Basiliani sotto il titolo di S. Giorgio, per la somma divozione di tal Santo e concorso di popoli che venivano da remotissime parti ad adorarlo, lasciato il nome di Morgeto si disse questa terra S. Giorgio; alla quale va unita la terra di Polistena, cos’i detta per essere stata edificata da Polissena Ambiente, cittadina di detta terra di S. Giorgio, nel tempo di Re Roberto in un aulico suo Feudo, dal cui nome poi corrottamente si disse Polistena, come viene notato dal P. Girolamo Marafioti dei Minori Osservanti nelle sue Cronache di Calabria. »
(Domenico Valensise Monografia di Polistena, pag.167)

Tra i pochi poi che di Polistena scrivendo si siano, come da principio dicemmo, per l’aggiunta di qualche nuova cosa dal Marafioti scostati voglionsi annoverare il Vivenzio, il Caristena, il Grimaldi ed il Sacco. Questi infatti concordemente affermano esser stata Polistena sotto l’imperio greco fondata, e dall’ Imperadore Federico notevolmente ingrandita. Ma per quanto gradite, ed alla patria nostra onorevoli potessero tornare cosiffatte notizie, non vi a documento che li confermi. Sia pero che si voglia di ciò; ed aggiusti pure il lettore quella fede che gli piace all’autorità del Grimaldi, del Sacco, del Caristena, e del Vivenzio; a noi, che tutte sul proposito abbiam cercate le biblioteche e il grande Archivio del Regno, e dato poter con osservanza affermare la origine della patria nostra andar tuttora ignorata, e quanto dai prelodati autori sulla stessa fu scritto non iscontrar nell’istoria documento di sorta.

La vicinanza di Altanum con Polistena

L’origine di questa città perdersi nella oscurezza dei tempi: ma ne fanno parola l’Itinerario di Antonino, Diodoro nel terzo libro delle guerre di Africa, e Proclo nella narrazione delle guerre dei siracusani. Totila l’ebbe abbattuta, e in segno di dispregio al nome di Altano surrogò quello di Casignana. Or sebbene  la vicinanza di questa città e la emigrazione dei suoi cittadini seguita nel 1059, epoca appunto circa la quale si crede nata la nostra Polistena.

Quelli che tengono come certa la notizia data dai suddetti cronisti, cioè, che Polistena sia surta sotto lo Impero di Oriente, in congetturando circa i fondatori di essa credono si fossero i cittadini di Altano. E a sapere per tanto, che a tre miglia da Polistena su certo spianato delle montagne sonovi alcuni ruderi  diconsi avanzi del distrutto Altano; ed il luogo va detto S. Eusebio, che si vuol di quello originario. Domenico Valensise, Monografia di Polistena, Napoli, Tipografia di Vincenzo Marchese, 1863, pp. 21-25.(9)

 

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(1) Convegno sulla morte di mons. Domenico Maria Valensise – Calabria …

(2) Polistena, convegno centenario morte Mons. Valensise | ApprodoNews

(3) centenario morte Mons. Valensise | ApprodoNews

(4) La Civiltà cattolica

(5) D. Valensise, Monografia di Polistena, 1863 – Scribd

(6) Monografia di Polistena – Domenico Valensise – Google Books

(7) Monografia di Polistena : Valensise, Domenico, 1832-1916 : Free …

(8) Monografia di Polistena – Franco Pancallo Editore

(9) Polistena vista da Altanum

 

 

Dal conte Warin ai Guerrisi-Guerrini

Il  conte Guerino o Warin di Provenza in Francia, conte di Alvernia, Autun e di Provenza.

Conte d’Alvernia dall’819 all’839 di Provenza dall’830 circa all’845 e conte di Autun dall’832 alla sua morte 853. (1)     Guerino di Provenza     Guerino I d’Alvernia    Guerino di Turgovia.

Guerino di Turgovia stemma dei Welfen

Secondo il cronista Ekkehard IV, la discendenza nobile della casata alla famiglia dei Welfen o Guelfi, viene fatta risalire al conte Warin o Guerino di Turgovia in qualità di administratores Alamanniae.

A sinistra in alto, lo stemma di Guerino e Adelinde fondatori dell’Abbazia di Buchau nel 770.

