Francesco e Giorgio Guerrisi vittime del bombardamento della Fabbrica Fiorentini 3 Marzo 1944

Francesco Guerrisi (1887-1944 di Vincenzo) deceduto con suo figlio Giorgio (1928-1944), nel bombardamento di Roma il 3 marzo 1944.

Francesco nasce a Maropati il 3 aprile del 1887, sposa Teresa Ciurleo nata a Maropati il 17 febbraio del 1895 deceduta il 4 ottobre del 1957.

Targa in memoria delle vittime del bombardamento della Fabbrica Fiorentini https://www.rerumromanarum.com/2019/04/targa-in-memoria-delle-vittime-del.html

Soldato Guerrisi Vincenzo di Maropati morto il 3 dicembre 1944 a Poljana Croazia – Arte e Storia VG (wordpress.com)

1) Targa in memoria delle vittime del bombardamento della Fabbrica Fiorentini https://www.rerumromanarum.com/2019/04/targa-in-memoria-delle-vittime-del.html

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Magnifica Caterina Guarrisi coniugata con Magnifico Michele Angelo Colloridi

In lavorazione….

La famiglia Guerrisi-Colloridi imparentati con la famiglia;

Giuseppe Colloridi deceduto nel 1776, figlio del Magnifico Michele Angelo e Magnifica Caterina Guerrisi.

1) Il sig. Carmine Guarrisi e la sig. Antonia Marchesano di Maropati-Tritanti https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2020/03/08/il-sig-carmine-guarrisi-e-la-sig-antonia-marchesano-di-maropati-tritanti/?fbclid=IwAR23TsqNOLJX16STKpAMpS2ovMM-dZ5zGAdrU8GnzySzn8IhNM98xh3mpYo

2) Francesco Guerrisi proprietario coniugato con la signora Francesca Politi (https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2020/02/12/il-signore-francesco-guerrisi-del-1738-e-la-signora-francesca-politi/?fbclid=IwAR14NdrK14bXZzmRjhY82s0TkqrJx_pZwEPfIUbwIMAsKvFH6MUQcDdI4Pw).

3) Michele Guerrisi 1715-1806 Arciprete di Cinquefrondi https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2020/11/08/michele-guerrisi-1715-1806-arciprete-di-cinquefrondi/?fbclid=IwAR2KRdQ36mHiPhkIBLi69f7rC5_qNSyK6STezT-z2i5FeyZ9C_DaddzWGfY

4) Il sig. Carmine o Carmelo Guarrisi e la sig. Teresa Fazzari di Tritanti-Cinquefrondi https://vincenzoguerrisi.wordpress.com/2020/11/27/il-sig-carmine-guarrisi-e-la-sig-teresa-fazzari-di-tritanti-cinquefrondi/

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Fonti da studiare

Roscille Loches, figlia della signora Tescende e del signore del castello Garnier (Warnerius), signore di Loches (Turenna), sin dal 905 circa (Warnerius … figlio di Adalaudi ” aveva tre castelli “a Turonico … Lochas atque Villentrasti et Haia”).

Wfarius, duc d’Aquitaine, 18.
Walterius, Gautier.
VVaxdrille (S’), Gandregisillus, 18.
Warnerius, Garnier.
Westsaxones, habitants du Wessex (Angleterre), 20. — Roi : Astolf.
Willelmus, Wilermus, Guillaume.
Wfariiis, Waïfre.
Windesmodis, fille d’Adèle, petite- fille de Humbert de Mâcon, 249.
[WisiGOTHs]. — Rois : Alaric P^ Aiaric II, Athanaric, Théodoric, Thorismond. — Voir Goths.
Witdo, Gui. ( Ci’KRiN, Gerinus, frère de saint Léger, 18. GrÉRiN de Chouzy, Garinus, 125. Guferius, Gufferius, Gouffier. Cri, Guido, Wido, Witdo. Gui, évêque du Fuy, fils de Foulque
le Bon, 37, 247. Gui, évêque de Soissons, fils de
Foulque le Roux, 33, 34, 247. (iui, seigneur de Laval. — Prend
part à la bataille d’Alençon, 158.
— Se révolte contre Geoffroi le Bel, 201. — Fait sa soumission, 202.
[(iui Vj, vicomte de Limoges, 252. Gui, fils de Guillaume III, comte de
Poitou, 248. Gui II de Senlis, bouteiller de
Louis VII, 245, note 2. Gui de Upione, fils de Windesmodis,
249. Gi’i-Gi:()Ki-iu)i, comte de Poitou. — Voir îuillaumc VI. a pag.283-284).