Guerino di Provenza nipote di Guerino di Turgovia , definito illustre conte viene citato in altri due documenti delle Caroli Calvi Diplomata, rispettivamente la n° LXXI, dell’847 e la LXXXVI, dell’849, di donazioni del re dei Franchi occidentali, Carlo il Calvo.(2)(3)

Guerino I d’Alvernia, parente con Guerino di Turgovia. Si suppone che fosse figlio o nipote di Adalardo († 763) parente di Carlo Martello,  conte di Chalon nell’ambito del ducato di Borgogna, il quale fu ucciso difendendo Chalon contro Waifer, duca di Aquitanis.

La famiglia Linari, forse discende dal conte Guerino o Warin di Provenza. I Conti di Linari furono un’antica famiglia nobile, originaria dell’omonimo villaggio nell’alta valle del Lamone. Verso il 1360 i Fiorentini distrussero il loro castello, Giovanni di Linari si riparò a Marradi. Il suo abiatico Battista Guerrino morì nel 1416, i suoi figli si chiamarono Guerrini. (4)

La famiglia Guerrisi forse è considerata un ramo del casato di Guerino o Warin, in pratica una variazione cognominale dovuta, probabilmente, alla necessità di sfuggire a delle persecuzioni tra guelfi e ghibellini.(5) Mantennero lo stemma della famiglia.

Anche Warin de Lisle Sir Waryn de Ysle-Inghilterra. Data di nascita: circa 1272 morto nel 1322 nel suo stemma di famiglia raffigura un leone rampante incoronato. Sir Warin de Lisle Custode del Castello di Windsor, suo padre morì nel 1288,  Warin ereditò molti Stati, principalmente incentrato su Kingston Lisle  nel Berkshire e Stowe-Northamptonshire-Inghilterra.

I warin d'inghilterra

Guarino o Guerino dal nome germanico Warin che, tratto dalla radice war (o waran, “difesa”, “guardia”), può essere tradotto come “il difensore” (o “il protettore”, o “che difende”, o altre varianti sul tema).

Guarino è anche un cognome, che troviamo, ad esempio, in un atto del 1270. Varianti del cognome sono Guarini, Guerin, Guerini, Guerrini e Guerrisi.

Wernigeroder Wappenbu

(1) P. Guinard, Recherches sur les origines des seigneurs de Semur-en-Brionnais, Semur-en-Brionnais, 1996.

(2) (LA) Monumenta Germanie Historica, Scriptores,tomus III: Annales Lausonenses pag 152.

(3) (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, Tomus VI:Ludovici Pii Imperatoris Diplomata, n°CXXXIV pag 546.

(4) Ernst Wilhelm, Prince de Lynar, conte de Redern, 1924|Genell.net.

(5) Heraldris  Institute of Rome, origini del cognome Guerrisi. http://www.solofrastorica.it/Normanni.htm

(6) Storia del conte Warin o Guerino ai Guerrini-Guerrisi

Francesco Guerrisi e la seconda guerra mondiale

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Francesco, nato a Polistena il 23 gennaio del 1915, sposato con Spina Carmella. Figlio di Domenico e Fonte Nicolina. Soldato nel fronte territorio metropolita, muore a Polistena il 22 marzo 1944 durante la convalescenza concessa dall’ospedale di Napoli per malattia contratta in guerra, turbercolosi polmonare. (1)

Cimitero di PolistenaCimitero di Polistena.

Polistena monumento ai caduti, foto del '900.Polistena monumento ai caduti, foto del ‘900.

Fratello di Vincenzo Guerrisi (1899-1974), figlio del nobile Domenico (cugino di Don Giovanni di Cinquefrondi),(3) chiamato come soldato di leva di prima categoria della classe 1899 del distretto di Reggio Calabria. Il 26 novembre 1923, gli viene consegnato l’attestato e le medaglie, come soldato vincitore della prima  guerra mondiale.(1)  Autorizzato a fregarsi della medaglia della vittoria n° 194245, concessione n°1215423 classe 1899. Il 31 maggio 1971 gli viene consegnato l’attestato e le medaglie, Ordine di Vittorio Veneto, numero di ordine 6717, onorificenza di cavaliere dell’ordine di Vittorio Veneto.(4)

Guerrisi Vincenzo, attestati e medaglie, prima guerra mondiale,
Guerrisi Vincenzo prima guerra mondiale

Zio di Domenico Rocco (1921- disperso, figlio di ). Soldato del 52° Reggimento di Artiglieria – Divisione Fanteria Torino. Catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed imprigionato nel Reclusorio militare di Peschiera del Garda (Verona). Deportato il 20 settembre 1943 nel Campo di concentramento di Dachau. Arrivato il 22 settembre 1943. Matricola 54230. All’atto dell’immatricolazione il nome viene storpiato in Guerresi. Trasferito al Campo di concentramento di Buchenwald il 4 dicembre 1944, dove se ne perdono le tracce. Presumibilmente morto a Buchenwald.(5)

guerrisi domenico rocco
Guerrisi Domenico Rocco disperso seconda guerra mondiale

Foto storica della via Timpa di Polistena, anni ’40-’50.

I Guerrisi di Polistena 1900 (2)A sinistra lo zio di Francesco, Giuseppe Fonte, con i fratelli di Francesco, Vincenzo, Giuseppe e Agostino.

(1) Giovanni Russo ”Non dimenticateci Caduti e dispersi  polistenesi nella seconda guerra mondiale”.

(2)  e .

(3) La “leva” è uguale per tutti… o quasi – L’Alba della Piana Giovanni Quaranta

(4) Attestato a Guerrisi Vincenzo, Roma 26 Novembre 1923. – Attestato a Guerrisi Vincenzo, Roma 31 maggio 1971.

(5) Nonno Domenico è finalmente uscito dall’oblio | Dimenticati di Stato

(6) Storia di un giovane soldato di Polistena

 

 

 

 

Guerrisi Vincenzo e la “Grande Guerra”

 

DSCN1668 (2)

Vincenzo Guerrisi, nato a Polistena (RC)  il 23 gennaio 1899, figlio del nobile Domenico (cugino di Don Giovanni di Cinquefrondi)(1) e Fonte Nicolina. Sposato con Concetta Pronestì,  chiamato come soldato di leva di prima categoria della classe 1899 del distretto di Reggio Calabria.

Polistena monumento ai caduti, foto del '900.Polistena monumento ai caduti, foto del ‘900.

DSCN1652Il 26 novembre 1923, gli viene consegnato l’attestato e le medaglie, come soldato vincitore della prima  guerra mondiale.(1)  Autorizzato a fregarsi della medaglia della vittoria n° 194245, concessione n°1215423 classe 1899.(3)

DSCN1648Il 31 maggio 1971 gli viene consegnato l’attestato e le medaglie, Ordine di Vittorio Veneto, numero di ordine 6717, onorificenza di cavaliere dell’ordine di Vittorio Veneto.(3)

Guerrisi Vincenzo, attestati e medaglie, prima guerra mondiale,

Guerrisi Vincenzo, attestati e medaglie, prima guerra mondiale, Roma 1923 e 1971.

Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto.

Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto.

Vincenzo nella seconda guerra mondiale perde il fratello, Francesco Guerrisi  (23-01-1915) soldato nel fronte territorio metropolita, muore a Polistena (22-03-1944) durante la convalescenza concessa dall’ospedale di Napoli per malattia contratta in guerra, turbercolosi polmonare. E il figlio Guerrisi Domenico Rocco (26-08-1921), soldato del 52° Reggimento di Artiglieria – Divisione Fanteria Torino. Catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 ed imprigionato nel Reclusorio militare di Peschiera del Garda (Verona). Deportato il 20 settembre 1943 nel Campo di concentramento di Dachau. Arrivato il 22 settembre 1943. Matricola 54230. All’atto dell’immatricolazione il nome viene storpiato in Guerresi. Trasferito al Campo di concentramento di Buchenwald il 4 dicembre 1944, dove se ne perdono le tracce. Presumibilmente morto a Buchenwald.

Nella foto, Concetta Pronestì con il marito Vincenzo Guerrisi, i figli; Agostino, Domenico Rocco, Giuseppina e Pasqua.

Il cavaliere Vincenzo Guerrisi muore a Polistena nel 1974, seguito dalla moglie Concetta.

Domenico Rocco e Vincenzo Guerrisi medaglia di bronzo RCNella foto Vincenzo Guerrisi (Reggio Calabria), il 2 giugno 2017  è stata consegnata la Medaglia d’Onore di bronzo  alla Memoria di Domenico Rocco Guerrisi nonno di Vincenzo.