Igitur iste Fulco uxorem nobilem de pago ïuronico duxit, nomine Roscillam, Warnerii filiam^ cujus erant tune tria cas- tella in Turonico, illud quod dicimus Lochas atque Yillen- trasti et Haia, quorum duo postea Fulco non bona ratione adquisivit. Warnerius iste, cujus filiam Fulco duxit, iilius Adelaudi fuit, iilius scilicet cui Karolus Galvus Lochas dédit. Qui Ambazium, sibi similiteraregedatum, Adalaudo episcopo, fdio suoex baptismo, et fratri suo, cum adhuc villa esset, reddi- derat. Nam jure hereditario eis contingebat eisque pernimium parvulis predictus rex abstulerat.
Iste Fulco longevo tempore vixit fdiosque suos adultos vidjt, quorum unus, nomine Guido, per Hugonem abacomi- tem Suessionis episcopus factus^, quedam improbabiliter fecit, sed illud laudabile et clarum fuit quod Karolum Stultum, quem paulo ante dixi remansisse de Lodovico Nichil Fecit, quem supra memoravimus orphanum, ipsum a Normannis captum, negligentibus aliis Francis, ipse Guido, obses spon- tanée factus pro eo, laudabiliter a vinculis abstraxit^. Habuit et Fulco Rufus alium filium, nomine Ingelgerium, adolescen- tem militarem et validum. Qur* ubi primum adolevil, pollens viribus et ingenio decoraque facie, non se laxui neque inertie corrunipendum dédit, sed equitamào pluinmai preclara /aciebat et minimum ipse de se loquehalur. Quibus actibus suis omnibus •’• vehementhsime carus, hostibus vero terrori habebatur. Sed iste Normannis resistendo multas preclaras pugnas perfecit ; a (Chroniques des comtes d’Anjou et des seigneurs d’Amboise, pub. par Louis Halphen et René Poupardin https://archive.org/stream/chroniquesdescom00halpuoft#page/32/mode/2up). 0

Rosalia o Roscilla (seconda metà del IX secolo – …) moglie di Folco I d’Angiò primo Conte d’Angio dal 930 al 942, ma prima fu visconte d’Angers (prima dell’898930) e di Tours (prima del 905909) e anche conte di Nantes (909919). prima casa d’Angiò.

Rosalia o Roscilla, sposa Folco I d’Angiò primo Conte d’Angio.

Verso il 909, Folco ottenne il titolo di conte d’Angiò, in quanto il 30 ottobre di quell’anno controfirmò un documento, con il titolo di visconte d’Angiò e di Tours (Domni Fulconis Andecavorum comitis, Tedbaldi Turonorum vicecomitis) (la viscontea di Tours era stata concessa a Tebaldo il Vecchio).
Il titolo di conte però non gli venne riconosciuto, infatti in un documento del 13 novembre 912, firmò senza alcun titolo, mentre, in un documento dell’agosto 924, si firmò col titolo di visconte.
Infine con le due donazioni in suffragio del padre Ingelger, del figlio Ingelger, del suocero Guarniero e della suocera Tescende, fatte assieme alla moglie Rosalia ed ai figli maschi Guido e Folco, tra il 929 ed il 930, si cita come conte di Angiò: il primo documento è il n° XXXIII del Cartulaire noir de la cathédrale d’Anger, ed il secondo documento è il n° CLXXVII del Cartulaire de l’abbaye de Saint-Aubin d’Angers, Tome I. Pare che il titolo di conte gli fu definitivamente riconosciuto solo nel 930, quando il suo signore, duca dei Franchi e conte di Parigi, Ugo il Grande, gli attribuì tale titolo in uno dei suoi documenti.

Rosalia di Loches aveva sposato Folco il Rosso, Rosalia originaria della Turenna, che era figlia di Guarniero (Warnerius), signore di Loches e di altri due castelli, come ci confermano sia la Chronica de Gestis Consulum Andegavorum, Chroniques d’Anjou, la Historia Comitum Andegavorum, Chroniques d’Anjou e i Gesta Consulum Andegavensium e di Tescende ed ebbero cinque figli:

Niccolò de’ Terzi il Guerriero

IN LAVORAZIONE

DA CONTROLLARE LE FONTI

Oddone (II) citato nel placito di Teutmario, come Oddo qui dicitur de Cornazano, fu il primo a essere indicato col cognomen della famiglia. Oddone (II) citato nel placito di Teutmario, come Oddo qui dicitur de Cornazano, fu il primo a essere indicato col cognomen della famiglia. In un precedente documento, datato Fornovo 24 ottobre 1045 veniva citato Gandolfo (Gandulfus filius quondam Obdoni) assieme ai nipoti Gerardo (II) e Oddone (II), fratelli e orfani di un defunto Gerardo (Girardus seu Obdo germanis bar[ba] et nepotis filiis quondam Girardi), vassalli di Bonifacio di Canossa. Mediante quell’atto Gandolfo rinunciava a favore di Imilia, badessa poi del monastero di San Paolo in Parma, a ogni diritto sulle sue proprietà e le pertinenze del castello di Giarola e della cappella di San Nicomede. Gerardo (IV) da Cornazzano conquistò un ruolo importante come fedele capitano d’armi al seguito di Federico Barbarossa, sovrano del Sacro Romano Impero (Il padre, che portava il suo stesso nome, era Federico II duca di Svevia. La madre di Federico era Giuditta di Baviera, sorella del duca di Baviera, di Sassonia e marchese di Toscana, Enrico il Superbo e principessa dei guelfi, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello del partito dei guelfi in Italia. Federico rappresentava agli occhi dei principali elettori dell’Impero una scelta accettabile per la corona, poiché appunto per linea materna aveva legami anche con la casata dei Welfen. I Welfen derivano dalla nobiltà franca e frammenti d’informazione li fanno risalire al secolo VIII da Ruthard e Guerino, fondatori della famiglia, dal 746 essi furono nominati dal sovrano carolingio administratores Alamanniae. Guarnarius o Werinus era sposato con Adelinde, entrambi sono i fondatori del monastero di Buchau 770. Adelinde viene specificato come figlia di Ildeprando duca di Spoleto. Fu nonno di Guerino di Provenza, Guarnarius o Werinus, definito duca secondo il Chronicon S. Maxentii, nell’841, al comando dei provenzali, si schierò con Carlo il Calvo contro l’imperatore Lotario I, secondo lo storico Paul-Albert Février, succedette a Leibulfo in Provenza; fu anche conte d’Alvernia).

Gli storici, non senza ingenerare confusione, hanno identificato sotto vari nomi questo eminente personaggio della casata da Cornazzano conosciuto da alcuni come Gherardo Tertius, da altri come Terzo da Cornazzano, terzogenito di un Pietro da Cornazzano. Questo potrebbe avvalorare l’ipotesi che il “Gherardo Tercius” citato nel 1223 dagli Annales Cremonenses, possa aver dato origine alla famiglia dei Terzi di Parma e dei Terzi di Sissa.

1)Die Welfen Landesgeschichtliche Aspekte ihrer Herrschaft https://www.mgh-bibliothek.de/dokumente/a/a121411.pdf

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Documenti su Melicucco (RC)

Alla ricerca con l’ Ing. Tiziano Scattarreggia, di quello che potrebbe rimanere di palazzo Guerrisi di Melicucco di Polistena, e del vecchio mulino di Agostino Guerrisi (1774).
La famiglia Guerrisi-Mercuri-Zangari-Franco-Giorgia-Tedesco-Pronestì-Lococco, tutti imparentati tra di loro e già dalla meta del 1700 alcuni esponenti delle famiglia erano diventati Sindaci (Civili) del comune di Melicucco di Polistena, tutti grossi proprietari terrieri del posto.

Fiume Scierapotamo Garrone e Garigliano 1823?
Fiume Scierapotamo Garrone e Garigliano 1823?