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Polistena vecchia foto anni ’40-’50, via timpa-ponte, Francesco Mercuri Guerrisi-Antonio Cotrone Pronestì ecc, parenti di Vincenzo Guerrisi.

(1) La “leva” è uguale per tutti… o quasi – L’Alba della Piana Giovanni Quaranta

(2) La prima guerra mondiale è conosciuta anche con il termine di “Grande Guerra” perché così apparve alle popolazioni che vi si trovavano coinvolte. Era una guerra “Grande” non solo per estensione dei fronti e per numero degli stati coinvolti: mai prima c’erano stati tanti soldati in trincea, tante armi in dotazioni agli eserciti, tante industrie impegnate a sostenere lo sforzo bellico.

(3) Attestato a Guerrisi Vincenzo, Roma 26 Novembre 1923. – Attestato a Guerrisi Vincenzo, Roma 31 maggio 1971.

(4)  Nonno Domenico è finalmente uscito dall’oblio | Dimenticati di Stato

(5) Storia di un giovane soldato di Polistena

 

(6) Medaglia Guerrisi Domenico Rocco – Arte e Storia VG

(7) Guerrisi Domenico Rocco

(8) Storia del cognome Guarrisi-Guerrisi di Calabria

(9) Guerrisi

(10) I Guarrisi-Guerrisi di Maropati

(11) Guerrisi Conti Nobili

Guerrisi

Dal nome germanico Warin che, tratto dalla radice war (o waran, “difesa”, “guardia”),(1)(2)(3) può essere tradotto come “il difensore” (o “il protettore”, o “che difende”, o altre varianti sul tema).(4)(5)(6)

Il cognome appare variamente deformato nei documenti: Guarrisi 1600-1707; Guerrise 1700; Guerrisi 1720 a 1884 a oggi.(3) In alcuni documenti della seconda guerra mondiale il cognome del soldato Guerrisi Domenico Rocco diventa; Guerresi-Waris-Gvarisi.

Un attestato del 1187, che parla del cognome Guerrisi,(7) la famiglia Guerrisi, ha un ceppo nel mantovano e veronese ed uno in Calabria. Il cognome dovrebbe derivare, direttamente o attraverso alterazioni dialettali, dal nome Guerrasius, un’italianizzazione del nome germanico Warin. Il nome del giudice Guerrasius o Guerrasio dichiarato nobile, si trova in tre atti uno con la data del 1187 settembre e gli altri due del 1194 marzo e ottobre.(8) Tutti e tre parlano dei conti Tricarico che stava nel castello di Montoro Avellino. Lo stemma raffigurato ci riporta al conte Guerino di Provenza, nipote di Guerino di Turgovia.(9)(10)

Varianti del cognome sono Guarino, Guarini, Guerin, Guerini e Guerrini.(4)

 

Storia del cognome Guarrisi-Guerrisi di Calabria

Stemma Guerrisi

 

(1) Michele Francipane, Dizionario Ragionato dei cognomi italiani

(2) Emidio De Felice, Dizionario Dei cognomi italiani

(3) Antonio Piromalli, Maropati, storia di un feudo e di una usurpazione Maropati: storia, dalle origini al 1900 – Ilmiosud.it. ^ Storia di un feudo (EN) Warin

(4) Alfonso Burgio, Dizionario dei nomi propri di persona

(5) Guerrino

(6) Origine E Storia Dei Cognomi Italiani Ettore Rossoni

(7) https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2016/11/20/guerrisi-conti-nobili

(8) l’atto del 1187 e firmato dal giudice Guerrasius-Guerrasio dichiarato nobile, i due atti del 1194 forse era il figlio del primo visto la data.

(9)  RootsWeb: GEN-MEDIEVAL-L NEW FORUM READY!/IL NUOVO … Annuaire genèral hèraldique universal paris: institut hèraldique, 1901. (FR) Almanach De Gotha Pour L’ Année …: annuaire généalogique, diplomatique et statistique, Chez Justus Perthes, 1º gennaio 1836.

(10) (EN) Nobiltà carolingia-Warin. Isanbart-Guerino, conte di Provenza, Chalon e Macon (Des Franken). Heraldris  Institute of Rome, origini del cognome Guerrisi.