Dalla dettagliata descrizione fatta dal sig. Tiziano Scattarreggia, Melicucco prima del terremoto del 1783 era pianeggiante vicino al fiumi Scierapotamo, poi ci fu uno sconvolgimento totale, in effetti ora il paese si trova sopra una collina che si forma dopo il 1783.

Melicucco G.B. Pacichelli 1703
Questo è un altro documento importante guardalo bene. Stampa del 1703 dell’abate Giovan Battista Pacichelli, le chiese all’ epoca erano 4 ; (D) chiesa Madre (E) chiesa di S. Biagio Mar. (F) chiesa di S. Lucia (che mi fa pensare alla campana di S. Lucia di Maropati dei Guerrisi ?) (G) chiesa di S. Sebastiano. Al punto (A) c’era lo Zoccolante (che non si capisce che cosa è, a me sembra una chiesa forse il comune era quello ?), (B) giardino di corte, (C) palazzo Baronale (forse lo stesso del Rodinò Barone di Miglione ?).

In seguito Melicucco da frazione di Polistena diventa comune, il Sen. Romano, appoggia la candidatura a podestà di Polistena dell’ Ingegnere Giuseppe Lombardi (08 luglio 1892 – 04 agosto 1943), che sarà disponibile nel 1936, al comune autonomo di Melicucco. La nascita del comune di Melicucco, risale al 14 luglio 1936, anno in cui Melicucco, in precedenza era frazione di Polistena (dal 1816 al 1936). Il Sen. Romano comincia cosi a ricostruire il paese, si ricorda che Domenico Romano (nato nella frazione di Melicucco), era sottosegretario ai lavori pubblici di Polistena con il Podestà Edoardo Sigillò (dal 1927 al 1934), che diede un decisivo sostegno alle opere del podestà, che rimodella il volto urbanistico di Polistena.

Con l'Ing. Scattarreggia, ieri pomeriggio abbiamo visitato il vecchio Melicucco, dove un tempo si trovava l'antico abitato, inserisco alcune foto delle strutture più vecchie di Melicucco, con la foto di villa Niglia un tempo villa Rodinò Barone di Miglione, ringrazio per la sua gentile collaborazione l'Ing.
Con l’Ing. Scattarreggia, ieri pomeriggio abbiamo visitato il vecchio Melicucco, dove un tempo si trovava l’antico abitato, inserisco alcune foto delle strutture più vecchie di Melicucco, con la foto di villa Niglia un tempo villa Rodinò Barone di Miglione, ringrazio per la sua gentile collaborazione l’Ing.

V.G.    ACDRG

Lo Sciarapotamo, col quale il nostro territorio confina verso tramontana, il Vacale, che gli è di confine a mezzogiorno, ed il Jerapotamo e il Jerulli, che vi corrono per mezzo, sono i torrenti che formano direi così lo stato idrografico del nostro Comune. Questi, per quanto abbondino di acque nella invernale stagione, altrettanto ne son poveri nell’estiva. In questa sopperiscono a pena al bisogno dei campi; e dove avviene che sia lunga siccità, neppure a ciò son bastevoli. Il loro corso è rapidissimo; e par che serbi un pendio medio del cinque per cento. E’ a dolersi che cosiffatti torrenti si lascino direi quasi senza alcuna arginatura: d’onde avviene che nelle grandi alluvioni straripando apportino gravissimi danni. Si ricordano infatti con raccapriccio le alluvioni dell’Ottobre 1770, e quelle del Novembre 1855. In queste ultime il Jerapotamo gonfiossi a segno che nel precipitevole corso trasse seco quante vi erano abitazioni e giardini lunghesso le sponde; e, quello che fa più meraviglia, i soliti ponti che lo cavalcano; tra i quali uno a volta di pietra, che da tre secoli sosteneva l’impeto del ruinoso torrente (fonte che usa il Valensise; Questo ponte fu ricostruito sotto il sindacato del benemerito Cav. D. Saverio Rodinò, e furono deputati alla buona direzione dell’ opera gli onorevoli Signori D. Giovanbattista Valensise, Dottor D. Giovanni Tigani di Francesco, Dottor D. Domenico Cannata).

MOS. DOMENICO MARIA VALENSISE IN MONOGRAFIA DI POLISTENA 1863.

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